MACRON E MERKEL HANNO PARLATO DELL’ITALIA. COSA CE NE DERIVA?

DI ALBERTO TAROZZI

Itala in primo piano, nei colloqui Merkel- Macron di due giorni fa a Parigi. Che giudizio ne possiamo dare? Nell’immaginario dell’italiano medio un incontro franco-tedesco si abbina all’odore di una fregatura cosmica come ai tempi dei sorrisetti di Sarkozy buonanima (politicamente parlando).

E’ stato così anche stavolta? Per il momento non si può dare un giudizio definiitivo. Certo, l’asse franco-tedesco viene ribadito con forza come accoppiata alla guida della Ue, che relega i terzi incomodi al rango di comparse più o meno di prestigio e questo non ci torna particolarmente utile. Un’ aggravante è costituita dal fatto che siamo stati messi all’ordine del giorno a causa del successo elettorale di forze politiche sgradite, manco avessimo già proclamato la Italexit in analogia alla May (altro punto critico denunciato al termine dell’incontro). Come dire che coi “populisti” al governo di Roma è lecito che noi si conti a Bruxelles meno del due di picche.

A questo punto però va ricordato che hanno pensato a noi riflettendo anche su errori che non ci possono essere addebitati. In primo luogo, le nostre evoluzioni elettorali sono state determinate da errori non necessariamente nostri. Anzi, c’è chi ha visto nel riferimento di Macron, ma non solo, al nostro quadro politico, niente più di un pretesto. Sarebbe cioè la dimostrazione di errori nel campo della questione migratoria che non possono esserci addebitati in toto, ma da cui conseguirebbero scelte drastiche di Parigi, miranti al contenimento feroce dei flussi in entrata nell’Unione.
Che poi questo lo si debba e possa fare rafforzando i già corposi contingenti militar-coloniali francesi in Africa, con la gentile richieste di aggregare nostre truppe agli ordini di Parigi, tanto meglio per Emmanuel. L’importante è che vadano diminuiti gli ingressi: la lingua batte dove l’Italia duole, ma i pensieri si fanno cupi pensando a quanto potrebbe avvenire in Francia. L’idea fissa è che, sull’onda del successo del suo omologo Salvini, si possa assistere alla resurrezione oltralpe di una Le Pen che si sta incartando su se stessa e sembra più interessata a far fuori politicamente il vecchio padre che a conquistare consensi.

Questo probabilmente il Macron-pensiero. Ma per noi è più importante prevedere se e in che misura, sul tema delle migrazioni, su quella di Macron prevarrà la visione della Merkel. Non tanto e non soltanto per ragioni umanitarie (l’afflato buonista della Merkel è ormai in via di totale esaurimento), ma perché, negli errori della Ue, secondo Angela, almeno fino a poco tempo fa, andava conteggiato anche un altro fattore. Vale a dire che la Ue dovrebbe farsi carico di redistribuire gli sforzi dell’accoglienza un po’ dappertutto, riducendo gli oneri dei paesi collocati, come l’Italia, sulla linea del fronte.

Su questo la Ue non ha ancora deciso. La riforma della Commissione pare non contenga clausole di modifica dei famigerati accordi-fregatura (per l’Italia), sottoscritti a Dublino, deleteri per le nazioni situate geograficamente come noi. Viceversa, nelle proposte del Parlamento europeo, il principio della suddivisione degli oneri per tutta l’Unione viene introdotto, a dispetto del muro frapposto dalla Banda dei quattro (i paesi di Visegrad), ormai allargata a Vienna e Bucarest.

Chi la spunterà ? Noi al momento siamo solamente degli spettatori. E che ci resti da tifare Merkel significa che lo spettacolo non può essere di nostro completo gradimento.