PERCHÈ IL PD DOVREBBE VOTARE UN MONOCOLORE M5S

DI PAOLO BUTTURINI

La campagna elettorale è alle spalle e dovremmo uscire dagli slogan ad effetto e dall’emotività per cominciare a ragionare. Non sono un politologo, ma qualche esperienza di rapporto con la politica (sia alta che bassa) la posso vantare. Vendetta, rivalsa, mal di pancia non sono categorie della politica, ma stati emotivi di cui non abbiamo alcun bisogno in questo momento. Non ho votato né per il Pd né per il M5S, quindi, almeno per ciò che li riguarda, non sono sospetto di partigianeria.
Sono profondamente convinto che il Pd debba sostenere la nascita di un governo monocolore del M5S. Per avvalorare la mia tesi illustrerò due diversi tipi di ragionamento: uno, diciamo così, strategico, uno più tattico (al limite del machiavellico).
PRIMO RAGIONAMENTO – La situazione dal punto di vista del responso elettorale è chiara: nessuno ha i numeri per formare un governo autosufficiente. Le opzioni sono soltanto tre (visto che Mattarella un governo lo pretenderà comunque): a – somma dei voti di M5S e Pd; b – somma dei voti M5S e Centrodestra, c – governo di scopo con tutti, o quasi, dentro per riscrivere la legge elettorale. La terza ipotesi la scarterei a priori perché densa di pericoli (una legge elettorale fatalmente sarebbe scritta dai vincitori di questa tornata e finirebbe per restringere ancor più gli spazi democratici). La seconda significherebbe avallare una deriva reazionaria e non ho mai creduto al “tanto peggio tanto meglio”.
Resta quindi la prima opzione che, a mio parere, ha molti vantaggi per l’area progressista (la parola sinistra la sospenderei in attesa di riformularne il senso).
  1. Eviterebbe lo spostamento a destra dell’asse politico con tutte le conseguenze che sarebbe lungo elencare.
  2. Metterebbe in condizione il Paese di valutare capacità e coerenza di una forza politica che, almeno nel programma, ha annunciato principi decisamente orientati alle tematiche progressiste.
  3. Darebbe un segnale di concretezza e interesse verso la soluzione dei problemi che l’elettorato ha chiesto con forza.
ATTENZIONE: il Pd dovrebbe far nascere un Governo, non entrarci contrattando poltrone di primo o secondo livello. Questo eliminerebbe il sospetto di un interesse partitico (quello che la vulgata chiama inciucio) e chiarirebbe i ruoli di ciascuno.
SECONDO RAGIONAMENTO – Se proprio non si vuole, come mi augurerei, volare alto, anche dal punto di vista strumentale la scelta del monocolore M5S converrebbe al Pd. Quello di Renzi (ancora per quanto?) è un partito allo sbando, in quattro anni ha dimezzato il suo elettorato, è percepito come un concentrato di interessi personali o al massimo di piccole satrapie. Necessita insomma di un profondo ripensamento sulle strategie, sui gruppi dirigenti, sul ruolo nel panorama politico. Quindi ha bisogno di tempo: esattamente quello che Renzi non vuol concedere ai suo nemici. Un governo monocolore M5S otterrebbe, anche da questo punto di vista molti effetti positivi.
  1. Toglierebbe al M5S qualsiasi alibi (ve l’immaginate una campagna elettorale in cui si presenterebbe dicendo “non ci hanno fatto governare?)
  2. Darebbe tempo al Pd di analizzare veramente le ragioni della sconfitta e individuare una nuova direzione di marcia
  3. Farebbe decantare la fase emotiva (che Renzi strumentalizza a mani basse) per passare a una più razionale e, in ultima analisi più politica.
L’ho fatta breve e sicuramente molti altri argomenti, pro e contro, si potrebbero spendere, ma il 23 marzo è a un passo e urge una scelta. Sul destino di quella che io chiamo sinistra, invece, l’analisi deve giocoforza essere più attenta e approfondita. Avremo modo, per chi è interessato, di riparlarne.