MASS MEDIA, INFORMAZIONE, MANIPOLAZIONE, MISTIFICAZIONE: IL MALE OSCURO DELL’ITALIA

DI ELIO LANNUTTI

Mass media, informazione, manipolazione, mistificazione: il male oscuro dell’Italia divorata dalla corruzione.
Ieri, attraversando rapidamente il Transatlantico di Montecitorio dopo aver concluso un incontro, mi sono fermato per rispondere al saluto di giornalisti vecchie conoscenze da decenni, ai quali continuo a rimproverare l’assoluta mancanza di deontologia ed etica professionale nel raccontare fatti e notizie, il loro strabismo, la quotidiana violazione dei principi basilari sui quali si fonda la professione giornalistica, con la premessa di non voler rilasciare alcuna dichiarazione sulla situazione politica e la formazione del Governo. È nato un dibattito acceso su uno di essi che avevo definito ‘ventriloquo’ del potere, per un accanimento degno di miglior causa verso il M5S e la giunta capitolina di Virginia Raggi, lo strabismo assoluto per le gravi malefatte del Pd e del renzismo, in particolare Expo ed il Sindaco di Milano Giuseppe Sala. Come avevo scritto nella prefazione ad un libro di vignette satiriche: ”Io Sono Marione” firmata con il compianto Ferdinando Imposimato, Mauro Forno nel suo saggio: ”Informazione e potere. Storia del giornalismo italiano” (Ed. Laterza-2012), segnala che nei rapporti tra potere politico, economico e finanziario e mondo giornalistico italiano, esiste una prassi di lungo periodo, declinata dal fascismo in forme mai viste prima, ma non pienamente rimossa neanche dalla transizione alla democrazia repubblicana. Nell’Italia post fascista, una ristretta oligarchia ha guidato tutti i passaggi decisivi della vita economica e politica, con un modello gerarchico nella distribuzione del potere e della ricchezza specie a livello di influenza sui canali di informazione, con la malcelata aspirazione di celebrati rappresentanti del giornalismo italiano, la cui unica aspirazione è stata quella di entrare a far parte di quella stessa ristretta oligarchia, in una logica di non alterazione – e anzi spesso di salvaguardia – dei rapporti di potere.
“La Carta dei doveri del giornalista, che per salvaguardare la deontologia professionale, metteva al centro l’autonomia ed il dovere di verità, come valori etici assolutamente inderogabili, per la credibilità del giornalista garante di una informazione veritiera e garantire l’obiettività dell’informazione al servizio della collettività e dell’interesse generale ed impedire che la funzione giornalistica fosse subordinata ad interessi particolari, è stata calpestata soprattutto da un giornalismo economico-finanziario spesso contiguo del potere, ventriloquo di autorità vigilanti e di banchieri, complice di crac, dissesti e scandali bancari ed industriali, che hanno bruciato risparmi ed intere vite di lavoro a milioni di famiglie. La battuta di Beppe Scienza, professore di matematica all’Università di Torino autore del “Risparmio Tradito”, secondo il quale “i giornalisti sono economici perché costano poco”, fotografa un vero e proprio degrado della professione.
La funzione della stampa, il ‘Quarto Potere’ nell’Italia del dopoguerra, invece di svolgere il ruolo di cane da guardia del potere, ha assunto la funzione di cane da riporto di un sistema partitocratico marcio, specie di una Banca d’Italia ed altre autorità vigilanti asseverate agli interessi dei vigilati, che ha generato un intollerabile sistema di corruzione in tutti i settori della vita pubblica e privata, dagli appalti, alla sanità, intenta a tessere le lodi del moderno principe, sui cinegiornali Rai e Tv private a reti unificate, occultando le notizie sotto la bava di giornalisti striscianti e genuflessi al potere politico ed economico. Oggi più che mai, nel tempo dell’inganno universale globalizzato, nell’Italia del ‘renzismo’ transeunte, che fabbrica falsi miti e feticci artefatti, in particolare con l’istituzione dell’Anac, Autorità Anticorruzione, come foglia di fico delle continue malefatte, la verità disvelata con la satira, che sbeffeggia e mette alla berlina il potere costituito, è sempre più rivoluzionaria”.
Annibale Paloscia, uno dei miei maestri di ‘Avvenimenti’, il settimanale diretto da Claudio Fracassi che avevo contribuito a fondare uscito nel marzo 1988, esattamente 30 anni fa, mi spiegava l’insieme delle tecniche che mettono ogni sorta di messaggio a disposizione di un indifferenziato e vasto pubblico, chiamato «massa», nella comunicazione dei Mass media, forma di comunicazione mediata dalla tecnologia, sviluppata con la nascita della società di massa (fine XIX secolo) e con lo sviluppo della stampa, come principali canali della comunicazione sociale.
