SPIA AVVELENATA: LA CRISI DIPLOMATICA TRA LONDRA E MOSCA

DI GIORGIO DELL’ARTI

Ci si chiede ogni tanto se, nell’era di internet, abbiano ancora senso i servizi segreti vecchia maniera, con le spie che si fanno consegnare documenti cartacei, li fotografano, li mandano in patria e tutto il resto che conosciamo attraverso il cinema. Quello che sta succedendo tra Mosca e Londra mostrerebbe in realtà che la rete ha modificato poco le vecchie procedure. Per procurarsi le informazioni, così come fanno o dovrebbero fare i giornalisti, bisogna muovere i piedi.

Tutto questo per preannunciare quale fatto del giorno?
Le ultime conseguenze della storia del gas nervino e della spia avvelenata in quel di Salisbury. Evento che si colloca a mezzo delle manovre di Trump e pochi giorni prima delle elezioni, domenica prossima, che confermeranno Putin presidente per la quarta volta. ù

• Partiamo dal caso della spia uccisa.
Lo scorso 4 marzo Sergei Skipral, 66 anni, ex agente segreto che per anni aveva passato informazioni ai servizi britannici, è stato trovato accasciato su una panchina della città inglese di Salisbury, insieme a sua figlia Yulia, che di anni ne ha 33. I due al momento sono ricoverati in gravi condizioni. Ad avvelenarli un agente nervino. Oltre a loro altre 21 persone sono rimaste intossicate, sempre a Salisbury, con danni meno gravi.

Perché gli inglesi sono convinti che siano stati i russi?
Perché i chimici britannici hanno identificato il veleno come l’agente paralizzante Novichok, sviluppato dalla Russia tra gli anni Ottanta e Novanta. Theresa May ha detto che ci sono due possibilità: o la Russia è responsabile direttamente del tentato omicidio, oppure ha perso il controllo delle sue armi chimiche (ipotesi improbabile). La premier ha quindi chiesto al Cremlino spiegazioni ufficiali. Non avendole ricevute, ha deciso di espellere 23 russi identificati come agenti segreti al servizio di Mosca (devono andarsene entro una settimana). Intende anche colpire proprietà russe in Gran Bretagna. Nessuna delegazione britannica parteciperà ai mondiali di calcio e gli inviti al loro ministro degli Esteri Sergej Lavrov sono stati revocati. Ieri poi Gran Bretagna, Francia, Germania e Stati Uniti hanno firmato una dichiarazione in cui si afferma che «la mancata risposta della Russia alle legittime richieste del Regno Unito ne sottolinea la responsabilità». I quattro Paesi condannano anche quello che definiscono «il primo attacco con agente nervino in Europa dalla Seconda Guerra Mondiale». Gli inglesi hanno coinvolto anche la Nato: lunedì prossimo il segretario generale dell’Alleanza atlantica Jens Stoltenberg incontrerà il ministro degli esteri britannico Boris Johnson per discutere del caso. A far sospettare dei russi ci sono parecchi precedenti. Da quando, nel 1978, il dissidente bulgaro Georgi Markov venne ucciso sul ponte di Waterloo dalla puntura di un ombrello avvelenato, le morti oscure sul suolo inglese sono state numerose. La più clamorosa, nel 2006, l’avvelenamento con il polonio di Alexandr Litvinenko, in circostanze molto simili a quelle di Skripal.

• E i russi come si difendono?

Hanno negato ogni accusa. Il ministro degli Esteri Lavrov ha fatto già sapere che espellerà presto diplomatici britannici in risposta alla mossa di un governo inglese «disperato» perché non in grado «di rispettare le promesse fatte sull’uscita dall’Unione europea». Al di là dei toni di Lavrov, è un dato oggettivo che la May al momento sia politicamente debolissima, con una maggioranza politica risicata e una trattativa in corso sulla Brexit complicata e logorante. C’è anche da dire che, nonostante le dichiarazioni di fuoco e la decisione teatrale di espellere i diplomatici, finora le misure prese dal governo britannico sono state abbastanza blande. Ad esempio non sono stati toccati gli investimenti e le proprietà dei ricchi imprenditori russi amici di Putin nel Regno Unito, né si è accennato all’intenzione di chiedere l’esclusione delle banche russe dal sistema Swift che lega i trasferimenti internazionali. Molto più pesanti possono essere gli effetti delle sanzioni imposte ieri dagli Stati Uniti.

Cosa prevedono queste sanzioni?
Si tratta di provvedimenti contro «cinque entità» e «19 individui» accusati di aver interferito nelle elezioni presidenziali del 2016 e di aver condotto «attacchi informatici devastanti contro infrastrutture strategiche degli Stati Uniti». Fra le organizzazioni colpite dalle sanzioni ci sono anche l’Fbs e il Gru, due agenzie di intelligence accusate da tempo di essere coinvolte nei tentativi di influenzare varie elezioni straniere negli ultimi anni. E fra i 19 individui, perlopiù oligarchi vicini a Putin, 13 sono incriminati nell’inchiesta del procuratore speciale Robert Mueller sull’ingerenza della Russia nell’ultima campagna elettorale statunitense.

Ma da quando Trump è un nemico di Putin?
In effetti prima di essere eletto aveva lodato più volte il presidente russo, per Trump modello di uomo forte al comando. E, una volta alla Casa Bianca, è stato molto riluttante ad approvare misure del genere contro la Russia. È stato il Congresso a imporre queste sanzioni, tant’è che la Casa Bianca aveva ignorato addirittura la scadenza imposta un mese e mezzo fa. Non è chiaro perché Trump abbia deciso di applicare le misure proprio ora. Probabilmente è una scelta che si lega al caso diplomatico scoppiato in Gran Bretagna. Di certo tutto questo andrà a incrementare il consenso in patria di Putin che dopodomani sarà eletto per la quarta volta presidente. I sondaggi lo danno ampiamente al di sopra del 50% (la soglia necessaria per non andare al ballottaggio), lui punta almeno al 70%.