CARI GIORNALISTI, CI VUOLE PIU’ SERIETA’

DI CORRADO GIUSTINIANI

Ci sono cari amici e cari colleghi che non ammettono che “si facciano le pulci” ai media, e non colgono l’aspetto positivo di un dibattito sulla qualità dell’informazione, molto degradata per tante ragioni. Poiché mi sento sotto accusa, cerco di spiegarmi. Se scrivo che Maria Latella ha visto tutte le città italiane piene di burqa e di niqab, non è che ce l’ho con Sky tg 24. E non ce l’ho col Messaggero e altre testate se il giorno della neve a Roma hanno fatto un’apertura di giornale che metteva in dubbio la decisione della giunta capitolina di chiudere le scuole.

Non ce l’ho con il Tg1 delle 20 se il giorno della clamorosa medaglia d’oro olimpica in discesa libera di Sofia Goggia, ha dato la notizia alle 20.25. Non ce l’ho con il Corriere della Sera se ha scritto in un richiamo di prima pagina che, con la (fallita) riforma, la cittadinanza sarebbe stata concessa senza distinzione a tutti i bimbi nati in Italia, dunque anche a quelli venuti alla luce dopo uno sbarco in Sicilia. E cerco anche di sottolineare gli aspetti positivi: ad esempio, quando Il Messaggero ha citato l’assurdo di 3 milioni di euro di premio di risultato concesso ai dirigenti dell’Atac. O quando la Repubblica, con un articolo di un collega tecnicamente preparato, ha ricordato che riusciamo ad espellere, a costi salatissimi, appena 8 mila irregolari all’anno, altro che i 630 mila voluti da Berlusconi.

Nei mesi scorsi ho scritto su FB che la citata e fallita riforma della cittadinanza adottava lo stesso principio seguito dalle corrispondenti leggi inglese e tedesca: e cioè accordarla a quei bimbi stranieri nati sul territorio nazionale che hanno almeno uno dei due genitori, con permesso di soggiorno permanente. Germania e Regno Unito sono amministrati da regimi conservatori, se non sbaglio. A qualcuno delle molte decine di colleghi amici di Fb, è venuto in mente di parlarne in riunione di redazione e di proporre un servizio su questo, dopo aver naturalmente verificato la notizia? Non credete che un servizio di prima pagina che avesse rivelato questo dato di fatto avrebbe evitato molte delle sciocchezze che abbiamo letto, visto e sentito, orientando in modo più corretto l’opinione pubblica?

Quello di cui veramente si avverte il bisogno, è una sede qualificata dove si possa parlare di qualità dell’informazione, di verifica, di certificazione dei fatti. Nell’era dei social che sparano cavolate, che però hanno una penetrazione formidabile sulla gente, talvolta anche supportate dai media mainstream, questo – per me – è un progetto irrinviabile.