A PROPOSITO DI RESILIENZA

DI LUCA COLANTONI

In questi giorni leggo che spesso la parola “Resilienza” viene usata a sproposito, in contesti dove non c’entra nulla. Alcuni prendono anche in giro usando questa parola. Probabilmente chi si diverte in quel modo non sa bene cosa significa essere resilienti. In psicologia è la “capacità di un individuo di affrontare e superare un evento traumatico o un periodo di difficoltà”. Se uno non avesse sviluppato questa resilienza, con ogni probabilità cadrebbe in depressione con tutte le conseguenze, spesso atroci, del caso. Essere resilienti è una marcia in più, vuol dire che il tuo sistema nervoso è ancora integro e riesce a controbattere ai colpi, spesso violenti, della vita. Essere resilienti è un dono da tenersi stretti ed è una parola che non va usata per descrivere, come mi è capitato di leggere, eventi sportivi o politici, mondi in cui tutti, alla fine, cadono in piedi. Resiliente, invece, è colui che resiste quando la terra sotto i piedi gli frana sul serio, quando non ci sono troppi appigli, quando cade e si fa male sul serio…
“Nessuno può colpire duro come fa la vita, perciò andando avanti non è importante come colpisci, l’importante è come sai resistere ai colpi, come incassi e se finisci al tappeto hai la forza di rialzarti, così sei un vincente…”. Questa frase dovrebbe essere solo frutto di una finzione cinematografica, invece è la realtà… Resilienza… non parlatene a sproposito, per favore, abbiate rispetto… perché non sai mai quanto sei forte, fino a quando essere forte è l’unica scelta che hai…