CONGRESSI, BABYDOLL E CONSIDERAZIONI

DI FLORENZA CARSI

Non solo l’appropriatezza, la bellezza, la pesantezza, la comodità nonché l’impermeabilità sono le variabili del vestire femminile. È da includere anche la logistica. I casi della logistica sono innumerevoli ma uno di quelli che più soffro è il convegno (se fossi relatrice, ovviamente). Al netto del contenuto, le domande importanti che faccio a chi organizza sono tre: dove mi fate sedere? Dove mi fate dormire? Dove mi fate mangiare?
La prima non è una questione banale. Se l’organizzatrice fosse donna (e potesse scegliere) eviterebbe sedie e poltroncine sul palco. Saprebbe che, per ogni modello di gonna appena sopra il ginocchio, la bene amata poltroncina sul palco potrebbe rivelarsi una antipatica criticità. A meno che non si rimanga impalate ed immobili (a gambe giunte e parallele) come la regina Elisabetta. Oppure, a meno che non sia un congresso di scambisti, nel qual caso tornerebbe utile esibire la merce. Oppure, se fosse un congresso di studiosi di epistemologia e filosofi della scienza, nel qual caso sarebbero distratti da cose più impellenti.
Circa il dormire, si sa, ognuna soffre: cattiva pulizia, rumore e freddo. Tranquillizzerei i partecipanti (maschili) ai congressi sul fatto che il babydoll sexy non è mai tra gli indumenti che la pulzella relatrice porta seco. Piuttosto il pigiamone felpato. Con questo, di quegli attrezzi, ammetto di averne ben tre: due regalati ed uno frutto di un improvvido acquisto tutto mio. Un acquisto di pancia (come certi voti elettorali) e fatto solo per urtare mia madre un giorno in cui, accompagnandomi per negozi, sosteneva l’importanza delle virtù femminili. Discettava sul valore della donna casta e mite, angelo del focolare e (aggiungo io) rimbambita all’ombra del compagno (qualcosa mi dice pervertite così esistono ancora).
Per questa ragione scelsi un babydoll nero, succinto, trasparente con pizzo e una scollatura che partiva dal basso (ma molto dal basso). Mia madre (ovviamente) s’indignò. Le spiegai che la perversione femminile (alta, magra, bassa o larga che sia una donna) non sarebbe quella di indossare indumenti da porca, ma credere giusto chinare la testa. Soprattutto se trattasi di maschietto cocozzone, insolente o prepotente. Senza parlare di quello che minaccia o alza le mani. La perversione vera è avere un’idea malata di sé.
A quel punto, ricordo che anche la vecchia concordò, pagai l’indecente straccetto e andammo via. Di sicuro, quella pezzetta nera era una cosa esteticamente terribile ma efficacissima. La usai quella stessa sera e altre volte (con altri uomini) e solo per giocare sporco, vincere facile e violare la convenzione di Ginevra sul comportamento a letto.
Apro una parentesi: adorati amici non crediate sta cosa medioevale che la vostra ex donna indugi a farsi domande se riusare o meno un indumento porco già adoperato con voi! Non si pone il problema e fa molto bene: è determinante avvalersi di strumenti già sperimentati sul campo e di sicuro affidamento. Come diceva Baden Powell (fondatore degli scout): “Non esiste buono o cattivo tempo, ma solo buono o cattivo equipaggiamento.”
Tornando al congresso, la terza cosa delicata è il cibo.
Ho vissuto sia il caso del cotechino con patate arrosto e fiasco di rosso, sia, all’opposto, quello dell’insalatina dell’orto e tre (tre) tortelli minimalisti (tipo nouvelle cousine).
Ma ieri e oggi è andata bene: no poltroncine, albergo e cibi ottimi. Si trattava di una cosa di banche e in questi casi partecipo volentieri non solo per la logistica, ma anche perché convinta che le migliori analisi strategiche ormai le sanno fare solo i banchieri e i militari. Ovviamente, s’è parlato anche dello scenario italiano, il terzo karakiri per stupidità dopo la Brexit e Trump. E, come potete immaginare, sta storia dei social truccati non è finita ed è bella più ampia di quel che sembra (non dico altro). Per consolarmi, mi sono comperata della biancheria intima scandalosa da esibire al mio quasi-fidanzato (un adorabile democratico). Come diceva Baden Powell (fondatore degli scout): “Essere buoni è qualche cosa, fare del bene è molto di più.”
Pronta per il taxi, aeroporto e volo