RIO DE JANEIRO: UN COMMANDO UCCIDE LA MILITANTE POLITICA MARIELLE FRANCO

DI FRANCESCA CAPELLI

Se non fosse stata così bella, l’omicidio di Marielle Franco – attivista politica brasiliana ammazzata a Rio de Janeiro la notte del 14 marzo da un commando che l’ha inseguita da un’auto in corsa – sarebbe passato inosservato o liquidato brevemente come l’ennesimo episodio di violenza in una metropoli insicura. Ma Marielle Franco era bellissima. E la sua storia di lesbica afrobrasiliana, nata in una favela, laureata in sociologia e militante femminista, ha tutte le carte in regola per diventare “simbolo”: della discriminazione prima, del riscatto poi, infine della lotta politica. Con un partito di sinistra (Psol, Partito socialismo e liberdade, www.psol50.org.br/), con il quale era stata eletta al consiglio municipale di Rio de Janeiro – una delle candidate più votate – e costituito da gruppo di fuoriusciti del Pt (lo stesso dell’ex presidente Inácio Lula da Silva).
E ora che Marielle Franco è diventata un simbolo, possiamo anche toglierle spessore politico. La notizia della sua morte nasce “orfana” e morirà “vedova e senza figli”, come accade nei media italiani a tutte le notizie provenienti dal sud del mondo. Viene descritta con dovizia di particolari la dinamica dell’attentato, la violenza dell’attacco (nel quale è morto anche l’autista della macchina che la riportava a casa dopo una riunione politica).
Ben poco, invece, si dice del clima politico in cui si è generato questo omicidio. La città di Rio de Janeiro è da settimane militarizzata, per volontà del presidente Michel Temer (al potere dopo il colpo di stato del 2016) con il pretesto della lotta al narcotraffico (https://www.alganews.it/…/rio-de-janeiro-militarizzata-la-…/). Un provvedimento approvato dal parlamento, che presto potrebbe estendersi ad altre città, giustificato dal cosiddetto “stato d’eccezione”, ossia l’individuazione di un “nemico pubblico” grazie al quale un governo ottiene strumenti eccezionali per contrastarlo, con poteri che vanno oltre i limiti previsti dalla costituzione. In Brasile era stato visto negli anni ’70, durante la dittatura, quando i militari avevano il potere di procedere a fucilazioni senza nemmeno bisogno di passare per un processo, per quanto sommario.
Marielle Franco nei giorni scorsi aveva denunciato omicidi e violenze dell’esercito contro gli abitanti della favela di Acari, nella zona nord di Rio, oltretutto sede di progetti di educazione e formazione professionale, che hanno effettivamente ridotto il tasso di violenza e criminalità al suo interno.
Già sono partite le accuse incrociate. Secondo la polizia i killer apparterrebbero alle bande del narcotraffico; secondo i compagni di partito di Marielle (che l’hanno omaggiata con l’immagine qui sotto), il movente va cercato nel suo impegno politico. Per questo, spiegano in un comunicato, non si può escludere l’ipotesi di un omicidio politico, di un’esecuzione in piena regola.

Foto: Psol