MARINE LE PEN DENTRO AL PARTITO E’ AL 100%, MA L’ORIZZONTE E’ GRIGIO

DI ALBERTO TAROZZI

Congresso del Front National, Marine Le Pen Presidente del partito, con il 100% dei suffragi. Manco una scheda bianca, che poteva essere le sua, a dimostrazione di un fair play politico assente.

Di contorno gesti forti per una platea debole e poco elettrica, in quel di Lille.
Fuori dai piedi papà Jean-Marie, al quale hanno tolto la poltrona da sotto le chiappe: non esiste più il ruolo di Presidente onorario di cui era insignito.

Cancellato il nome del partito che, previo parere della base, dovrebbe trasformarsi dal “frenante”, secondo la leader, Front National, all’inclusivo Rassemblement national che, prima ancora di nascere, sembra foriero di grane. Da un lato quelli che dicono “L’avevamo già scelto noi”, con querele e controquerele all’orizzonte; dall’altro lato quelli che ricordano che così si definivano quelli che collaboravano coi nazisti durante la seconda guerra mondiale.

Decisamente è un mattino che non lascia presagire una buona giornata.

Assai curioso, per un Congresso politico francese, si respira aria italiana, che normalmente, in tali sedi, viene considerata fetore di natura escrementizia.
Invidia e complimenti per Salvini. Speranza che Macron faccia la fine di Renzi.
Da parte di Jean-Marie, il fervido augurio alla figliola di fare la fine di Gianfranco Fini.
Manca all’appello una citazione di Berlusconi. Scarsa lungimiranza dei cugini d’Oltralpe. Forse, se a Parigi ci fosse un Berlusconi di centro destra, disposto ad allearsi con loro, per poi farsi fregare anche a casa propria, le prospettive per il Front/Rassemblement sarebbero a tinte meno fosche. Per ora stanno al 13% con la miseria dei sette seggi sette a disposizione, che configurano per Marine e compagnia una situazione cimiteriale.
Idee e progetti in cantiere? Ribollita di programmi passati.

E’ quella che si potrebbe definire una situazione con ampi margini di miglioramento. Anche perché peggio di così, sarebbe difficile.