LE LOBBY DEL PETROLIO VINCONO ANCORA SULLA “BELLEZZA”

DI LUCA SOLDI

Avevano fatto di tutto per far fallire il referendum contro la trivellazione a mare lungo del Paese.
La reazione delle persone, dei cittadini, dei comitati e delle istituzioni che dopo si erano accodate, era stata quella di agire per vie legali di fronte a quella che malgrado tutto continua ad essere un chinare di capo di fronte agli interessi delle lobby del petrolio.
Adesso Il Consiglio di Stato, respingendo i ricorsi presentati dalla Regione Abruzzo contro il ministero dell’Ambiente e la società Spectrum Geo Lfd, ha di fatto dato il via libera alle attività di trivellazione, cioè di prospezione e ricerca di gas al largo della costa adriatica, dall’Emilia Romagna fino alla Puglia. Le decisioni contenute in una serie di sentenze pubblicate tra il 28 febbraio e l’8 marzo.

Tre le sentenze, tutte della quarta sezione del Consiglio di Stato. Le prime due, del 28 febbraio, riguardano due ricorsi analoghi presentati della Regione Abruzzo, che avevano visto l’intervento della Regione Puglia a sostegno di parte delle posizioni sostenute dall’Abruzzo. La terza dell’8 marzo è relativa a un ricorso presentato dalla provincia di Teramo e da una serie di comuni della costa abruzzese. Controparte oltre al ministero dell’Ambiente, anche il ministero delle Sviluppo economico e quello dei Beni culturali. I motivi di ricorso sono stati giudicati in parte infondati in parte inammissibili.
delle censure sono state giudicate “generiche”. Mentre “l’istruttoria svolta dai Ministeri appellati appare nel complesso completa, articolata e rispettosa dell’iter normativo nella sua interezza”, possiamo trovare nella sentenza del 28 febbraio.
Molte le preoccupazioni di associazioni ambientalistiche ed operatori turistici per una deriva che rischia di degenerare come spesso accade quando viene dato il “liberi tutti”.
Dal movimento No Triv, malgrado le sentenze, non si danno affatto per vinti.
Dure le prese di posizione:
«Chiediamo una totale inversione di rotta nelle scelte di politica energetica nazionale e nell’Unione europea che favorisca la decarbonizzazione e la riconversione ecologica dell’intero sistema economico – ha dichiarato il professore Enzo Di Salvatore, padre del referendum No Triv – le forze politiche, in particolare quelle uscite rafforzate dal voto del 4 marzo (…) dovranno portare l’Italia a farsi promotrice di una moratoria generale, in tutto il Mediterraneo e la terraferma, delle attività di ricerca e sfruttamento delle fonti fossili e ad abbandonare la politica delle grandi infrastrutture energetiche».