FACCIA FEROCE DELLA MAY CONTRO I RUSSI. INTANTO A WASHINGTON TRIONFANO I FALCHI

DI ALBERTO TAROZZI

Fa la faccia feroce la premier britannica May, a suo tempo accusata di scarsa efficacia in un analogo caso di spionaggio con la Russia. Tempestiva, secondo alcuni fin troppo, ha annunciato la “sospensione delle relazioni bilaterali con Mosca”. Ha sentenziato che “lo Stato russo è colpevole del tentato omicidio” dell’ex spia russa Skripal e della figlia Yulia su suolo britannico.

Nel corso del suo pronunciamento, alla Camera dei Comuni, la May ha altresì annunciato che “saranno cancellati i contatti ad alto livello con Mosca”. Salta dunque l’invito a Londra per il ministro russo degli Esteri Lavrov. Minore trepidazione suscita invece, sul pianeta terra, il fatto che nessuna autorità britannica, coronata o meno sarà presente ai Mondiali di calcio in Russia; ma in Gran Bretagna si sa, certi annunci fanno colpo. Tacitato il buon James Corbyn, capo di un’opposizione divisa in materia, il quale si è limitato a sostenere che, quanto meno, si poteva accedere alla richiesta degli irritatissimi russi di fornire un campione dei veleni reperiti sul corpo delle due vittime.

In aggiunta Londra si dichiara pronta a sanzionare le attività russe nel Regno Unito: suscitando così, nelle moltitudini, la speranze di un congelamento, entro i confini britannici, dei cospicui patrimoni degli oligarchi russi. Inoltre, revoca della licenza alla Tv Russia Today, espulsione di diplomatici a valanga, molti di più di quanti cacciati in conseguenza del parzialmente analogo e probabilmente più grave caso Litvinenko, quando oltretutto i tempi di verifica delle colpe, reali o presunte che fossero, erano stati più consistenti.
Convocate d’urgenza le Nazioni Unite, ma a quanto pare è da Berlino e Parigi che vorrebbe ricevere appoggio la premier May, soprattutto sul versante sanzioni. Per il momento Trump, solidarizza con Londra e finora a parole, pure la Ue, oltre a segnali provenienti dal Commonwealth (leggi Australia).

Ma la premier ha comunque già deciso e l’espulsione a tambur battente dei 23 diplomatici russi con inevitali ritorsioni di Mosca e innalzamento dei toni, punta a dividere il fronte occidentale.
Mosca sta al gioco e mentre alle Nazioni Unite ironizza sull’insorgenza della presunzione di colpa nella cultura giuridica del Regno Unito, punta anche, con un comunicato della sua Ambasciata a Londra, ad attribuire esclusivamente alla May le responsabilità dell’operazione.
Qualcosa di antico sul fronte occidentale. Voglia di una nuova cortina di ferro dei tempi sovietici? Qui non si discute della possibilità che i russi siano colpevoli, ma delle dimensioni della reazione di Londra e dei suoi frenetici tempi di reazione, che bruciano qualsiasi protocollo in uso in questi casi (ad esempio lo scambio di informazioni col presunto colpevole e l’avvio di una commissione d’inchiesta alla ricerca di pistole fumanti).

Scarseggiano in Italia, anche tra i corrispondenti italiani in giro per il mondo, gli “esperti” e le “esperte” che, oltre a leggere i comunicati, si pongano domande atte a tenere in eserczio in cervello.
Come il solito tocca a Ennio Remondino, su Remocontro, denotare gli elementi di stranezza della vicenda, visto che la vittima è una spia russa passata dalla parte degli inglesi, che i russi avevano arrestato lasciandola in libertà come un frillo qualsiasi al momento di uno scambio di favori e di prigionieri con Londra. Come mai sia poi diventato così importante da causare un omicidio ad alto rischio di compromissione degli equilibri diplomatici non è dato sapere.

Oltre Remondino va riconosciuto che fa eccezione anche Giuseppe D’Amato sul Messaggero, un organo di stampa la cui linea politica non può certo essere accusata di indulgenza verso Putin. I dubbi espressi dal giornalista sono di tre tipi: a) perché mai Putin si sarebbe impelagato in una guerra di spie adesso che è all’apice dei suoi successi e ha come missione quella di accrescere, col consenso diffuso, i favori conquistati in base a una forza militare; b) tanto più, se aveva conti da liquidare con una spia ritenuta pericolosa, perché mai lo avrebbe fatto con veleni di cui anche un bambino conosce la provenienza russa; senza peraltro che i medesimi veleni, che uscirono a fiotti dai contenitori dell’impero sovietico ai tempi della sua decadenza e fine, non possano essere finiti nelle mani di spie e agenti di mezzo mondo; c) colpa della solita Cia? Su questo D’Amato ci va piano e lascia intravvedere la possibilità che l’attentato sia il frutto di una guerra tra agenti segreti non necessariamente pilotati da un potere istituzionale.

Si potrebbe pensare, come fa l’Avvenire, a un’Agenzia russa che non perdona chi come Skipral l’aveva fatta grossa consegnando agli occidentali l’elenco dei colleghi. Ma allora perché concedergli la grazia, quando ce lo avevi in mano e lo potevi far crepare senza che nessuno se ne accorgesse.
Quanto meno viene da pensare che l’operazione avvelenamento sia stata fatta da qualcuno che, dentro o fuori dai confini della Madre Russia, era scarsamente interessato alle buone fortune di Vladimir Putin, che dalla vicenda non esce di certo rafforzato su di un piano, quello delle relazioni internazionali, cui ultimamente teneva sempre di più.

Sul versante occidentale poi, a chi giova la svolta di cui la May si rende protagonista? Per certo accentua, a favore dei falchi e dei russofobi, la divisione in seno all’Europa, con la Polonia e la stessa Gran Bretagna sempre pronti a sparare su Mosca; le colombe italo-tedesche, al momento, sembrano quanto meno perplesse, con un occhio alla realpolitik e l’altro al portafoglio e la Francia se ne sta sulla soglia avendo pronta nelle tasca di sinistra una filippica sui diritti umani e in quella di destra la tessera del Bancomat.

Comunque sia anche Francia e Germania hanno poi sottoscritto un documento contro i russi assieme a britannici e statunitensi. Nel documento si parla di “responsabilità” dei russi e non di “colpe”. Una mediazione o non piuttosto un tentativo mal riuscito di accondiscendere ai voleri degli anglosassoni senza subire le ritorsioni di Mosca?

Ma le lacerazioni sul fronte occidentale rimandano anche a quello che sta avvenendo a Washington, con il Dipartimento di Stato e la Cia da pochi giorni del tutto nelle mani dei falchi di Mr Pompeo, che sembrano dunque avere conquistato i favori e gli umori variabili della Casa Bianca.
Per loro, che la portaerei europea chiamata Gran Bretagna alzi la voce contro Mosca, è sicuramente grasso che cola.