‘BUFALA’ DI GIOVINAZZO. HOUSTON, ABBIAMO UN PROBLEMA: I GIORNALISTI TIFOSI O APPROSSIMATIVI

DI LUCIO GIORDANO

Mettiamola così: ci siamo fatti una risata lunga  24 ore. Il tempo, cioè,  di vedere una non notizia, anzi due e poi vedremo il perchè, montare fino ad argomento del giorno, per poi smontarsi come un soufflè bucato. I fatti: un quotidiano locale riporta che a  Giovinazzo, cittadina di 20 mila abitanti in provincia di Bari, alcune persone si sarebbero presentate  per chiedere i moduli per l’immediato pagamento del reddito di cittadinanza, in seguito alla vittoria alle elezioni dello scorso 4 marzo del Movimento 5 Stelle.

In pratica, una non notizia. Come se il giornale locale di Sondrio scrivesse che Serafina, la gatta della Signora Giovanna, è salita su un albero per rincorrere un topo.  Solo che in poche ore,  per  altre agenzie di stampa, per altri quotidiani  radio e tv nazionali, quelle persone diventano frotte, poi folle oceaniche. Siamo ad un passo,  insomma, dai treni organizzati di 60 milioni di italiani,  per andare a riscuotere il reddito di cittadinanza a Giovinazzo, baciata da improvvisa notorietà e conosciuta finora solo per l’Arco di Traiano e per  la squadra di Hockey che milita in serie A.  Casi analoghi,  poi, vengono segnalati a Palermo e in altre città del sud. Mentre inizia a circolare anche la voce che in diversi uffici comunali di Bergamo e Como e di diverse province Venete, centinaia di persone si siano messe in fila per chiedere informazioni sulla flat tax al 15 per cento e per sapere se è già stata abolita la legge Fornero. Cioè le promesse elettorali della coalizione della destra radicale guidata da Matteo Salvini che, numericamente, con questa furba e scombiccherata legge elettorale, risulta essere la prima coalizione dell’arco parlamentare. Lungi ovviamente dal difendere il segretario della lega nord e le sue ideologie  xenofobe e individualiste, che alimentano odio sociale. Ma per una volta,  non è questo il problema.  Qualcuno, inoltre,  in una sorta di excusatio non petita, arriva a dire: Il m5s ha costruito l’intera campagna elettorale sulle fake news. Il che , per carità, magari è parzialmente vero. Risultato? Salomonico. Uno a uno, palla al centro. Papppapperopapppappaà.

Ma andiamo avanti. La goccia, dunque, diventa oceano, l’oceano tutti i mari del mondo. Una ‘ola mediatica’. E sulla terra intanto si sente puzza di bruciato. Tanto che il Caf di Porto futuro di Giovinazzo Bari, alcune ore dopo,  è costretto a precisare:  “In questi giorni stanno circolando notizie sul Reddito di Cittadinanza su tutti i media locali e nazionali. Alcuni cittadini sono passati dal nostro sportello per chiederci informazioni e approfondimenti su questo tema. Vogliamo chiarire che tutto ciò è normale nel nostro Paese: succede ogni volta che vengono divulgate notizie rilevanti per le politiche del lavoro e per la vita dei cittadini, come è avvenuto per altre proposte legislative promosse negli ultimi mesi. Il nostro compito è esattamente questo: informare e fornire chiarimenti su tutto ciò che riguarda le politiche del lavoro”.

Intanto altri giornalisti meno sprovveduti o meno tifosi iniziano ad indagare e si scopre che l’oceano è una pozza e forse quella pozza è un catino e il catino è un bicchiere d’acqua e il bicchiere d’acqua una goccia. Peggio che un lavaggio in lavatrice a 360 gradi per un maglione di lana purissima. Tutto si restringe miseramente.  Le folle oceaniche sono diventate 4-5 persone. Una bufala? Diciamo una bufala. Di sicuro una non notizia sfuggita di mano. Magari vera, ma di sicuro di nessuna rilevanza giornalistica. Nessuna, sia ben chiaro.

Adesso, al di là della ipotesi molto, molto concreta  che la no news sia stata veicolata politicamente ( meglio anzi usare il plurale visti i casi al nord Italia), al di là dell’ironia web che ha spinto molti a raccontare di folle oceaniche di italiani che sono cadute in mare con la propria auto convinte che il ponte sullo stretto promesso da Silvio Berlusconi in campagna elettorale sia stato già costruito e funzionante,  al di là del fatto che siano stati  presi in giro i meridionali scansafatiche e i settentrionali montanari e creduloni, rimane un fatto incontestabile. E cioè che l’ ordine dei giornalisti deve interrogarsi ed eventualmente  prendere provvedimenti su una sempre più ampia categoria di cronisti e direttori. Si criticavano le fake news del web, ma qui purtroppo sono giornali ed emittenti nazionali ad aver diffuso la non notizia.

Un’onta per l’intera categoria. Direttori  tifosi o distratti  e cronisti proni o, nella migliore delle ipotesi,  totalmente incapaci a esercitare la professione più bella al mondo. Se gente così infatti, crea dal nulla una non notizia, quantomeno amplificandola come l’eco delle montagne del Nevada,  vuol dire solo una cosa:  e cioè che  quel tesserino l’ha ottenuto con i punti vidibi o, per i più giovani, con i punti della mira lanza. Il problema, appare evidente, è tutto di deontologia, di etica professionale, di controllo delle fonti. Roba da abc del giornalismo. E non è un problema da poco. Che poi, costoro,  meriterebbero l’oscar per la migliore  fantasia creativa dell’anno, è un altro discorso. Di sicuro, però,  la povera Ilaria Alpi si starà rivoltando nella tomba.