CINQUESTELLE NO A BERLUSCONI, PERCHE’ NON PROVARE ALTRE STRADE ?

DI GIANFRANCO ISETTA

Francamente non capisco lo stupore (o il falso stupore) di qualche politico e alcuni commentatori per il rifiuto dei Cinquestelle di accogliere la proposta di Paolo Romani quale Presidente del Senato e ancor di più di rifiutare di riconoscere Berlusconi come interlocutore.
Mi sembra del tutto ovvio che questi due pregiudicati, e ancor di più Berlusconi, inibito anche ad assumere cariche pubbliche, debbano c’entrare poco, o niente affatto, con l’assunzione di ruoli istituzionali o nel contribuire a determinarli.
A meno che non si assuma implicitamente l’idea che il consenso, ancorchè parziale, possa sostituire il responso della giustizia rispetto a reati, nel caso di Berlusconi, anche molto gravi.
Il mondo alla rovescia!
Il movimento Cinquestelle ha fatto di questa questione, sintetizzata con lo slogan “onestà”, uno dei punti essenziali non solo del suo programma ma anche del suo stesso profilo politico e morale, fino ad assumere a volte posizioni di rigidità tali da creare a se stesso problemi.
Potrebbe rischiare l’isolamento in Parlamento?

A parte che le ultime prese di posizione di Salvini e Meloni sembrano smentire questa ipotesi, in questi anni i vari tentativi di isolare i 5stelle o di impedire loro di giocare un ruolo politico importante (l’ultimo caso è l’attuale legge elettorale votata proprio contro i 5stelle) hanno determinato un solo risultato: la sua continua e inarrestabile crescita, sino a consacrarlo prima forza politica del paese, ovviamente anche per altre ragioni più profonde che l’ultima consultazione elettorale ha macroscopicamente sancito.
Ho l’impressione che, nell’esplicita o implicita accettazione della presenza di Berlusconi da parte dei vari esponenti politici degli altrui partiti, si evidenzi ancora una volta l’incapacità di comprendere l’insofferenza dei cittadini, stanchi di una politica incapace di risolvere i problemi e spesso direttamente coinvolta in fenomeni di corruzione e di malcostume, moralmente inaccettabili persino dannosi per l’economia del paese e, spesso, per le casse di una Stato già largamente indebitato.
Anche i comportamenti di questi giorni evidenziano il crescente isolamento, questo si reale, delle vecchie forze politiche rispetto al Paese vero.
Vedremo gli sviluppi e, per quanto riguarda quel che resta della sinistra e/o del centro sinistra, se sarà capace di svoltare radicalmente rispetto a scelte fatte in passato rivelatisi sbagliate o inefficaci per le persone in carne ed ossa, abbandonando una incomprensibile e cocciuta difesa totale della propria linea in questi anni.
Se ci sono state scelte buone, come sulle questioni etiche giusto rivendicarle, ma su altre forse un ripensamento sarebbe utile anche per tentare di tornare ad essere in parte protagonisti delle prossime decisioni per il futuro del Paese.
Naturalmente occorrerebbero due condizioni:
1- da parte dei Cinquestelle una richiesta esplicita rivolta a pd e LeU di consentire l’avvio di un governo Di Maio
2 – proporre, da parte dei gruppi di sinistra e centrosinistra, in risposta all’eventuale richiesta del movimento Cinquestelle, mutuandone anche alcune parti programmatiche, alcuni punti su cui fondare una disponibilità “tecnica” a consentire un avvio di governo Di Maio.
Naturalment da verificare di volta in volta rispetto alla loro attuazione avendo di fronte due prospettive:
o il far venir meno il rapporto, in caso di inadempienza da parte del governo pentastellato, di questi punti programmatici ;
oppure, qualora maturassero nel tempo le condizioni, la costruzione di una nuova fase che potrebbe anche sfociare, sulla base dell’esperienza concreta fatta di risultati tangibili utili al Paese, in un allargamento della maggioranza stessa con una assunzione diretta di responsabilità governativa.
Sapendo che questo percorso dovrebbe compiersi di pari passo con una profonda riflessione e cambio di rotta del PD e anche di Liberi e Uguali, che potrebbe portare ad una riunificazione su basi nuove e depurata delle ultime scorie del renzismo, probabilmente destinate a percorrere altre strade.

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