MARZO, I FILM DEGNI DI NOTA NELLE SALE CINEMATOGRAFICHE

DI MICHELE ANSELMI

Sapete quanti film sono usciti o stanno per uscire in sala a marzo 2018? Ben 59 in totale, dei quali una decina giovedì 15. Tra essi alcuni degni di nota, come il franco-tedesco “Oltre la notte” di Fatih Akim, l’anglo-americano “Rachel” di Roger Michell, i francesi “Un amore sopra le righe” di Nicolas Bedos e “Visages, villages” di Agnès Varda; volendo, con qualche generosità, l’italiano “Metti la nonna in freezer” di Giancarlo Fontana e Giuseppe G. Stasi. Eppure, salvo sorprese, sarà la nuova versione di “Tomb Raider” con Alicia Wikander nel ruolo che fu di Angelina Jolie a monopolizzare probabilmente gli incassi del week-end.

Ormai va così. A febbraio hanno debuttato nei cinema italiani ben 35 film, ad aprile saranno 46, a maggio 23, poi si chiude o quasi con l’estate, visto che il pubblico, arrivando il bel tempo, diserta volentieri le sale, anche quelle dotate di aria condizionata. Non che sia andata meglio nel 2017, anzi: uscirono addirittura 554 titoli, un’enormità, ma poi, rispetto all’anno precedente santificato da Checco Zalone, i biglietti venduti passarono da 105 milioni a poco più di 92. Un disastro.
L’affollamento sta diventando un problema serio, dunque. Un eccesso di offerta spesso annulla la domanda, nel senso che il gradimento del pubblico si concentra su pochi film di forte personalità o riconoscibilità pop, non importa se belli o brutti, con il risultato di lasciare sul campo anche piccoli capolavori magari non sostenuti dalla pubblicità o ritenuti elitari, per pochi, insomma “difficili”.
Si può fare qualcosa? Non credo. Nonostante tutti i ragionamenti fatti in questi anni, le case di distribuzione italiane spediscono in sala i loro titoli alla vecchia maniera, molto sgomitando e pregando, nella speranza che si crei “il caso” o che il pubblico, invogliato dal passa parola positivo, faccia la fila. Talvolta capita, e certo i buoni od ottimi risultati commerciali riscossi da “Come un gatto in tangenziale”, “Benedetta follia” o “A casa tutti bene” fanno sperare in una ripresa della commedia italiana. Ma resta il problema.
Neanche gli addetti ai lavori riescono a vedere tutti i film che escono, settimana dopo settimana, nonostante le anteprima a raffica per la stampa, figuriamoci uno spettatore normale, pagante, fosse pure cinefilo e ben informato. Non è tanto, o solo, il costo del biglietto che incide. In Italia tutto sommato si paga il giusto rispetto al resto d’Europa, specie se si sta lontano dai multiplex-cattedrale e non si porta tutta la famiglia a vedere “Coco” o il grande cartone animato di turno. Il fatto è che, materialmente, nessuno può sorbirsi 9 film a settimana, neanche 5 o 3. Di solito se ne sceglie 1, e se è possibile vederlo “piratato” in streaming per molti, a prescindere dal reddito, è meglio: si fa prima e non c’è neppure da cercare parcheggio.
Come se ne esce? Non se ne esce, credo e temo, nel senso che questa offerta abnorme di film, molti dei quali approdano nelle sale solo pro-forma in attesa dello sfruttamento sulle varie piattaforme, per lo più televisive, non sembra destinata a cessare. Invece si dovrebbe capire che non tutti i film sono fatti per le sale, e se anche sono nati per il grande schermo il mercato italiano non è oggettivamente in grado di accoglierli tutti. Suona come un’ingiustizia, lo so, e in buona misura tale è, ma essere “belli e invisibili” non giova a nessuno.
Pochi giorni fa, per fare un esempio, ho visto in casa d’amici un bel film americano del 2009, “Get Low”, protagonisti Robert Duvall, Bill Murray e Sissy Spacek: benché premiato al festival di Torino e lodato dalla critica, la Sony preferì farlo uscire in Italia direttamente in dvd col titolo “The Funeral Party”. E meno male. Al cinema non l’avrebbe visto nessuno.

Michele Anselmi per il sito Siae.it

L'immagine può contenere: 1 persona