BRAVA CASTELLINA CAMBIARE ESSERI UMANI COME DISSE FAGIOLI PER NUOVA SINISTRA

DI CARLO PATRIGNANI

Eppur qualcosa si muove nell’arcipelago variegato di una sinistra post comunista e post socialista uscita a pezzi dalle urne, come annunciato dieci anni prima in quel triste 4 aprile 2008 quando il Pd yes we can di Valter Veltroni finì all’opposizione e la Sinistra Arcobaleno del ragazzo rosso Fausto Bertinotti fu cancellata dal Parlamento.

Il centro-sinistra perse già dieci anni fa: è sparito, si è liquefatto, il 4 marzo, nel M5S frettolosamente catalogato nel populismo becero e fascistoide nonostante l’inattesa ed entusiastica conquista del Campidoglio di Virginia Raggi che ha almeno fatto saltare il sistema strutturato nel tempo di corruzione, detto Roma Mafia Capitale.

Cos’è dunque quel eppur qualcosa si muove?

Luciana Castellina lo ha scritto sul Manifesto nella sua lucida analisi della catastrofe del voto: […] pensare che basti redistribuire più equamente gli stessi beni, obiettivo già impervio, non è più nemmeno sufficiente: occorre, di fronte al disastro ecologico e al mutamento del lavoro, fare assai di più: produrre in modo diverso beni diversi e indurre consumi diversi. Cioè cambiare anche gli esseri umani.

Coraggiosamente l’analisi della Castellina mette in fila grandi questioni: cultura e pratica collettiva e rapporto con l’altro, lavoro e produzione, consumi e qualità della vita, che fanno capo al vecchio ma attuale conflitto capitale-lavoro magistralmente trattato illo tempore da Carlo Marx e ripreso negli anni ’60 e ’70 da un nucleo di uomini di cultura, prestato alla politica: Riccardo Lombardi, Bruno Trentin, Vittorio Foa, Lelio Basso, Pietro Ingrao, il cui riformismo rivoluzionario fu apprezzato assai da Gilles Martinet in La conquista dei poteri.

Partendo da l’immenso merito di Marx di aver denunciato l’alienazione dell’uomo nei feticci, per cui qualsiasi tentativo di definire la finalità della scienza economica che prescinda dal concetto di alienazione è condannato alla sterilità, Lombardi definì il progetto di una società più ricca perchè diversamente ricca.

Si trattava per Lombardi non di distruggere nè di cogestire quanto di cambiare il sistema: intervenire nella produzione, stabilire cosa, come, per chi produrre […] una società sobria che consumi meno beni necessitanti energie e più servizi, beni culturali, tempo libero, scolasticità, musica, attività artistiche […] e di regolare l’apparato produttivo in modo che produce il necessario e lasci le risorse necessarie per migliorare il modo di vita.

Insomma, prodotti, beni, consumi e qualità della vita, diversi, diversamente ricchi, per tentare di far fronte ai bisogni (lavoro, salario, casa) ma anche alle esigenze (qualità della vita, tempo libero, istruzione, conoscenza e saperi) delle persone umane: e in questa direzione andava la pretesa di Trentin che anche l’operaio se vuole deve saper suonare il violino.

Ottimo punto di ripartenza per ricostruire la sinistra che, come sostiene il politologo e storico Giorgio Galli, è nata, esiste per fronteggiare il capitalismo, e il neoliberismo, con il riformismo, alla Corbyn, non certo con la rivoluzione leninista per cui va recuperato il prezioso prodotto culturale, il marxismo, insieme all’altra intuizione di Marx: l’uomo è per sua natura un essere sociale, il contrario del mantra neoliberista non esiste la società, esistono l’individuo e la famiglia che la sinistra ha fatto suo.

Le basi, dunque, sembrerebbero poste, per di più rafforzate dall’affermazione della Castellina: cambiare gli esseri umani. Un plauso. E una doverosa precisazione.

Quest’affermazione – e forse lo sa bene la Castellina, di certo Stefano Fassina che milita nella stessa SI – non è di Marx che voleva cambiare il mondo, nè di Lombardi che voleva una società più ricca ma diversamente ricca.

E’ dello psichiatra dell’Analisi collettiva, Massimo Fagioli, l’autore della teoria della nascita, che sin dal ’72 nel porre la distinzione tra bisogni e esigenze, mai fatta dalla sinistra, definì l’assoluta uguaglianza tra tutti gli esseri umani per la nascita: più tardi si diventa diversi per identità e pensiero.

Ecco, quindi, l’unica strada possibile, la teoria della nascita, se davvero si anela e giustamente a cambiare gli esseri umani, per cui non si può non partire dall’indiscutibile uguaglianza assoluta tra tutti gli esseri umani a prescindere dal colore della pelle e degli occhi, dalla lingua parlata, dalla cultura.

[…] Se non riusciamo a mettere le esigenze nei bisogni, vediamo se riusciamo a mettere i bisogni nelle esigenze. Cioè l’uguaglianza ritroviamola nella realtà umana: ma non in quella cosciente, troviamola in quell’altra realtà, quella della nascita, dove ognuno di noi è uguale. E se anche, poi, il medico difronte all’ingegnere è diverso, perchè chi ci capisce niente di quello che dice l’uno e di quel che dice l’altro, in verità sono sempre uguali e diversi. E qui, la matrice ultima della dialettica spesso feroce tra uguali e diversi sta nel rapporto uomo-donna in cui c’e’ l’uguaglianza assoluta della realtà umana e l’assoluta, magnifica diversità della coscienza, del comportamento, del corpo. (M.Fagioli, Il Sogno della farfalla, n.3/2010)