AICHA E IL PREZZO DA PAGARE PER UN MONOPATTINO DESTINATO ALLA RACCOLTA DIFFERENZIATA

DI ANNA LISA MINUTILLO

Una vicenda che risale allo scorso 30 Giugno quando Aicha Elisabethe Ounnadi, 40 anni è stata licenziata per aver cercato di portare via da un capannone della Cidiu, la ditta di smaltimento rifiuti della zona ovest della provincia di Torino, dove lavorava da 11 anni, un vecchio monopattino destinato alla raccolta differenziata. A dire il vero, questo monopattino è stato prelevato da una collega e consegnato alla donna per poterlo poi dare ad uno dei suoi tre figli. Aicha, che non vive una situazione economica florida e rilassata, a quanto sembrerebbe non era nemmeno la prima volta che vedeva un rifiuto, trasformarsi in un dono che in qualche modo potesse mettere a tacere i sensi di colpa per la sua inadeguatezza economica nei confronti dei suoi tre figli. L’azienda ha però bollato questa condotta come “appropriazione indebita”, giustificando un licenziamento in tronco per giusta causa.
Una reazione eccessiva che oltre ad umiliare chi deve ogni giorno fare i conti con le problematiche economiche in cui versa, fa apparire come una” ladra” chi voleva solo fare un gesto carino e assecondare il desiderio di un bambino di otto anni, che proprio per mancanza di denaro non poteva essere soddisfatto.
Un lavoro che durava da 11 anni e che le dava la possibilità di mantenere tutta la famiglia, un’accusa molto forte per chi vive alla periferia di Torino in una casa popolare e cerca di sbarcare il lunario assicurando le priorità senza potersi permettere il lusso di spendere per cose futili ma al tempo stesso importanti per un bambino, eh si perché è difficile spiegare ad un bimbo che ciò che per altri bimbi è la normalità, per lui invece deve diventare qualcosa di poco importante, qualcosa di cui poter fare a meno, quando in questa società per piccole mancanze si viene emarginati, derisi, e bullizzati.
Un vecchio monopattino, gettato tra i rifiuti che si trasforma in motivo di licenziamento, qualcosa di assurdo ma di reale e concreto da cui doversi difendere per far emergere la verità, qualcosa che diventa motivo di tormento che non fa più riposare la notte, qualcosa che fa stare male, per chi comunque e nonostante tutto cerca di andare avanti nella vita, pur non navigando nell’oro.
Questo porta la donna a rivolgersi agli avvocati Paola Bencich e Mara Artioli al fine di impugnare il suo licenziamento. La situazione si aggrava però perché l’azienda ha presentato un esposto in procura e l’indagine sul conto di Aicha rischia di diventare penale.

