DOPO RENZI, CALENDA. CONTINUITA’ DC 2.0 ASSICURATA 

DI VINCENZO PALIOTTI


E quindi è arrivato anche Carlo Calenda ad infoltire di centristi doc un partito che un giorno, ben lontano, fu partito di sinistra. Come se non fossero bastati gli arrivi precedenti, transfughi della vecchia DC azzerata da “mani pulite”, arrivi culminati con quello di Matteo Renzi. Questo ulteriore arrivo conferma quanto si sia dissolta la sinistra nel partito che, non ci illudiamo, è ancora di Renzi. Il curriculum di Calenda è di tutto rispetto, vanta frequentazioni e collaborazioni con Montezemolo, Monti, con tanto di incarichi di primo piano in Confindustria ed in Scelta Civica. Non essendo passato inosservato a chi gestiva il PD post bersaniano, fu subito “ingaggiato” ed impiegato prima dal governo Letta poi da quello di Renzi e quindi da quello di Gentiloni al Ministero dello Sviluppo Economico. Prima del suo attuale tesseramento Calenda aveva già minacciato, pardon, espresso l’intenzione di iscriversi nel 2015 al PD. ma poi non se ne fece più nulla, forse c’era ancora troppa sinistra in circolazione. In quanto all’approccio avuto con il partito questo è in linea con il segretario in carica, o dimissionario non si capisce ancora. Piglio autoritario e subito chiarisce quali sono le sue posizioni, pardon imposizioni riguardo le future mosse del partito, di Renzi (ndr), minacciando, si stavolta è giusto, di lasciare il partito se non rispettate. Tutto questo non meraviglia ormai più nessuno, questo partito ha preso a bordo di tutto e di più, quel di tutto e di più che giorno dopo giorno ha diluito il rosso della sinistra sbiancandolo ed assomigliando, “nel merito e nel metodo (cit)”, sempre di più alla vecchia DC, nonostante il segretario, quello dimissionario(?), parli di non volere inciuci, dimenticando quello fatto con la destra di Berlusconi che non è inciucio: è la madre di tutti gli inciuci. E del risultato elettorale nemmeno l’ombra, e come se nulla fosse successo si parla di governo, di alleanze ancora una volta ignorando il messaggio elettorale. Del resto, e se vogliamo, Renzi un risultato lo ha ottenuto, lo aveva annunciato alla Leopolda riferendosi alla “vecchia” dirigenza del PD:” Non consentiremo a quella classe dirigente di riportare il Pd al 25%”, ed ha mantenuto la parola il PD è rimasto ben sotto quella percentuale.