TAX RULING. GLI ACCORDI PER TASSE IRRISORIE ALLE MULTINAZIONALI

DI MARINA POMANTE



Esistono accordi riservati che il Governo stipula con le grandi aziende, concedendo così a queste multinazionali di ottenere importanti abbattimenti sulle tasse da versare.
Il nostro Paese, di questi accordi ne conta ormai, almeno 78, piazzandosi così solo dietro a Belgio Lussemburgo e Olanda. Ma tale materia sembrerebbe piuttosto ignorata dal grosso pubblico. Eppure la questione fiscale, legata alle aliquote, al cuneo fiscale, alle agevolazioni che le aziende godrebbero, ai provvedimenti promessi e a qualsiasi altro rimedio alla pressione fiscale, è stato uno degli argomenti pregnanti della campagna elettorale che abbiamo appena visto scivolare via, tuttavia i termini, o meglio, il concetto: Tax ruling, è stato sistematicamente evitato da tutte le Parti politiche, nessun partito, nessuna Forza politica, ha avuto l’ardire di tirare in ballo questi accordi segreti tra multinazionali e l’Italia.

Ma cosa si intende per Tax ruling
In parole semplici, sono nient’altro che contratti che consentono alle grandi compagnie un esborso molto contenuto, rispetto a quello che invece le medie e piccole imprese sono tenute a versare all’erario.
E non siamo al cospetto di importi che possano considerarsi trascurabili, tant’è che, come spiegato da stime del docente di economia aziendale alla Nottingham University Business School in Inghilterra, Tommaso Faccio, i Tax ruling, hanno un’incidenza per il nostro Paese di circa 7 miliardi di euro all’anno di tasse non versate e per fare un esempio concreto dell’importanza della cifra, basti pensare che è la stessa quantità di denaro pubblico che lo Stato stanzia per il finanziamento delle università.

Secondo gli ultimi dati ufficiali emerge che gli accordi fiscali segreti tra Multinazionali e Agenzia delle Entrate, abbiano registrato un nuovo picco al rialzo. Secondo il rapporto della Commissione europea, tra l’Italia e le Aziende che hanno beneficiato di questo meccanismo, nel 2016, il conteggio degli accordi è salito a quota 78, ben 10 in più dell’anno precedente.
In effetti si fa riferimento solo ad una parte del problema, cioè quello relativo solo agli “apa”, cioè quegli specifici ruling che stabiliscono i prezzi a cui le multinazionali trasferiscono beni e servizi tra le singole società del gruppo, spesso convogliando i profitti nelle filiali con sede nei paradisi fiscali.

Quali sono i vantaggi per una multinazionale che apre un accordo con regime Tax ruling appare evidente, l’azienda promette investimenti ed occupazione ed ottiene in cambio tassazioni agevolate, ma il sistema spesso adottato dalle multinazionali è che poi, una volta che l’azienda si è stabilita sposta i profitti da una società controllata all’altra per ridurre al minimo le imposte. Questo meccanismo è già stato utilizzato da Apple, Fiat, Amazon, Google, Starbucks e McDonald’s.
Secondo fonti de “l’Espresso” tre di questi accordi segreti riguarderebbero: Michelin, Microsoft e Philip Morris.

Sono evidentemente queste le ragioni che hanno determinato che il Lussemburgo sia divenuto lo snodo centrale della finanza europea, molte aziende infatti, versano tasse sulla base di aliquote addirittura inferiori all’1% dell’utile dichiarato! L’Unione Europea, è intervenuta, quando è riuscita a dimostrare che questi accordi hanno permesso, oltre ad un trattamento fiscale privilegiato alle Aziende firmatarie, anche un indiscutibile vantaggio competitivo nei confronti delle piccole e medie imprese locali, ottenendo una condizione di concorrenza sleale.
E’ corretto quindi il pensiero di chi sostiene che tali accordi, dovrebbero essere noti ai cittadini contribuenti ed alle aziende, c’è anche chi si spinge oltre, sostenendo che sarebbe giusto, proprio in ragione di un mercato libero e contro ogni attività sleale, che tale materia dovesse essere sottoposta ad un giudizio popolare, in pratica, mettere i cittadini di fronte alla scelta della promessa di una multinazionale, della creazione di posti di lavoro, ma che otterrebbe la contropartita di una esagerata agevolazione fiscale…

Per chiarezza, va detto che i Tax ruling, non sono certamente un fenomeno esclusivo del nostro Paese, sono presenti accordi di questo tipo, in tutta Europa.
Basti pensare che in un solo anno sul territorio europeo si è registrato un aumento degli apa del 64% (in larga misura costituito dal solo Belgio dove si contano 1081 tax ruling tipo apa).

