NELL’EMILIA DEL CETO MEDIO, ROSSO E’ IL COLORE DEL TRAMONTO

DI ALBERTO TAROZZI

 

C’era una volta Palmiro Togliatti: nel 1946 così definiva quel ceto medio che, in Emilia, alleandosi con operai e braccianti, avrebbe determinato un’egemonia regionale della sinistra destinato a durare 70 anni.

“Ceto medio, come dicono le parole, dovrebbe essere uno strato sociale che si colloca tra i due estremi della scala, comprendendo coloro che stanno in mezzo, fra chi è salariato e chi è proprietario dei mezzi di produzione cioè capitalista”. Di conseguenza “Appartengono dunque al ceto medio il mezzadro e il fittavolo che non sono proprietari di terra e per avere la terra pagano la rendita fondiaria, ma in pari tempo non sono salariati. Appartiene al ceto medio il piccolo e medio proprietario, che possiede la terra che coltiva. Vi sono poi i gruppi intermedi cittadini, …. dai commercianti piccoli e medi agli esercenti, agli artigiani, agli imprenditori di piccole e medie aziende. E infine vi sono gli intellettuali, che vanno dal maestro di scuola, dal sacerdote, dalle varie categorie di liberi professionisti, sino agli uomini di grande cultura, poeti, artisti, scienziati, scrittori”. ……. “è errato affermare che esista una specie di incompatibilità organica tra tutti questi gruppi sociali, così numerosi e così vari, e il Partito Comunista”.

Oggi la composizione delle classi sociali si è modificata, ma non sembra che i possibili eredi di quello che fu il Partito comunista di quegli anni ne abbiano tratto conseguenze tali da consentire loro il mantenimento di quella egemonia. I dati degli ultimi risultati elettorali sono sconfortanti. Non solo per quella foto istantanea multicolore che vede, anche in Emilia Romagna, le aree tinteggiate in rosso, quelle che hanno ancora visto la vittoria del centro-sinistra, accerchiate da spazi azzurri che segnalano la vittoria del centro-destra e, nel centro-destra, della Lega: una zona “rossa”, ormai ridotta, e non integralmente, a Bologna, Modena, Reggio, Ravenna e Forlì Cesena, con tutte attorno zone “blu” da Piacenza e Parma fino a Ferrara e Rimini. Ma non è tutto: in fondo, da questo punto di vista, si potrebbe parlare di una situazione di equilibrio tripolare: i 5S di poco primo partito, il centro destra di poco prima coalizione, il centro sinistra la coalizione che di poco incamera più seggi. Tre blocchi nel segno dell’equilibrio.

Ma sono i flussi elettorali che suonano campane a morto, a indicare come, nel corso del tempo, la situazione, a sinistra si sia deteriorata. Soprattutto la Lega arraffa voti da tutte le parti; oltre che dai cugini di Forza Italia, in misura considerevole dall’elettorato Pd e pure, chi l’avrebbe detto, da quello dei Cinque stelle. Questi ultimi sono in forte crescita, ma il loro aumento di consensi complessivo nasconde una piccola aliquota di fuggiaschi con destinazione Lega.

E’ in questi dati nel corso del tempo che si delinea l’essenza del disastro Pd. Perdita su più fronti: un po’ di più ad opera dei leghisti che dei pentastellati, con l’aggiunta di un flusso verso Liberi e Uguali, inferiore alle attese solo per il fallimento della proposta politica di questi ultimi.

Ed è qui che la riflessione su Togliatti cade a fagiolo. Perché in 70 anni la sinistra non è stata in grado di procedere a una revisione realistica del quadro della composizione di classe su cui contare. In fondo cosa ha fatto la Lega se non rivolgersi a un “ceto medio” sempre meno centrale, come ha ben colto Ida Dominijanni, nel quadro sociale contemporaneo e sempre più emarginato e protestatario? E ancora chi, se non la Lega, ha raccolto lo sconcerto di una fascia di pensionati lasciati allo scoperto con la Legge Fornero? E ancora il dissenso di tanti operai delusi? Certo i flussi migratori complicano i problemi del controllo sui flussi elettorali, ma non è solo la questione migratoria, con le sue derive, quella che sta facendo pagare un alto prezzo alle sinistre. Semmai l’incapacità di gestirla sul piano pratico, se non con invettive moralistiche. Questo per quanto riguarda la Lega che sicuramente, in Emilia Ronagna, con un elettorato intorno al 20% costruito in 5 anni, è progredita più dei grillini.

Ma anche i Cinque stelle, qui, avanzano, anche se il loro boom si è verificato, in queste elezioni, prevalentemente al sud. Segno che intellettuali, artigiani, piccoli imprenditori, giovani disoccupati e partite Iva recepiscono maggiormente l’appeal di proposte come il reddito di cittadinanza piuttosto che le trappole del Job act o della “Buona scuola”.

Fateci caso, altro non abbiamo fatto che citare i referenti sociali che Togliatti seppe aggregare attorno al Pci e che il Pd, ma nemmeno Liberi e Uguali, sono riusciti minimamente a intercettare. D’altronde, nelle piattaforme della sinistra ben raramente è dato di riscontrare una riflessione operativa sui nuovi lineamenti della composizione di classe italiana, dal proletariato precario, non solo giovanile, al ceto medio impoverito. Ovvio che se non lo fai tu chiunque si avventuri in quei territori con un minimo di fiuto, è destinato a portarsi a casa un buon pacchetto di voti.

Magari, e purtroppo, a premessa di un tramonto non solo della sinistra, ma anche della tenuta delle nostra democrazia. Tornare al lavoro politico non significa solo incontrare la gente e avere qualcosa da proporre che sia calzante con le loro condizioni materiali. Significa anche saper scrutare i dati elettorali nelle loro sfumature. Come a Bologna, a vedere come mai, un quartiere, quello dove una volta era più forte il Movimento sociale, veda un boom della Bonino, che lì incontra i suoi interlocutori altoborghesi riportando un 10%. O dove invece, negli angoli e nei seggi di un quartiere del centro storico in cui esiste un lavoro politico quotidiano su questioni che riguardano le fasce di popolazione più deboli, Liberi e Uguali è a volte presente col 12% e Potere al popolo supera il 5%.

E’ anche da questi dati di fatto che bisogna cominciare, poco più che da zero. Perché, lo scenario del “sorpasso” a tutto campo delle destre, più che dei 5S, potrebbe realizzarsi il prossimo anno, quando si rinnoverà il vertice della Regione Emilia-Romagna, che il centrodestra, a questo punto, cercherà di conquistare con chance che mai aveva avuto in passato.