DIETRO IL BANCAROTTIERE CHE PIACE A SALVINI IL FUTURO RADIOSO DEL PAESE

DI LUCA SOLDI

Il curriculum di Armando Siri, l’uomo scelto come mente economica da Salvini, racconta di una condanna emessa dal tribunale di Milano in sede di patteggiamento per il crac della MediaItalia, società che ha lasciato debiti per oltre un milione di euro.
È lui l’uomo della Flat Tax, della tassa uguale per tutti, è lui un genovese giornalista prestato all’economia che ha “ideato” quel progetto di terapia d’urto che darebbe lo slancio definitivo ad un bilancio di Stato sconquassato da decenni di cattivo potere.
Siri vanta un passato socialista e un’amicizia personale con Bettino Craxi, a lui il compito di ridisegnare il sistema fiscale italiano: Siri è infatti l’ideologo della flat tax, con l’aliquota unica al 15 per cento, la “tassa piatta” riuscirà a rivitalizzare l’economia italiana senza mandare a picco i conti pubblici.

È responsabile della “Scuola di formazione politica” della Lega, saggista ha pubblicato volumi politico-economici come “La Beffa” e “Il Sacco all’Italia”.
Il suo impegno, le sue idee lo hanno portato all’attenzione di Salvini che lo ha ricambiato con un posto garantito al Senato ottenuto nella ormai ex rossa Emilia.
L’ex giornalista di Mediaset in questi anni di vicinanza al mondo leghista si è pure ritagliato la fama di ambasciatore finanziario di Salvini.
Famose le sue trasferte negli Usa di Trump, a Londra fra la finanza creativa ma anche nella Russia dei burocrati di Putin a perorare la causa di quanti vorrebbero spalancare le porte abbattendo le sanzioni ancora in piedi.

Dietro tutto questo attivismo che tanto è piaciuto al popolo delle partite iva, ai piccoli imprenditori emiliani si nasconde un storia personale tutt’altro che limpida.

Scavando un poco, leggendo la recente inchiesta realizzata da l’Espresso emergono storie delle quali ci sarebbe davvero poco da essere orgogliosi.
La prima fra tutte riguarda, come accennavamo all’inizio, il fallimento della sua MediaItalia e relativa la condanna patteggiata a 1 anno e 8 mesi per bancarotta fraudolenta.
Una accusa accuratamente tenuta segreta che una inchiesta giornalistica ha svelato: MediaItalia era nata a Milano nel 2002 per iniziativa di Siri e di due soci di minoranza, Ciro Pesce e Fabrizio Milan. Si occupava di produrre contenuti editoriali per media e aziende, tanto da diventare poco dopo responsabile della produzione del giornale di bordo della compagnia aerea Airone, di Carlo Toto.
Gli affari di Siri vanno bene, un successo dietro l’altro fa crescere il fatturato di continuo.
Ma le capacità imprenditoriali del guru di Salvini non impediscono la crescita incontrollata delle perdite che nel 2005 superano il milione di euro. È la fine del sogno, è l’inizio della ricerca della soluzione creativa che salvi il salvabile.
Siri e soci trasferiscono tutto il patrimonio della MediaItalia a un’altra azienda, la Mafea Comunication. Meno di un anno dopo Siri decide di chiudere la MediaItalia e nomina come liquidatrice Maria Nancy Marte Miniel, prestanome in Italia e oggi titolare di un negozio di parrucche e toupet a Perugia.

L’operazione di chi non vuole pagare Stato e fornitori sembra riuscire e questa storia non compare certo nella biografia di chi vorrebbe raccontare di un Siri con le qualità di uomo di governo.
Arriverà la mano dello Stato ad indagare e la sentenza del tribunale di Milano a chiarire tutto: l’ideologo della flat tax e i suoi soci, Fabrizio Milan e Andrea Iannuzzi, hanno provocato il fallimento della società con operazioni dolose, svuotando l’azienda e omettendo di pagare alle amministrazioni dello Stato 162 mila euro tra tasse e contributi previdenziali.
Fallito anche il tentativo estremo di ingarbugliare le cose a quanti eseguono le prime indagini spostando nel Delaware, paradiso fiscale statunitense, la sede legale e i libri contabili della Mafea Comunication, l’azienda a cui erano stati trasferiti gli asset della MediaItalia. Una strategia – hanno poi ricostruito le indagini degli inquirenti – architettata insieme al gruppo di commercialisti a cui si erano rivolti Siri e compagni.

Fra questi spicca il nome di Antonio Carlomagno, noto professionista milanese già coinvolto nell’indagine giudiziaria sulla Perego Strade, la società di Lecco scalata e spolpata dalla ’ndrangheta lombarda tra il 2008 e il 2010. Carlomagno sarebbe uno dei commercialisti finiti sotto accusa – ma poi assolto – per il fallimento delle aziende del gruppo Perego anche se poi lo stesso sarebbe stato arrestato nel 2011 dalla guardia di finanza di Como come mente di un vorticoso giro di società cartiere, vere scatole vuote, usate per frodare l’Iva.
Scatole decisamente piene di debiti fiscali, spesso con base proprio nel Delaware, dove le tasse sono minime e la trasparenza societaria è praticamente nulla.
Ma ci sono altre società italiane che vedono coinvolto il guru economico di Salvini e che in pratica sembrano ripetere il medesimo percorso poco edificante.
Posizioni ed operazioni in cui Siri ha avuto ruoli di spicco (socio di maggioranza e amministratore unico) dove si susseguono i trasferimenti delle sedi legali nella piazza offshore americana.
Aziende da nomi altisonanti come la Top Fly Edizioni e la Metropolitan Coffee and Food. Due imprese gemelle, come emerge dall’inchiesta del settimanale che nei primi anni 2000, iniziano a fatturare sempre di più, ma che contemporaneamente aumentano a dismisura i debiti, le sofferenze.
Questo fino a quando Siri e gli altri soci italiani escono ed al loro posto entrano azionisti e amministratori stranieri, tra cui la solita Maria Nancy Marte Miniel.
Casualità vuole che la stessa sede legale venga spostata nel Delaware. Altrettanto casualmente la Top Fly Edizioni e la Metropolitan Coffee and Food e Mafea Comunication andranno ad avere sede allo stesso indirizzo: Barksdale Road, civico 113, comune di Newark.

Secondo l’inchiesta de L’Espresso di bilanci depositati alla Camera di commercio non ci sarebbe nemmeno l’ombra, questo malgrado l’impresa sia stata fondata ben quattordici anni fa.
Una certezza per il futuro del Paese visto la propensione di Siri a promettere e garantire agli italiani meno tasse e meno burocrazie.
Una sicurezza di cui Salvini ha compreso il valore e la portata.