LA PASOKIFICATION S’AGGIRA PER L’EUROPA: ORA SI RICOMINCIA DACCAPO

DI CARLO PATRIGNANI

Un nuovo spettro s’aggira per l’Europa: non è più il comunismo, è la Pasokification, la fine del centro-sinistra teorizzato dalla terza via di Tony Blair, Gerard Schoroder e di Billy Clinton che ha dominato il Vecchio Continente dai primi del Duemila.

Non c’è più il centro-sinistra. Si è liquefatto prima in Grecia, poi in Spagna, in Francia e Germania, nei paesi scandinavi e da ultimo in Italia, per stare dietro al neue mitte, il nuovo centro, che per il dogma neoliberista assicurava la governabilità senza morale, del sistema.

Dopo l’ultimo terremoto del 4 marzo, per l’exploit del M5S in Italia, si deve ovunque ricominciare daccapo perchè con la rivoluzione digital-tecnologica è saltato il sistema delle democrazie rappresentative: dagli Usa all’Europa.

Se nel ‘900 sono stati i partiti di massa – comunista, socialista, socialdemocratico – a formare le convinzioni e il voto dei cittadini, ora sono costoro che si danno una loro organizzazione autonoma dai partiti: sono i movimenti con cui dettano l’agenda dei loro bisogni e delle loro aspettative.

I partiti di massa si sono sciolti e si sciolgono come neve al sole con le loro ideologie sempre più fumose e fatue e i loro apparachik, lontani anni luce dai bisogni e dalle aspettative della gente: come e su quali basi ricominciare daccapo è tutto da fare e da costruire volta per volta. Guai a sfuggire la contaminazione!

I movimenti sorti spontaneamente sul fallimento del neoliberismo per le politiche di austerità – Podemos, Syriza, Momentum, M5S – che hanno distrutto la società civile per imporre l’individualismo non sono tutti omogenei ma non per questo tutti sono riconducibili a un indistinto populismo che parla di antagonismo tra il popolo puro e l’élite corrotta, e sostiene che la politique deve, dovrebbe essere espressione de la volonté générale – volontà generale – delle persone.

Curiosamente, è difficile trovare una definizione di populismo nei dizionari classici: per il Larousse, è un’ideologia e un movimento politico che si sviluppò in Russia negli anni ’70 dell’800 per definire un percorso specifico verso il socialismo; per il Robert, più in sintonia con i tempi, è invece un discorso politico per le classi popolari, basato sulla critica del sistema e dei suoi rappresentanti, le élite.

Semmai una distinzione va fatta tra populismo e nativismo, laddove con quest’ultimo termine si indica la difesa ad oltranza dei nativi in contrapposizione agli immigrati, ai rifugiati, a quelli che cercano la sopravvivenza loro negata nei paesi d’origine: quindi  il nativismo è proprio dei movimenti di destra come la Lega o il Front National o l’AfD o l’Ukip.

Dietro il successo del M5S c’è il tentativo, finora pure riuscito, di edificare una nuova società o comunità post ideologica, fatta sulle macerie di vecchie ideologie e per una rinnovata egemonia culturale.

Senza peraltro attribuire al Movimento etichette di sinistra, né tantomeno comunista, dalla tradizione comunista ha preso la capacità di avvicinarsi ai ceti in difficoltà: lo testimoniano i voti raccolti nelle periferie delle grandi città, nei distretti degradati e in declino del centro-nord, nelle aree interne del sottosviluppo meridionale.

Anche la democrazia diretta è figlia di una storia di sinistra, più precisamente del mutualismo ottocentesco, bianco o rosso che fosse: uno vale uno non nasce su Rousseau ma nelle assemblee con voto capitario delle società cooperative e delle banche popolari, archetipi della democrazia economica italiana.

Il Movimento Cinque Stelle è l’unica forza politica che ha la visione di una società nuova, incardinata sul digitale, e di un uomo nuovo, incardinato sulla fine del lavoro e sulla pretesa di un reddito di nascita che altro non è che il diritto universale per tutti alla sopravvivenza.