Lo scandalo LuxLeaks
Il consorzio investigativo Icij (di cui fa parte L’Espresso) condusse un’inchiesta giornalistica internazionale e tre anni fa, arrivò a conoscere i privilegi fiscali concessi dal Lussemburgo a centinaia di società private.
Grandi multinazionali come Apple, Ikea, Deutsche Bank, ottennero dal Lussemburgo la concessione per spostare nel Paese gran parte dei profitti, pagando in cambio tasse ridicole, l’1% o anche meno!
Sulla scia dello scandalo LuxLeaks sui tax ruling, la Commissione europea ha avviato diverse indagini e in taluni casi dispose sanzioni alle multinazionali. Alcuni esempi sono i ruling ottenuti da Starbucks e Amazon nei Paesi Bassi, da Fiat-Chrysler in Lussemburgo e anche da Apple in Irlanda.
La Commissione europea ha inoltre provveduto ad una riforma politica. Dall’anno scorso così, gli Stati Ue devono scambiarsi le informazioni sui ruling emessi.
Sempre nel quadro della riforma, a partire da quest’anno, tutte le multinazionali con un fatturato complessivo superiore ai 750 milioni di euro dovranno fornire alle autorità fiscali degli Stati in cui operano, i dati economici divisi per nazione: fatturato, profitti, tasse, numero di dipendenti. Questi numeri permetterebbero agli analisti di accorgersi se una multinazionale stia facendo operazioni illecite.
I dati invece sono inibiti ai cittadini, che restano con il sentimento di sospetto e si sentono ancora più distanti dai “centri di potere” della Politica e dello Stato.

Volendo ragionare oltre le considerazioni morali-commerciali che meramente riguardano le vantaggiose potenzialità di mercato di una multinazionale che goda di un trattamento di miglior favore fiscale, rispetto ad un produttore che invece si trovi allineato ad un regime di tassazione ordinario, la questione assume una connotazione di oppurtunismo da ambo le parti, poiché se da un lato si attirano colossi internazionali nel Paese, con la relativa creazione di nuovi posti di lavoro, l’aumento dei consumi e del Pil, dall’altro si decide di rinunciare praticamente all’intero gettito che deriverebbe dalle tasse di queste multinazionali, insomma è un delicato esercizio di valutazione che esamina se “l’impresa valga la spesa”.
Entrando invece nelle considerazioni morali-pratiche, si evince che un andamento di questo tipo, in tempi non lunghissimi, finisce con lo stritolare le piccole e le medie imprese che non riusciranno a ritagliarsi una fetta di Mercato a causa delle scelte dei consumatori che opteranno per soluzioni di maggiore risparmio… Ipotizzando che la Ditta Tal de’ Tali, produca sedie e le proponga sui mercati ad un costo che terrà conto delle spese di materie prime, trasformazione e lavorazione e soprattutto delle tasse che graveranno sugli utili, come potrà mai questa azienda competere con un colosso tipo Ikea (tanto per citare qualcuno) che immette nel circuito commerciale lo stesso prodotto ad un listino ribassato del 20 o 30% rispetto agli altri? Il futuro del commercio (e forse anche dei servizi) è quindi inesorabilmente nelle mani delle grandi corporazioni? Saranno queste che veicoleranno i bisogni indotti e accentreranno sempre più i consumi dei popoli? Ma uno scenario così, lascia intravedere una società nefastamente allineata ed educata ad un consumismo mirato, l’individualità della scelta di un prodotto, verrebbe annullata completamente dai “programmi” commerciali delle corporazioni.
L’iniziativa privata è quindi destinata anche lei al collasso? Prospettive del pesce grande che mangia il pesce piccolo, diventano allora la normale logica della produzione su scala internazionale e il concetto stesso di sovranità di un paese, cede il passo ad una sovranità commerciale, dove non sono più previsti cittadini, ma esclusivamente dei consumatori. Il concetto lascia spalancata la porta alla possibilità crescente di Governi oligarchici, piuttosto che politici.