18 MARZO 1978 FAUSTO E IAIO DEL LEONCAVALLO

DI CLAUDIA BALDINI

Iaio si stava recando a casa della famiglia Tinelli in via Montenevoso 9. Ma a sette metri di distanza dalla camera di Fausto, al civico numero 8, c’è un covo delle Brigate Rosse. Verrà scoperto il 1º ottobre del 1978, gli inquirenti trovano le carte originali del memoriale di Aldo Moro, lettere scritte dallo statista, verbali del suo lungo interrogatorio prima di essere ucciso. All’ultimo piano della palazzina dove abita la famiglia Tinelli, c’è una mansarda trasformata in un mini appartamento, da lì gli agenti dei servizi segreti controllano il covo delle Brigate Rosse. Alla Commissione Moro sarà detto che l’appartamento era stato affittato solo nel luglio del 1978, ma secondo la madre di Fausto già dal gennaio del 1978 vedeva persone entrare in quella mansarda con scatoloni e strane parabole.

Si delineerebbe quindi, nell’assassinio dei 2 giovani, un messaggio ‘trasversale’ fra servizi deviati italiani che già avevano modo di infiltrare o perlomeno condizionare l’operato delle BR, oltre che l’eliminazione di un potenziale ‘investigatore’ (il Tinelli) che già da tempo, con i suoi più stretti compagni, osservava con acuta attenzione la realtà politica del periodo non solo in ambito milanese. Come per l’assassinio di Valerio Verbano due anni dopo a Roma, è possibile che servizi segreti (più o meno ‘deviati’) e manovalanza fascista, abbiano concorso per salvare lo status-quo della politica nazionale, fatta di intrighi, depistaggi e crimini di ogni sorta[senza fonte]. Lorenzo(detto Iaio) Jannucci e Fausto Tinelli saranno ricordati nel comunicato n. 2 delle Brigate Rosse, emesso durante il sequestro di Aldo Moro il 25 marzo 1978. A loro vien fatto riferimento come “compagni… assassinati dai sicari di regime”. Come per Valerio Verbano.

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