OK A RIFORMA CARCERI: SALVINI: “LA CANCELLEREMO”. ORLANDO: “NON E’ SALVA-LADRI”

DI CHIARA FARIGU

Semaforo verde dal CdM per il decreto di riforma dell’ordinamento penitenziario. Un via libera che ha innescato diverse polemiche soprattutto da parte del Centrodestra e della Lega in particolare. Un botta e risposta tra il ministro uscente Orlando e il candidato premier del Carroccio che della sicurezza e della certezza della pena ne ha fatto il cavallo di battaglia durante la sua campagna elettorale. E se Salvini minaccia di cancellare l’ennesimo “svuota-carceri” una volta al Governo poiché “chi sbaglia paga”, il ministro della Giustizia ne difende l’impianto tacciando di malafede chi parla di “svuota-carceri”.

La riforma, è bene sottolinearlo arriva dopo ben cinque anni dalla condanna inflitta all’Italia dalla Corte Europea per i Diritti Umani per le condizioni vergognose nelle quali i detenuti scontano le pene nelle carceri italiane. Alla quale si sono aggiunti i numerosi appelli della società civile e di giuristi, magistrati e avvocati che, nei giorni scorsi, in segno di protesta contro il rischio di mancata approvazione, si sono astenuti dalle udienze in calendario per il 13 e il 14 marzo scorsi. Una corsa dell’ultima ora affinché il lavoro fatto in questi ultimi anni non andasse perso.

Quali, le novità contenute nella riforma?

Sostanzialmente tre: 1) più misure alternative atte a ridurre il ricorso alla detenzione, senza tuttavia indebolire la sicurezza della collettività, 2) più socialità e tutela dei diritti in carcere, 3) sanità penitenziaria. Il tutto per rendere più efficiente il sistema carcerario, riducendo i tempi procedimentali e risparmiando sui costi. Ne viene da sé che riducendo il ricorso alla detenzione in favore di misure alternative adeguate diminuisca il sovraffollamento attuale delle carceri nostrane così come tutelando i diritti dei detenuti improntati sul rispetto di bisogni ed esigenze si favorisca il reinserimento nella società, una volta scontata la pena. Questo nelle intenzioni del legislatore.

Nel dettaglio, questi i punti messi in atto.

1) PIU’ MISURE ALTERNATIVE: ovvero un maggiore ampliamento delle attuali misure alternative alla detenzione, ad eccezione dei reati di mafia e terrorismo. Quindi nessun cambiamento o ritocco per il 41-bis.
Possibilità invece, per i condannati all’ergastolo, di accedere al regime di semilibertà per coloro che hanno fruito, nel rispetto delle regole, di permessi premio per almeno 5 anni consecutivi.
Prevista anche la possibile sospensione della pena residua fino a 4 anni per accedere all’affidamento in prova.

2) PIU’ SOCIALITA’ E TUTELA DEI DIRITTI IN CARCERE: ovvero attenzioni maggiori, rispetto alle attuali, spesso disattese, alle attività di studio, di lavoro ma anche di svago. Maggiori tutele anche sull’alimentazione atte a rispettare bisogni ed esigenze di reclusi di culture diverse con differenti abitudini alimentari.
In questo specifico punto rientrano a pieno titolo le tutele legate all’identità di genere e all’orientamento sessuale onde evitare discriminazioni.
E, in linea con le regole europee, rispettare il diritto del detenuto a scontare la sua pena presso un istituto di detenzione vicino alla sua residenza affinché non sia privato del conforto e della vicinanza dei familiari. Fatta eccezione, recita la normativa, per “specifici motivi contrari”, vale a dire mantenere rapporti con la criminalità comune o organizzata di appartenenza.
Consentito l’uso delle tecnologie informatiche come l’uso della posta elettronica o i colloqui via Skype.

3) SANITA’ PENITENZIARIA: ovvero equiparazione tra infermità fisica e psichica per favorire adeguati percorsi rieducativi compatibili con le esigenze di cura del detenuto.

“E’ sicuramente un passo avanti anche se alcune norme essenziali, come quelle sui minori e sulla sessualità, sono rimaste al palo”, commenta Patrizio Gonnella, presidente di Antigone, l’associazione per i diritti e le garanzie nel sistema penale, soddisfatto anche se solo parzialmente da quanto approvato in CdM. Intenzionato pertanto a non mollare la presa e ad esercitare ulteriori pressioni in quest’ultimo tratto di iter legislativo visto che la normativa deve tornare in Senato per una rilettura prima che sia varato il definito decreto dal Governo.
Una riforma quasi al traguardo, dunque. Salvo imprevisti dell’ultima ora che, tuttavia, il ministro uscente esclude.

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