PRESIDENZE CAMERA E SENATO? M5S NON SI MUOVA. E PREPARI I POPCORN

DI LUCIO GIORDANO

Un consiglio ai 5 stelle. Lasciassero che Paolo Romani, condannato per peculato a sedici mesi,  venga eletto Presidente del Senato. E che Giorgetti, della Lega Nord , diventi Presidente della Camera. Lasciassero fare, senza perdere la calma. Il tempo è galantuomo. Del resto, con il rosatellum che renziani, lega e forza Italia si sono cuciti addosso con una logica tutt’altro che democratica, le elezioni le ha vinte la destra radicale. Poche storie: l’estrema destra di Salvini, Berlusconi e Meloni, secondo questa fetida legge elettorale,  ha il diritto di governare. E fa niente se, insieme,  tutti e tre i partiti arrivano al 37 per cento, contro il 33 di uno solo: i 5 stelle.

Da non dimenticare, infatti, un aspetto fondamentale. Questa è gente che si è alleata prima delle elezioni,  ma  che non ha nulla in comune, se non interessi affaristici per spartirsi il nord Italia. E allora  cosa c’entra in tutto questo un Movimento che, almeno a parole, si è sempre dimostrato duro e puro? Niente. E dunque, lasciassero governare Berlusconi. Sì, Berlusconi.  Perchè anche Salvini si renderà presto  conto che il vero leader della destra radicale, anche se Forza Italia è crollata al 14 per cento, rimane pur sempre l’ex cavaliere. Che, come un tempo  con Bossi, ora  tiene per le palle anche l’attuale segretario della Lega Nord.

La mossa Romani, insomma, non è altro che la mossa politica di un marpione che vuole dettare la linea non solo sui Cinquestelle, e sarebbe comprensibile, ma anche e soprattutto su Salvini. E quando il Matteo lombardo lo capirà, sarà troppo tardi: sarà bruciato. In tutto questo, il canto del cigno di Berlusconi sarà brevissimo: un sospiro, niente di più. Brevissimo come questo governo che quasi sicuramente  non vedrà la luce o se la vedrà sarà per un raggio di pochi  mesi. Perchè è fuori discussione che con i 5 stelle e Leu all’opposizione, con un Pd che non può allearsi smaccatamente con l’estrema destra per non perdere l’ultimo treno per la rinascita politica, un esecutivo del genere avrebbe vita brevissima. Maggioranza lontana, parlano i numeri. Sessanta, settanta deputati non si trovano dietro l’angolo. Certo, c’è il fronte renziano, che per ‘spirito di responsabilità nazionale’,  passerebbe  in blocco dall’altra parte, incamminandosi in fondo verso la  sua destinazione naturale. Ma non basta. Servirebbero altri responsabili,  altri Sergio De Gregorio, insomma. Ricordate? Era  il deputato passato in cambio di soldi, da Idv alla destra, nel 2008, per far cadere il governo Prodi. Il reato di cui si macchiò l’ex cavaliere, dopo la sentenza di  condanna in primo grado, cadde in prescrizione. Eppure in quell’occasione l’immagine di Berlusconi fu offuscata per sempre, ancor di più che per la condanna a sette anni per evasione fiscale e per il caso Ruby, la ‘nipote’ di Mubarak .

Quindi, giusto ripeterlo, stavolta mettere insieme una maggioranza da campagna acquisti non sarà facile. Il governo, se mai vedrà la luce, sarà litigioso e incapace di sfamare tante bocche con profili così  diversi. Soprattutto dovrà affrontare scogli perigliosi, come un paio di finanziarie straordinarie e richieste decise da parte dell’Europa. Insomma, non vorremmo essere al posto di un Salvini premier. E nemmeno di un Tajani. Notare bene. Se l’atteggiamento ostile di Berlusconi nei confronti dei 5 stelle è scontato, lo è molto meno quello  che l’ex cavaliere avrà nei confronti di Salvini. E’ vero che secondo molti in questi venti giorni i due hanno giocato al poliziotto buono e al poliziotto cattivo ma è altrettanto vero che l’ultimo colpo di coda del ‘caimano’, incattivito dalle prove tecniche di accordo tra carroccio e 5 stelle,  farà malissimo al segretario della lega e al suo popolo. Quella che ad inizio marzo era stata una sorprendente vittoria all’interno della  coalizione, rischia di trasformarsi in una vittoria di Pirro dei leghisti . Statene certi: alle prossime elezioni, tra sei mesi, massimo un anno, i consensi per il carroccio precipiteranno.

Quello cioè che sarebbe capitato ai 5 stelle se avessero provato ad accordarsi con la Lega. Non parliamo dei vertici: ma, inutile negarlo,  la base centro meridionale e di sinistra aveva già iniziato a mugugnare. Scivolone evitato per un pelo.  Se ci fosse stato inciucio con Salvini, un inciucio contro natura, perchè i due partiti sono ideologicamente e politicamente agli antipodi, alle prossime ravvicinate  elezioni,  i 5 stelle avrebbero perso almeno  il 70 per cento dei voti. Così, invece, apparentemente potranno mantenere intatta la verginità, stando alla finestra come il Pd non renziano. Perchè, sembra scontato,  in una situazione così caotica, frutto di una legge elettorale folle, meglio muoversi il meno possibile. Ed assistere  con i pop corn in mano ai disastri sicuri degli  avversari.