MONDIALI ’78: EX CALCIATORE PERUVIANO SVELA I NOMI DEI COLLEGHI VENDUTI ALL’ARGENTINA

DI FRANCESCA CAPELLI

DALLA NOSTRA CORRISPONDENTE A BUENOS AIRES

Era il 1978, il periodo più feroce della dittatura argentina. Era anche l’anno dei mondiali, ospitati proprio nel paese sudamericano. Le organizzazioni per i diritti umani protestavano, i giornalisti stranieri arrivati a Buenos Aires per parlare calcio scoprivano, dalle donne radunate in Plaza de Mayo, che i loro figli sparivano, portata via da Falcon senza targa.
Per Jorge Videla, capo della giunta militare che aveva realizzato il golpe del 24 marzo 1976, era la grande occasione per mostrare il paese in gran spolvero, per fare apprezzare l’ordine e la pulizia del “processo di riorganizzazione nazionale”, per mettere a tacere le voci sempre più insistenti su quello che avveniva in luoghi come la Esma e Campo de Mayo: scuole e basi militari che ospitavano centri di detenzione clandestina, dove i prigionieri veniva torturati e uccisi.
Videla rispondeva alle proteste internazionali con il motto: “Noi argentini siamo diritti e umani” e intanto si preparava al trionfo calcistico, che in Argentina – come in Italia – è sempre stato fortemente strumentalizzato dal potere politico di turno.
Ma, nei gironi a quattro delle eliminatorie, le cose non sono andate bene come previsto. Così nell’ultima partita, che si gioca contro il Perù, all’Argentina non basta vincere. Per passare direttamente in finale, deve battere il Perù con tre goal di scarto, segnandone almeno cinque.
Videla fa sapere al ct Luis Cesar Menotti che “deve” vincere. E in effetti l’Argentina trionfa, con un 6 a 0 che fin da subito appare sospetto, e non solo perché Ramón Quiroga – portiere del Perù, nonché argentino – quel giorno era sembrato davvero poco in forma. Si parlerà successivamente di aiuti economici promessi dall’Argentina al governo peruviano, delle pressioni dei narcos colombiani, dell’intervento di Henry Kissinger, allora segretario di Stato Usa.
Pochi giorni fa, anche l’ex centrocampista peruviano José Velásquez, oggi 65enne, ha voluto dire la sua sui fatti del 1978, confermando peraltro la teoria più accreditata, quella della partita comprata.
In un’intervista audio, riportata dal quotidiano scandalistico Trome – fatta di mezze affermazioni, sottintesi e dichiarazioni tirate fuori con le pinze – ha ammesso che sei giocatori peruviani si sarebbero fatti corrompere. Tra loro, lo stesso Quiroga, ma anche Rodulfo Manzo, Raúl Gorriti, Juan José Muñante. Degli altri due, Velásquez non ha voluto fare il nome, per non danneggiarli in quanto famosi. O forse per non incorrere in cause milionarie.
L’Argentina vinse poi il mondiale, 3 a 1 nella finale contro l’Olanda, i cui giocatori si rifiutarono di salire sul palco d’onore a stringere la mano ai militari.
Ma questo è il calcio, avrebbe detto lo scrittore e fumettista rosarino Roberto Fontanarrosa, appassionato tifoso, morto nel 2007. E se per Jorge Luis Borges “il calcio è popolare, perché la stupidità è popolare”, per Fontanarrosa la risposta sta altrove: “credo che se non si capisce che questa è una passione – e le passioni sono abbastanza inspiegabili – non si capisce niente di quello che succede nel football”.