A FIRENZE IL PD SI OPPONE AL LUTTO CITTADINO PER IL SENEGALESE UCCISO

DI PAOLO BROGI

L’orizzonte non è così fosco e truculento come è stato disegnato dai risultati elettorali. Consiglio a tutti di prendersi una boccata d’aria, il mondo è ancora in marcia…

L’otto marzo ne ho avuto una dimostrazione. La manifestazione delle donne a Roma ha riportato per le strade un’aria giovane e combattiva, dal camion usciva perfino la musica del “Trono di spade”, lì per lì mi sono meravigliato, poi l’età in marcia mi ha aiutato a capire meglio, insieme all’assenza di referenti politici, compensata semmai dagli slogan sulla luna che muove le maree che fanno rima con idee. ..
Non c’era la sindaca pentastellata, è una constatazione, chissà che cosa le frulla in testa: più che il reddito di cittadinanza forse lo stato delle strade, miserando, a Roma…C’erano invece tutte quelle giovani donne e più tardi su Fb ho visto altre e ancora più consistenti maree di donne, da Madrid a Istanbul (nella Turchia di Erdogan…) e dunque come la mettiamo col nazionalismo xenofobo e razzista che viene dato come vincente un po’ ovunque? Mi sono detto che l’internazionalismo non è affatto in crisi (e Frances McDormand agli Oscar, ci metto anche lei con quel che ha detto e fatto, ne è stata un’ulteriore divertente conferma).

Guardando quelle donne la sensazione di realtà parallele e autonome è diventata forte, poco scalfita dal rimbombante successo dei populisti. Che peraltro c’è, è forte, e assume in alcuni luoghi forme imbarazzanti. Al riguardo, considerandone un polo, i Cinquestelle, sono andato a vedere l’apice del loro successo, cioè la Sicilia dove il loro bottino è stato totalizzante.

Mi è tornata allora in mente una scoperta di pochi anni fa quando andato in Sicilia per raccogliere idee per un libro che poi ho fatto sul Mezzogiorno (Uomini e donne del Sud) ho cercato di mettere a fuoco cosa era successo nell’isola con uno dei più forti movimenti di massa, quello nato sull’acqua come bene comune. Intendo quel movimento che ha poi vinto il referendum nazionale con un risultato plebiscitario. In Sicilia aveva messo in piedi la sua roccaforte più straordinaria, raccogliendo circa 300 dei 400 comuni dell’isola, dirigendo decine di migliaia di persone fin sotto il palazzo d’Orleans, nell’arco di molti mesi, entrando in rotta di collisione allora col Pd (privatizzante) e con gli autonomisti di Lombardo in quella fase maggioranza alla Regione. E poi?
Privo di collegamenti con le forze politiche, non solo di opposizione, il movimento si è dissolto. C’era e poi, all’improvviso, è scomparso. Però era composto da decine di migliaia di persone, militanti di fatto per ragioni di sinistra (volevano il bene comune) che si erano misurati col consociativismo rappresentato dal Pd. Possibile che tutto ciò sia evaporato nel nulla? La domanda da farsi oggi è: dove saranno mai andati a finire tutti questi manifestanti per l’acqua bene comune al momento del voto del 4 marzo 2018?

Voglio con questo rintracciare radici di sinistra nel voto del 4 marzo, radici che non possono essere state spazzate via interamente dalla mostruosa creatura autoreferenziale messa in campo dal Pd renzianizzato. Guardando proprio a quel Mezzogiorno che ora riscoprendosi un po’ lazzarone e questuante attornia Luigino Di Maio come nuovo capataz del regno, come si fanno a dimenticare in quelle stesse aree le cose successe nella Terra dei Fuochi dove decine di migliaia di cittadini si sono mobilitati contro lo strapotere della camorra?
Non può essere una tabula rasa quella dunque che abbiamo di fronte e neanche un’improvvisa espressione di una delega in bianco ai Cinquestelle, il nuovo plebiscito ha le caratteristiche di un pronunciamento reattivo di una realtà diffusa che si è messa in movimento e che produrrà ulteriori sorprese, visto che difficilmente il carrozzone inventato da Beppe Grillo potrà soddisfare le richieste che vengono avanzate.

