ADDIO AD OSTELLINO, LIBERALE E LIBERO

DI LETIZIA MAGNANI
Piero Ostellino è stato un grande direttore (alla guida del “Corriere della sera” dal 1984 al 1987, solo un decennio dopo Piero Ottone, eppure sembrava un secolo) e ancora più un grande liberale.
Originario di Venezia, Ostellino si è formato a Torino, dove ha studiato e poi lavorato con i filosofi che più e meglio hanno rappresentato il pensiero libero in Italia e nel mondo, fra loro Norberto Bobbio e Alessandro Passerin D’Entrèves, oltre a Giovanni Malagodi.
Proprio a Torino, a 28 anni, aveva fondato il Centro studi economici e sociali intitolato a “Luigi Einaudi”, che animò per anni assieme agli amici e colleghi Valerio Zanone e Giuliano Urbani.
Al giornalismo Ostellino arrivò dopo, già trentenne. Non era stato il “fuoco sacro” a spingerlo, ma la curiosità per il mondo che cambia, quella sì. E quindi non stupisce che il periodo più bello e fortunato sia stato proprio quello in giro per il mondo, prima in Russia, poi in Cina.
Sono stati anni di cambiamento, quelli. Raccontati da Ostellino con sguardo aperto e pensiero libero. Sono le stesse caratteristiche che si ritrovano anche nella sua direzione del giornale di via Solferino, dove ha saputo trovare un equilibrio fra lo sguardo internazionale e le questioni locali, senza mai scendere a compromessi.
Ostellino è sempre rimasto dalla parte di chi pensava e scriveva, senza accettare candidature e senza venir meno alla sua grande passione, i filosofi inglesi e francesi del dubbio: Hume, Locke e, sopra a tutti, Tocquiville.
Piero viveva da anni fra Milano e la Provenza, dove studiava e scriveva. Il suo modo di essere, giornalista, intellettuale, filosofo, forse per questo era più vicino alla Francia che all’Italia, o almeno a quella Torino che aveva tanto amato, nella quale si era formato e nella quale aveva lasciato un segno, senza però tornarci da anziano, per scelta.
Il suo tratto era quello di un libero pensatore in dissonanza col tempo attuale, ma più con il sorriso sulle labbra che con il ghigno della spocchia. In dissonanza, anche, coi giornali cambiati del tutto e con la politica di oggi nella quale ognuno si è detto libertario, dimenticando però (o magari non conoscendo) le vere origini di quella parola. Per questo oggi piangiamo il giornalista, certo e il direttore, ma ancora di più l’uomo liberale, anzi, libero.