UNA FIGLIA GAY, UNA VERGOGNA DA CANCELLARE CON L’ACIDO

DI RENATA BUONAIUTO

Siamo a Noto, una deliziosa città del siracusano. Una realtà tranquilla, rinomata e frequentata da turisti per gran parte dell’anno.
La sua spiaggia “Calamosche”, nel 2005 ha ottenuto il riconoscimento, quale spiaggia più bella d’Italia, ma questa volta Noto, fa parlare di sé per una storia molto diversa ed anche inquietante.
Una figlia ha denunciato sua madre, perché minacciata e perseguitata per il solo fatto di avere un orientamento sessuale differente.
La donna, non accettava il fatto che la figlia fosse gay e questa sua “disapprovazione” l’ha indotta non solo a continui e costanti diverbi, a minacce telefoniche e messaggi carichi di disprezzo ma, quando la figlia le ha comunicato di voler lasciare la loro casa per andare a convivere con la “sua fidanzata”, la sua ira è diventata incontenibile. Sapendo che la giovane aveva da poche settimane trovato un lavoro, come commessa in un negozio, ed intuendo che riuscire a raggiungere un’indipendenza economica le avrebbe permesso di allontanarsi definitivamente da questa famiglia che ogni giorno le impediva di “vivere”, ha deciso di minacciare i suoi datori di lavoro, costringendoli a licenziarla.
La guerra però non si ferma qui. La “madre” non riuscendo ad interrompere questa relazione, decide di passare a minacce ancora più gravi, come sfregiarle il volto con dell’acido o investirla con un auto.
La giovane, spaventata ha visto nella denuncia, l’unica sua salvezza.
Dopo le opportune indagini, per la donna è arrivato il divieto di avvicinarsi alla figlia.
Una storia triste, nella quale si respira forte l’ignoranza e il pregiudizio. Il rifiuto verso una figlia che non corrisponde alle aspettative. Lo scandalo per quella diversità che la portano a rinnegare la sua stessa maternità, ad annientarla, ferirla.
Un delirio di onnipotenza che la porta a credere di avere il diritto di distruggere, ciò che ha creato, perché quella che un tempo era stata la sua bambina, che aveva cullato, nutrito, consolato adesso è diventata un’estranea, una minaccia ai suoi valori, principi, al suo credo.
Chissà forse questo tempo, di distanza “forzata”, le consentirà di sentire il dolore dell’assenza, l’impossibilità di vederla, viverla forse le consentirà di guardare con occhi diversi questa figlia e le permetterà di comprendere che l’amore abbraccia tutti indistintamente, che siano omosessuali o eterosessuali, senza alcuna distinzione, senza pregiudizi.
Possiamo solo immaginare, le ferite di questa ragazza, il suo dolore, la paura per le minacce subite da chi, invece, avrebbe dovuta proteggerla dalla cattiveria e dalle maldicenze del mondo ma, affidiamo come sempre al tempo la speranza che prima o poi questa madre, possa riconoscere nei tratti del volto della figlia, nei suoi gesti, nei suoi sorrisi ancora quella bambina cui anni fa donò la vita e possa comprendere che nulla è cambiato. Quella ragazza che ama un’altra ragazza è ancora sua figlia, la sua bambina e che di lei avrà sempre, ancora bisogno.