“LA MAFIA SIEDE A TAVOLA”, LA UE DICE NO A SCELTA NOME PER RISTORANTI

DI ANNA LISA MINUTILLO

Una proposta di cattivo gusto e decisamente provocatoria che va contro i principi fondamentali su cui si basa l ‘Unione Europea quella presentata nel 2006 dalla società La Honorable Hermandad (poi divenuta La Mafia Enterprises) all’Ufficio dell’Unione europea per la proprietà intellettuale (Euipo).
La proposta è di fatto stata rispedita al mittente dal tribunale dell’Unione Europa che l’ha bocciata.
«La Mafia se sienta a la mesa», ovvero, La Mafia si siede a tavola, questo il logo che avrebbe dovuto campeggiare sulle vetrine di una catena di ristoranti spagnoli, la scritta con caratteri bianchi, su uno sfondo nero e con una rosa rossa sulla destra.
È un business milionario quello del marchio “mafia a tavola” che coinvolge ristoranti e prodotti alimentari.
L’Italia ha infatti iniziato una battaglia affinché questo nome non fosse riconosciuto, poiché palese sarebbe stato il riconoscimento di questa “buona pubblicità”, verso la malavita siciliana.
L’Euipo nel 2015 ha dato ragione all’Italia anche se successivamente gli spagnoli hanno fatto ricorso al Tribunale che oggi ha dato loro torto tirando queste conclusioni:” le attività criminali della mafia «rappresentano una minaccia seria per la sicurezza di tutta l’Unione”.
Gli spagnoli potrebbero entro due mesi fare appello alla Corte, anche se dopo 12 anni di lotte perse non sembrerebbe questa la soluzione ottimale da intraprendere.
A tal riguardo si è espresso anche il presidente della Coldiretti Roberto Moncalvo che dichiara: “Va fermato l’utilizzo commerciale di tutti quei marchi infami che sfruttano gli stereotipi legati alle organizzazioni mafiose andando a banalizzare, fin quasi a normalizzarlo, un fenomeno che ha portato dolore e lutti”. Risultano essere tanti i casi denunciati dalla Coldiretti, dove vengono fatti affari sfruttando proprio a tavola episodi, personaggi e forme di criminalità organizzata a discapito dei veri prodotti agroalimentari italiani. Due italiani su tre (65%), secondo l’indagine condotta da Coldiretti non tollerano il luogo comune diffuso all’estero che porta gli stranieri ad accostare l’Italia alla mafia.