Peraltro c’è un filo oscuro che intreccia i populismi, è la scelta di fare dei migranti i capri espiatori più a buon mercato. Le ricette certo possono essere assai diverse, in comune c’è però questo disprezzo mostrato verso l’altro e che nel populismo di destra diventa richiesta di repulisti, quasi pulizia etnica, insomma il peggio. Sono le dirigenze a spingere sull’acceleratore cavalcando sentimenti confusi e contraddittori.
La xenofobia non è un male definitivamengte acquisito. Tutt’altro. E nella società italiana dimentichiamo che ci sono parecchi antidoti. Uno si chiama Chiesa che oggi rappresenta su questo difficile fronte un elemento di certezza per una posizione di sinistra, cioè+ antirazzista e antixenofoba. Siamo qui lontani dal Minniti del renzismo il quale ha utilizzato la Bossi Fini per applicare contro i poveri migranti l’articolo 11 della sciagurata legge, quello per i blocchi navali contro i “clandestini” termine introdotto dalla stessa legge.
La Chiesa, come ha mostrato in questi giorni monsignor Parolin Segretario di Stato del Vaticano e come ricorda spesso Papa Francesco con quel che dice, è un importante baluardo per la solidarietà e la tolleranza, utile punto fermo che non sarà facilmente eliminabile e che torna di continuo nel dibattito politico.
Anche la Chiesa di questo Papa assomiglia dunque come realtà a quel movimento di donne a cui ho accennato all’inizio, anche se da quel movimento la allontanano posizioni su altre questioni nodali che in questo momento non sono però all’ordine del giorno principale.
Ma insistendo sul tema dei migranti la Chiesa reagisce con forza all’intolleranza predicando un modo diverso di comportamento. Questo fatto è di estrema importanza nella definizione dell’agenda politica.

E’ dunque sul terreno dei migranti che continuerà a prodursi lo scontro con le posizioni aberranti del populismo di destra, mentre con quello di natura diversa – insomma i Cinquestelle – si può puntare a un un armistizio. Armistizio che può trovare solo nel Pd, o almeno in ciò che ne resta, l’agente propositivo principale.
Ma come può agire un partito ridotto a un guscio piuttosto vuoto dall’occupazione di potere di Renzi e dei suoi?
Le reazioni che si registrano nell’elaborazione del lutto (della sconfitta) sono assai flebili, perlopiù di fuga dall’analisi di quel che è successo. Lo dimostrano le uscite dei capicorrente coesi di fatto finora col renzismo, da Franceschini a Orlando. Unica voce dissonante è stata quella di Emiliano. Il deserto infine regna in quella che una volta era la base. Che cosa può succedere dunque dentro questo Pd?
Sarebbe auspicabile un vero cambio di direzione, sia nel personale che sul fronte politico. Questo resta un auspicio, ma la cecità orgogliosa dei dirigenti mostra una forte difficoltà a misurarsi in modo frealistico col presente. Reduci da imbarazzanti alleanze con personaggi come Alfano e Verdini, portatori sani di centristi come Casini e la Lorenzim, perché mai i dirigenti del Pd storcono così il naso di fronte ai Cinaquestelle? Il Pd non si rende conto della possibilità assai concreta di cogliere invece un’occasione unica: staccare i Cinquestelle dall’abbraccio col populismo di destra, cui sono legati fondamentalmente dal tema dei migranti.
Come procedere allora? E’ assai semplice: ponendo come pregiudiziale del rapporto l’abbandono da parte dei Cinquestelle delle loro sciagurate posizioni anti-.immigrati. E’ questo il modo migliore per ridare dignità a un discorso di sinistra. Porre questa pregiudiziale è utile per il paese a crescita zero che come ha ripetuto più volte il presidente dell’Inps ha un disperato bisogno di immigrati e delle risorse che possono creare, non ultimo per il sistema pensionistico degli italiani.
Dopodiché l’ultima notizia di oggi è che il capogruppo del Pd al consiglio comunale di Firenze, denunciano quelli di Potere al popolo, so è opposto oggi alla richiesta di dichiarare lutto cittadino per il povero senegalese ucciso…