LE PRESUNTE RAGIONI DELLA SCONFITTA PD. DALLA MANCANZA DI FANTASIA ALLA COSTITUENTE EMOTIVA

DI FABIO BALDASSARRI

Dopo le elezioni del 4 marzo, in vista della direzione in cui sarebbero state rese effettive le dimissioni/non dimissioni di Matteo Renzi, “i’ bomba” dichiarò, in un’intervista al Corriere della sera, che al gruppo dirigente Pd era mancata la fantasia e altre amenità del genere. Non sapeva, “i’ bomba”, che la fantasia è una cosa e l’immaginazione un’altra. Per il Pd, ma anche per altri che credono possa esistere una sinistra democratica capace di costruire qualcosa di credibile e aggiornato, era difatti arrivato il momento di abbandonare sogni e illusioni per immaginare un futuro basato su analisi dotate di concretezza (non certo i giochi di prestigio della campagna elettorale) onde cercare di invertire l’abnorme crescita delle disuguaglianze tra poveri e ricchi, tra settentrione e meridione e, a macchia di leopardo, anche nel centro Italia. Tutto questo a partire dalla convinzione, come si converrebbe a un partito che aspira a essere di governo, che solo così potrà agire nell’interesse generale del Paese persino stando all’opposizione. Se la sinistra democratica (vera o che tale si dichiara) non ci riesce, non servirà a nulla né che stia al governo né che stia all’opposizione. E forse sarebbe il caso si accorgesse che stiamo entrando in una fase nuova, al momento inenarrabile. Purtroppo, dopo le dimissioni effettive da segretario di Renzi e il subentro di Martina, sembra (a sentire il ragionamento di un dirigente fra i più sofisticati del Giglio Magico) non lo si sia ancora capito, ed è partita una narrazione rispetto alla quale vorrei brevemente fare qualche puntualizzazione.

Questo è un Paese che trova i suoi fondamenti nella Costituzione entrata in vigore nel 1948 votata a larghissima maggioranza dai rappresentanti dei partiti antifascisti nel corso dell’Assemblea Costituente che fece seguito alla lotta di liberazione e al referendum monarchia/repubblica vinto dalla repubblica. Poi siamo vissuti all’ombra di una “costituzione materiale” che dal 1949 (con l’adesione dell’Italia alla Nato) non poteva che escludere il Pci da ipotesi di governo in un mondo instradato sulla via della “guerra fredda”. Oggi, circa vent’anni dopo la caduta del muro di Berlino, grazie a Tommaso Nannicini (economista aretino e renziano di stretta osservanza) si apprende che il Pd ha perso le elezioni del 4 marzo per la mancanza di una “costituente emotiva”: nuova categoria dello spirito, pare. Il bisogno di una categoria del genere, forse, non spiega perché hanno vinto M5s e Lega, ma ci permette di capire come mai ha perso il Pd. Ci permette di capire, cioè, che al Pd sembra interessare assai poco un’analisi razionale di ciò che è avvenuto nel proprio elettorato perché, più che alle concrete condizioni di vita dei suoi potenziali elettori è interessato, appunto, a questa curiosa “costituente emotiva”. Caro Renzi e caro Nannicini, non vi sembra giunto il momento di chiarire che non avete niente a che fare con qualcosa che somigli anche lontanissimamente a una forza di sinistra (sia pure con tutte le difficoltà del momento)? Ammettetelo! Così potrete andarvene felici e contenti col Giglio Magico lungo il percorso che da tempo avete intrapreso. E buon pro vi faccia.