QUESTIONE ACQUE TERRITORIALI ITALIA-FRANCIA:TUTTA LA STORIA DEL TRATTATO DI CAEN

DI SIMONA CIPRIANI

 

Dell’accordo di Caen e della questione sulla cessione di alcuni tratti di mare italiano alla Francia se ne parla da giorni, anzi, in verità, da un paio di anni.
Il fatto venne per la prima volta agli onori della cronaca nel gennaio del 2016 con il sequestro, da parte dell’autorità francese, del peschereccio “Mina”, proprietà di pescatori liguri sorpresi in attività di pesca nella zona denominata “Fossa del cimitero” al largo della Liguria.
In quell’occasione fu contestato ai pescatori italiani di operare in acque territoriali francesi perché cedute in base al “Trattato di Caen”, firmato poco meno di un anno prima da Italia e Francia, cosa che provocò non solo il sequestro del mezzo e del pescato ma anche il trasferimento a Nizza dell’equipaggio sotto minaccia armata.
La protesta della Farnesina ottenne le scuse ufficiali del Governo francese che riferì di un “deprecabile” errore da parte della Gendarmerie Maritime nell’aver considerato già in vigore il trattato in questione perché ratificato da Parigi ma non ancora dal Parlamento italiano.
L’episodio, però, portò a conoscenza di un accordo che era passato inosservato e che era stato siglato il 21 Marzo 2015 dall’allora ministro degli Affari Esteri Paolo Gentiloni nell’ambito di un incontro tenutosi a Caen.
L’incontro di Caen è riportato dal Ministero della Difesa in data 21 marzo 2015 come “ Consiglio franco-italiano di difesa e sicurezza” sulle “forti instabilità che interessano Libia, Sahel, Siria, Iraq/Daesh e l’arco di crisi apertosi nell’est Europa tra Ucraina e Russia”; un incontro 2+2, tra il ministro della Difesa Pinotti e degli Esteri Gentiloni con i loro omologhi francesi LeDrian e Fabius, che non fa alcun riferimento alla materia riguardante i confini marittimi tra i due Paesi.
Per la verità, come risulta dall’atto di Sindacato Ispettivo n°3-02526 presentato al Senato della Repubblica il 9 Febbraio 2016 da alcuni senatori del Movimento 5 stelle, il testo dell’accordo bilaterale non era, all’epoca, ancora consultabile nelle banche dati governative: insomma la cosa non era stata in alcun modo resa pubblica.
Successivamente, in risposta alle numerose interrogazioni pervenute al Governo sia alla Camera che al Senato in cui si chiedeva conto di una decisione che appariva come una vera e propria cessione di sovranità a uno Stato straniero, presa in totale assenza di informazione da parte del Parlamento e dei cittadini, nella seduta del 25 Febbraio 2016, il sottosegretario agli Affari Esteri Benedetto Della Vedova puntualizzava che l’accordo di Caen, non ancora ratificato, era frutto di un negoziato portato avanti dal 2006 al 2012 da più Governi con i pareri di diverse amministrazioni tecniche, in particolare i ministeri dell’ Ambiente, della Difesa, dello Sviluppo Economico, delle Politiche Agricole e dei Beni culturali che avevano ciascuno espresso le proprie valutazioni e il proprio assenso.
Dichiarava, inoltre, che il citato accordo rispondeva alla necessità di adeguamento a quanto previsto dalla Convenzione delle Nazioni Unite sul diritto del mare (UNCLOS) rassicurando, con riferimento al tratto di mare riguardante la Regione Sardegna, che le linee di confine tracciate “nell’unico accordo bilaterale in vigore, quello sulle Bocche di Bonifacio del 1986, sarebbero rimaste, anche se l’accordo di Caen fosse entrato in vigore, immutate”.
La dichiarazione provocò una dura replica da parte dell’onorevole Mauro Pili che giudicò false le affermazioni fatte dal Governo sulla vicenda, facendo riferimento all’articolo 6 comma 2 del trattato siglato il 21 Marzo 2015, in cui si evince l’abrogazione della precedente Convenzione del 28 Novembre 1986.
Per capire qualcosa della faccenda è necessario quindi fare chiarezza sugli accordi, convenzioni e trattati cui i protagonisti fanno riferimento.
L’origine di tutta la questione risulta essere la convenzione UNCLOS aperta alla firma il 10 Dicembre 1982 a Montego Bay, sottoscritta da 164 Stati, compresa l’UE, ed entrata in vigore, sul piano internazionale, il 16 novembre 1994.
Secondo tale Convenzione sono identificate diverse aree marine misurate partendo dalla così detta “linea di base” che unisce i punti notevoli della costa includendo, in zone più articolate, anche le isole più vicine suddividendo lo spazio marino antistante gli Stati in: 1) Acque interne 2) Acque territoriali, entro le 12 miglia nautiche 3) Arcipelaghi 4) Zona contigua non oltre le 24 miglia 5) Zona economica esclusiva (ZEE) 200 miglia dalla linea di base in cui lo Stato costiero può esercitare il diritto di sfruttamento esclusivo delle risorse naturali 6) Piattaforma continentale, prolungamento naturale dello Stato, il quale può sfruttarne le risorse minerarie al massimo entro le 350 miglia.
La ratifica all’UNCLOS da parte italiana e il suo relativo deposito sono stati pubblicati nella Gazzetta Ufficiale n°253 del 28 ottobre 1995 con la menzione di un allegato, riportato in lingua inglese, in cui il nostro Paese si riservava di trasferire alla Comunità Economica Europea competenze rispetto ad alcune materie regolate dalla Convenzione stessa.
In particolare in chiusura la nota esprime la propria volontà a non accettare nessuna delle procedure previste dalla Convenzione nella sez. 2 della parte XV rispetto alle eventuali controversie riguardanti gli articoli 15, 74 e 83 per la definizione del mare territoriale, della zona economica esclusiva, della delimitazione della piattaforma continentale o in presenza di particolari titoli storici e di altre circostanze speciali, tra Stati a coste opposte o adiacenti.
Come già detto, secondo quanto affermato dal sottosegretario Della Vedova, quindi, il trattato di Caen si sarebbe reso necessario per adeguare i confini all’UNCLOS ma non avrebbe intaccato la Convenzione tra Italia e Francia sulle Bocche di Bonifacio del 1986, dichiarazione smentita dall’onorevole Pili e dallo stesso trattato che, nella copia francese, oggi facilmente reperibile sul web, afferma inequivocabilmente il contrario.
Infatti, solo pochi giorni dopo le parziali chiarificazioni fornite in Parlamento, un altro peschereccio italiano venne bloccato dai francesi, questa volta in acque a nord della Sardegna: immediata fu, anche in quell’occasione, la reazione di Mauro Pili che, dopo aver incontrato i pescatori e le organizzazioni di categoria, denunciò il nuovo abuso anche dalle pagine del proprio profilo Facebook.
Insomma quello che si stava delineando era un gran pasticcio e, forse, qualcuno nel Governo cominciò a capire che l’operazione Caen non era stata proprio una furbata così, nell’ennesima risposta scritta all’interrogazione della Senatrice Donatella Albano in forza al Pd, il solito Della Vedova rispondeva: “Sono al momento in corso ulteriori approfondimenti da parte delle amministrazioni competenti, al termine dei quali sarà effettuata una valutazione globale sull’accordo del 2015, anche ai fini dell’eventuale avvio della procedura di ratifica parlamentare”.