Quando i mass media utilizzano tecniche di comunicazione, per falsificare la realtà, influenzare l’opinione pubblica, proteggere interessi privati, mistificare il messaggio, invece che nell’informazione si sconfina nella «disinformazione», con lo scopo di influenzare il pubblico con la semplice forza della manipolazione di massa, subdole tecniche che diventano pericolose per la democrazia e la libertà d’opinione.
In questa epoca di crisi economica e decadenza morale, priva di riferimenti e valori etici, in questo paese alla rovescia con gli onesti ed i servitori dello Stato perseguitati, cricche manigoldi, lestofanti e faccendieri premiati, dove manca il coraggio della verità, mi torna in mente il Canto Terzo dell’Inferno, con Dante Alighieri che descrive gli ignavi durante la narrazione del suo viaggio nel regno dell’oltretomba all’interno della Divina Commedia, guardo da lontano molti ‘giornalisti’, che mi appaiono come tante anime perse.
Fatti e notizie d’attualità non sono solo raccontati, ma interpretati da un’azione psicologica, messa in opera da tutti i mezzi d’informazione disponibili, al fine di propagare una dottrina, creare un movimento d’opinione o suscitare un comportamento, che diventa un vero e proprio “lavaggio del cervello”, come accaduto ai molti ‘cantori’ oggi pentiti del ‘renzismio’. Alcune forme di giornalismo origliato, spiato, manipolato, de relato, sussurrato, basato sui retroscena, le indiscrezioni carpite, le chiacchiere da bar o da cortile, non funzionano più e portano solo discredito all’informazione la cui credibilità è in caduta libera, come confermato dalle copie dei giornali e settimanali in caduta libera. Se ci fosse stato un Ordine dei Giornalisti in grado di sanzionare il ‘giornalismo militante’ che invece di raccontare i fatti, li mistifica per propagandare gli interessi degli editori e dei poteri ad essi collegati, che definisco ‘da riporto’, perché invece di svolgere il ruolo di cane da guardia del potere, ha assunto la funzione di cane da riporto di un sistema partitocratico marcio, non ci sarebbe stata questa pericolosa deriva.
Per questo i ‘media’, screditati, non mediano più, essendo superati dalle rete e da migliaia di cittadini che in tempo reale replicano, precisano, smontano le loro fake news e le balle spaziali istituzionali (aspetto ancora che i colleghi facciano domande ai ministri come Padoan) tendenti a colpire l’unico movimento politico, il M5S che ha saputo interpretare il cambiamento, la potenzialità della rete, ed ha prodotto il 4 marzo 2018 la rivoluzione mite delle matite. Al giornalismo non servono gli scherani del potere, che come nel caso dell’assessore di Roma Berdini, carpiscono le confidenze per poi pubblicarle con la finalità di screditarlo. Conoscendo bene la categoria, da giornalista professionista che si è formato alla grande scuola di Avvenimenti, se rispondo per pura cortesia ad un giornalista amico, dopo aver affermato che non rilascio dichiarazioni, non è deontologico che quella risposta data venga pubblicata. Se dovesse accadere ancora, non mi comporterei certo come il pur bravo Berdini, costretto a dimettersi dal killeraggio e squadrismo mediatico.
Il giornalismo, invece di svolgere il ruolo di cane da guardia del potere, ha assunto la funzione di cane da riporto di un sistema partitocratico marcio, specie di una Banca d’Italia ed altre autorità vigilanti asseverate agli interessi dei vigilati, che ha generato un intollerabile sistema di corruzione in tutti i settori della vita pubblica e privata, dagli appalti, alla sanità, intenta a tessere le lodi del moderno principe, sui cinegiornali Rai e Tv private a reti unificate, occultando le notizie sotto la bava di giornalisti striscianti e genuflessi al potere politico ed economico. Lo affermo nell’interesse stesso della professione giornalistica e dell’informazione, essendo la stampa funzione e controllo importante della democrazia, per tornare alla deontologia invece che alla notizia origliata, per non accelerare il de profundis dell’informazione scritta, parlata e televisiva, finanziata da fondi pubblici o dai cittadini, mediante il canone sulle bollette elettriche.

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