L’AMARA VERITA’ DI ANTONIETTA

DI CLAUDIA SABA

“Il dolore piu’ grande della mia vita, e’ arrivato di notte. Quelle telefonate che ghiacciano il sangue nelle vene, e che non auguri nemmeno al tuo peggior nemico. E nel silenzio di quella notte maledetta ho urlato tutto il mio dolore, invocando il nome del mio respiro tra parole, singhiozzi e lacrime. Penso ad Antonietta e senza nessuna spiegazione plausibile, mi chiedo perche’ non hanno aspettato ancora, perche’ non si e’ atteso che anche lei potesse invocare il nome delle figlie. Un urlo silenzioso, deve essere mostruoso…”
Sono queste le parole scritte dalla Psicoterapeuta e Criminologa, Virginia Ciaravolo, appena appresa la notizia.
Antonietta Gargiulo si è svegliata e non ricorda più nulla di quella tragica mattina in cui Luigi Capasso, suo marito, le ha esploso contro tre colpi di pistola, ha ucciso le sue figlie Martina e Alessia e poi si è suicidato.
Nella stanza del San Camillo di Roma, dov’è ricoverata, Antonietta al suo risveglio ha trovato vicino a se’ le sorelle, il fratello e tre medici che, in poco meno di un’ora, le hanno ricordato l’orrore di cui lei è l’unica sopravvissuta.
Quel giorno maledetto infatti, non aveva lasciato alcuna traccia nella sua mente.
Antonietta è rimasta impietrita, senza piangere nemmeno una lacrima.
La memoria, come spesso accade, protegge dai ricordi dolorosi e li nasconde, così come ha protetto lei da un dolore troppo grande.
Antonietta non può parlare, non ha potuto accarezzare le sue figlie né vederle oggi, ai funerali, per l’ultima volta.
L’anestesista, alla presenza delle due psicologhe, le ha raccontato l’accaduto, le ha spiegato che ha una mandibola immobilizzata e due ferite, all’addome e alla clavicola.
Le ha detto che va meglio e che il peggio ormai è passato.
Ma è proprio così? Il peggio è veramente passato?
Forse il peggio deve ancora arrivare o forse è arrivato nell’esatto momento in cui l’hanno spinta a ricordare tutto. Perché quando la mente allontana, c’è sempre un motivo.
E il peggio arriverà più forte quando Antonietta uscirà dall’ospedale, tornerà in quella casa e la troverà vuota per la prima volta.
A nulla può valere il conforto dei familiari che cercano di tranquillizzarla ripetendole continuamente: “Non resterai sola, ci siamo noi, saremo sempre con te”.
Ma nel dolore si è sempre soli. Come lo sono state Martina e Alessia mentre chi, invece di proteggerle, le uccideva.
Forse si poteva aspettare che Antonietta potesse urlare il suo dolore, che riprendesse le forze insieme alla memoria.
Forse un po’ più di sensibilità ed empatia non avrebbero guastato.
Tanti forse, che non danno però alcuna certezza.
L’unica speranza è che questa mamma riesca a trovare la forza necessaria dentro di sé per andare avanti, trasformando il dolore in una nuova energia e battersi affinché ciò che è accaduto a lei non accada ad altre.
Questa mattina ai funerali delle due bambine, tanti palloncini colorati tutti per loro. Il parroco ha chiesto di pregare anche per quel papà che le ha uccise e per questo è stato contestato dalla folla.
C’era tutta la città a salutare Martina e Alessia. Mancava solo lei, mamma Antonietta.

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