Il monopattino che le stato dato da una collega, viene portato nello spogliatoio prima di essere caricato sulla sua auto, alle 6 di mattino quando a fine turno Aicha torna in sede, a Collegno trova il monopattino sotto una bacheca con un biglietto attaccato che diceva: “Non si fa. La prossima volta potresti essere beccato”. Aicha riferisce di non aver nemmeno letto quel biglietto, carica il monopattino in macchina e, come annunciato dall’autore del biglietto, viene “beccata”.
Convocata dai superiori, la donna rende il monopattino, ma questo non è sufficiente per far rientrare la vicenda, anzi porta alla sospensione di 10 giorni lavorativi per la collega che lo ha prelevato da dove si trovava ed al licenziamento per Aicha.
Questo episodio pare interessare anche altri colleghi che spesso ritrovano tra gli oggetti gettati via, magari ancora in buone condizioni che permettono di essere riutilizzati, a portarli a casa per darli ai figli, soprattutto quando si tratta di giocattoli.
Certo il comportamento potrebbe essere definito non propriamente consono ad alcune regole , ma non si può fare a meno di domandarsi come mai si abbia tanta facilità nell’osservare gli effetti ma mai le cause che generano tutto questo.
Potrebbe apparire come una scusante ma non lo è affatto, sappiamo bene in quali condizioni economiche versino molti dei cittadini italiani e non, sappiamo bene che riuscire a sopravvivere quando una repubblica fondata sul lavoro si sta affossando proprio a causa di quel lavoro che non c’è e che quando c’è spesso viene rubato, lasciando in totale disperazione chi comunque proprio grazie a quel lavoro e facendo innumerevoli rinunce e sacrifici, ha potuto indebitarsi per sostenere un muto, oppure facendo salti mortali pagare un affitto per assicurare un tetto sulla testa alla sua famiglia.
Si guardano gli effetti e ci si dimentica di chi e di cosa ha provocato tutto questo ed è forse vero che quando si “ruba” ( parola forse troppo pesante questa da usare in questo contesto), bisogna farlo in grande per non essere “beccati”.
E così si torna a parlare di questa situazione, inevitabilmente perché Aicha da Giugno non ha un lavoro, perché è una donna ma anche una ragazza madre ed ha tre figli, perché ha sempre fatto di tutto per mantenerli ed ora con 900 euro di assegno di disoccupazione, non riesce a pagare gli affitti, e si ritrova così esposta al forte rischio di non poter più avere una casa, una situazione difficile da sostenere.
Tutto questo per un vecchio monopattino, tutto questo per rendere un bambino “uguale” agli altri, tutto questo passa sopra le lacrime di quel bambino che con quel monopattino che è causa di grande dispiacere per sua mamma, non ha mai giocato.
E’ vero che è stata sottratta qualcosa ma non all’azienda perché un oggetto che proviene dall’esterno non fa comunque parte dei beni aziendali, è anche vero che questo oggetto è stato riconsegnato fin da subito all’azienda e non è mai entrato nell’abitazione di questa donna, è vero anche che i regolamenti a riguardo forse non sono così chiari come dovrebbero.
E’ anche vero che provvedimenti drastici come questo forse dovrebbero essere presi nei riguardi di chi per anni ed in modo furbo e scaltro si è realmente arricchito alle spalle delle aziende che non hanno visto o forse non hanno voluto vedere chissà.
Molto rumore per nulla oppure è il nulla più totale in cui lentamente stiamo annegando a generare tanto inascoltato rumore?
Ancora una volta i rifiuti che tanto denaro e tanta soddisfazione regalano a qualcuno al centro di situazioni ” scomode” e mentre per qualcuno rappresentano solo un modo per soppiantare ad esigenze ludiche di bimbi che vivono nel disagio, per altri sono diventati dei veri e propri business che passano sulle vite altrui mettendole anche a repentaglio, poiché i rifiuti, come ben sappiamo, intaccano la salute se non adeguatamente smistati e trattati.
Stiamo assistendo a comuni che multano chi non sa come mettere insieme il pranzo con la cena e si vede costretto ad andare a rovistare tra i rifiuti, a volte attendendo la fine del mercato, dove vengono “scartati” alimenti che ripuliti adeguatamente possono ancora essere consumati, altre invece rovistando proprio nei cassonetti dell’immondizia, eppure non ci vergogniamo mai di quanto accade, di come si riducono cittadini (che sono sempre stati onesti ) per il volere di chi indisturbatamente li mette in queste condizioni.
Stiamo attenti ai cibi, siamo diventati tutti consumatori di frutta e ortaggi biologici, salvo poi quando ci rechiamo ad acquistarli, prediligere la frutta dal formato più grande, quella che non presenta segni sulla superficie esterna, quella che viene lucidata e trattata per fare bella mostra di se, dimenticando che quella biologica non presenta questo aspetto che appaga si la vista, ma che nasconde insidie per la salute che tanto sosteniamo di voler proteggere e tutelare.
Complicato pensare ad un anziano che cerca di sopravvivere con una discutibile pensione, multato perché sta prelevando dagli “scarti” altrui, ciò che rappresenta un grande privilegio per lui.
Ci preoccupiamo di far passare queste prese di posizione come provvedimenti atti a tutelare il “decoro” nelle città e non di essere indecorosi quando mettiamo le persone in queste pessime condizioni, il paese delle contraddizioni che ancora non vede dove dovrebbe vedere, che ancora giudica chi affama, che ancora fa la voce grossa con i più deboli.
Siamo partiti da un monopattino vecchio e gettato via, e ci ritroviamo davanti ad un caso che sta gettando Aicha ed i suoi tre figli in mezzo ad una strada, tutto per un gesto che poteva essere evitato ma voleva solo essere una sorta di riguardo da parte di una collega per questa donna che da sola manda avanti tre figli, ma quanto costa cercare di dare un po’ di serenità?
Qual è il valore di questo oggetto rispetto ai milioni di euro che quotidianamente inciampano in sentieri tortuosi e nascosti che nessuno vede?
Siamo davvero quel paese “civile” che sostiene di occuparsi anche di chi è diventato ultimo a causa di politiche ed economie errate?
Facciamoci qualche domanda e diamoci qualche risposta, magari anche dimostrando con i fatti che ci siamo davvero e rivedendo certe decisioni, forse quel senso di giustizia e di civiltà di cui tanto ci pregiamo parte proprio da qui.