SLOVACCHIA E CECHIA: ITALIANI NEL MIRINO DOPO L’OMICIDIO KUCIAK

DI CECILIA CHIAVISTELLI

I recenti fatti slovacchi, dove l’assassinio del giornalista di Aktuality.sk, Kuciak, è stato attribuito alla ‘ndrangheta, la situazione degli italiani che vivono e lavorano nel paese è diventata più difficile. Kuciak, prima della morte indagava sui legami tra la ‘ndrangheta italiana e personaggi del mondo politico. Il suo omicidio ha scoperto delle relazioni di mafiosi con alcuni governanti che poi hanno dato origine a una catena di dimissioni ai vertici del governo.

Contemporaneamente è iniziata una soffusa campagna denigratoria nei confronti degli italiani e gli affari collegati alle loro attività, sia in Slovacchia che in Repubblica Ceca.

Alcuni articoli apparsi qualche giorno fa su idnes.cz hanno puntato il dito contro alcuni italiani. Questo è il sottotitolo di uno degli articoli: “Gli immobili più lussuosi nel centro storico di Praga sono utilizzati dagli italiani per nascondere i soldi della criminalità. È stata avviata da MF DNES un’indagine sulle organizzazioni mafiose e della ‘ndrangheta. La figura chiave del business immobiliare è un uomo d’affari che da 27 anni vive a Praga, Claudio Leo Personnettaz”. L’articolo prosegue, concentrandosi sulle attività illecite di Leo Personettaz e sulle sue 36 società. Nell’altro articolo si fa riferimento a Massimiliano Fossati e a questa vicenda: “Secondo la Procura di Milano, un dirigente di UniCredit Bank era coinvolto nel riciclaggio di denaro italiano nel settore immobiliare di Praga. MF DNES ha scoperto che questa banca prestava soldi per investimenti negli immobili cechi”.

Peccato che i due fatti sono accaduti diversi mesi fa, ma c’è un tentativo di screditare tutti gli italiani accomunandoli a pochi elementi criminali.

La situazione ha obbligato la Camera di Commercio e dell’Industria Italo-Ceca a prendere posizione ufficialmente con un comunicato che “esprime perplessità e stupore in merito agli articoli, pubblicati dalla testata MF Dnes il 10 marzo e 12 marzo 2018.

La perplessità deriva dal fatto che le notizie siano una traduzione dall’italiano al ceco di vecchi articoli pubblicati dalla stampa italiana mesi fa. Lo stupore deriva invece dall’aggiunta, nella versione ceca, dei riferimenti alle organizzazioni mafiose, mentre l’articolo italiano parla solo di possibili fondi non dichiarati al fisco italiano.

Dobbiamo ammettere che non riusciamo a dare risposta a tutte le domande che vengono spontanee. In effetti, sarebbe molto grave, se vi fosse la volontà mediatica di portare a Praga i recenti fatti accaduti in Slovacchia, ipotizzando legami che – stando alle informazioni disponibili – non sono mai emersi.

Sarebbe ancora più grave se un’indagine della magistratura italiana fosse strumentalizzata al solo scopo di ostacolare l’attività imprenditoriale italiana in Repubblica Ceca e infangare l’immagine della comunità italo-ceca.

I rapporti di amicizia tra Italia e Repubblica Ceca, anche in questo settore, durano da 500 anni, interrotti soltanto da 40 anni di regime. Negli ultimi 25 anni, gli investitori italiani a Praga hanno lavorato con serietà e professionalità a stretto contatto con imprese, enti pubblici e istituzioni ceche, dando un contributo fondamentale al recupero qualitativo del centro storico della capitale, martoriato dal comunismo. Il recupero e la valorizzazione di edifici storici di pregio richiede capitali, know how, sensibilità architettonica e rispetto della storia. Se Praga ha saputo recuperare appieno il suo patrimonio immobiliare, oggi ammirato da milioni di turisti, parte del merito è anche della comunità imprenditoriale italiana, come dimostrano i numerosi premi e riconoscimenti nazionali ottenuti negli anni da diverse aziende italo-ceche.

Non possiamo condividere titoli ad effetto né alcuna generalizzazione, che riteniamo altamente lesiva non solo per le imprese italo-ceche, ma di tutta la comunità italiana, imprenditoriale e non, presente a Praga e in Repubblica Ceca”.