 

In definitiva, lo scambio di tratti di mare al largo della Liguria, della Sardegna e tra la Corsica e la Toscana, ricchi di pesce ma anche di preziose risorse minerarie in cambio di un paio di secche intorno all’Isola d’Elba e Capraia non rappresenta esattamente un buon affare e magari sarebbe meglio rifletterci un po’ prima di ratificare il Trattato.
Anche perché nella già citata Fossa del Cimitero prolifica in abbondanza oltre al pesce spada anche il preziosissimo gambero rosso detto di San Remo o di Ventimiglia conosciuto in tutto il mondo per la sua prelibatezza, prodotto tipico del Mar Ligure da secoli, per cui la Regione Liguria ha avviato, presso l’Unione Europea l’iter per il riconoscimento dell’indicazione di origine protetta IGP.
Riconoscimento che, se il Trattato fosse ratificato, si avrebbe qualche difficoltà a ottenere visto che la Fossa del Cimitero diventerebbe territorio francese.
Comunque, per giungere, in fine, alle notizie degli ultimi giorni che hanno riportato alla ribalta gli accordi di Caen, la Francia, dopo essersi più volte scusata per gli “incresciosi errori” in cui è incappata considerando già in vigore un trattato ratificato unilateralmente solo dal proprio Parlamento, ne ha combinata un’altra.
Il 26 Gennaio scorso appare sul web il comunicato di una consultazione pubblica con scadenza il 25 marzo 2018, avviata dal Ministero della Transizione ecologica e solidale di Parigi, per la preparazione di un documento strategico sul Mediterraneo. In allegato alla consultazione viene pubblicata una mappa delle zone marittime di pertinenza francese che, al di là di qualsiasi dubbio, includono anche i famosi tratti “ceduti” a Caen dall’Italia.
L’episodio riporta alla memoria dei nostri Parlamentari la questione e ricomincia la battaglia: Giorgia Meloni, annuncia di aver presentato un esposto alla Procura di Roma contro Paolo Gentiloni, esponenti della Lega, tra cui Salvini, Claudio Borghi e altri nonché il solito Pili denunciano quello che tutti ritengono sia un vero e proprio “scippo” di sovranità territoriale.
La risonanza mediatica e la diffusione sui social oltre alle proteste ufficiali della politica, ottengono una nuova smentita dalla Farnesina con la precisazione della non avvenuta ratifica del trattato, di un incontro bilaterale che si dovrebbe tenere a breve per “migliorare e armonizzare” le risorse marine tra i Paesi confinanti e l’annuncio della pubblicazione di un comunicato stampa da parte del Ministero francese che, per l’ennesima volta, dichiara di aver commesso un errore relativo ai confini marittimi delineati con il nostro Paese, che le mappe pubblicate nella consultazione online sono in fase di correzione e che il documento non aveva alcun obiettivo di modificare i confini del Mediterraneo che rimarrebbero così invariati.
Questo basta a che la stampa cominci a parlare di bufala sulla cessione di vaste aree di mare italiano alla Francia ma il trattato esiste, l’allora ministro Gentiloni lo ha firmato e i francesi dimostrano, con i loro continui “incresciosi errori”, di fare pressione sul Governo italiano per accelerarne i tempi di ratifica. Certo potrebbe succedere che in Parlamento non passi ma sarebbe una pessima, anche se auspicabile, figuraccia internazionale.