MATTEO SALVINI SI SCHIANTA CONTRO UN MURO

DI LUCIO GIORDANO

Segnatevi questa data: ore 18 del 23 marzo 2018. Segna la fine politica di Matteo Salvini. Sfidando sul nome della Bernini Silvio Berlusconi, il segretario della Lega Nord si è infatti andato a schiantare contro un muro. Con violenza ed incoscienza. Calcisticamente parlando, il suo è stato un fallo di reazione. Un fallo di rabbia e di paura. Un fallo ingenuo.  Perchè è chiaro che il candidato dell’ex cavaliere alla presidenza del senato, Paolo Romani, era il segnale inequivocabile che, nonostante il crollo del 4 marzo, a guidare la coalizione di destra radicale, sarebbe stato ancora una volta Berlusconi, per interposta persona. E Salvini si è spaventato, ha capito che avrebbe dovuto stare fermo un altro giro. Così istericamente ha fatto saltare il tavolo, contrattaccando. E senza consultare l’alleato, ha tirato in ballo la Bernini, la quale ha rifiutato la candidatura dopo esser stata chiamata d’urgenza a Palazzo Grazioli. Ovvio. Politicamente, quella del segretario della Lega Nord,  è stata una mossa ad alto tradimento. In politica non c’è cosa peggiore.

E poi, benedetto figliolo: mettersi contro il capo di Forza Italia in maniera  così smaccata e per cosa ? Per un’alleanza con i 5 stelle? Sarebbe un errore grossolano. Sempre che sia plausibile un’asse del genere, tra due partiti cioè che fino a ieri hanno mostrato di avere distanze siderali su tutto, con la metà dei voti Salvini farebbe solo la stampella di un governo Di Maio. Perchè appare evidente che, implosa la coalizione della destra radicale, il segretario del carroccio non puo’ più avanzare pretese in un governo a 5 stelle. Soprattutto, non spetterebbe più a lui chiedere di avviare istituzionalmente  le consultazioni per formare il nuovo esecutivo, semplicemente perchè senza più una coalizione a cui appoggiarsi, come singolo partito vale il 17 per cento. E’ insomma solo la terza forza  dell’asse costituzionale. Aveva la destra radicale in pugno e se l’e’ giocata in meno di 24 ore.

Fagocitare in tempi brevi Forza Italia. E’ questo, in fondo, l’obiettivo di Salvini. Peccato che non sa cosa lo aspetti. Ha idea di quale sia la potenza di fuoco di un  Berlusconi incattivito per essere stato slealmente pugnalato alle spalle? Chieda a Gianfranco Fini, che iniziò la famosa traversata nel deserto e la cui carcassa politica venne divorata dai corvi. Capiterà lo stesso anche a lui: giornali e tv mediaset si scateneranno in una caccia al traditore, facendogli le pulci su ogni dichiarazione, su ogni mossa, non solo politica, passata, presente e futura.

Per non parlare delle alleanze nei comuni e nelle regioni del Nord in cui i due partiti governano insieme. In Veneto, in Liguria, tanto per dirne un paio, gli elettori si preparassero a tornare al voto, perchè le giunte salteranno come birilli in un campionato del mondo di bowling. ” Salvini si è montato la testa”, ha dichiarato qualche ora fa Berlusconi. E in effetti il segretario della Lega nord deve aver travisato quel 17 per cento di voti. In un delirio di onnipotenza deve essersi convinto di poter rubare tutto il mazzo della destra radicale, senza tenere in conto che mai come ora i consensi degli elettori sono ballerini, vanno e vengono e, ad esempio, proprio l’arroganza ha giocato in questi anni un brutto scherzo a Matteo Renzi.

Vedremo se  in queste  poche ore che rimangono all’elezione del presidente del senato,  i pontieri riusciranno a ricucire  lo strappo che assomiglia più ad uno sbrego di decine e decine di centimetri. Impresa, a nostro avviso, praticamente impossibile. Perchè qui non è più nemmeno in ballo l’ipotesi del gioco delle parti tra Berlusconi e Salvini. Una sceneggiata simile non sarebbe davvero credibile. Appare insomma chiaro che l’alleanza, mai nata e tutta per finta, tra i due capipartito è finita per sempre. Ognun per sè e Dio per tutti quindi, motto che piace tantissimo agli elettori della Lega. Le conseguenze saranno imprevedibili. Questo nonostante i tentativi disperati della Meloni, che faceva quasi tenerezza ieri, con le sue dichiarazioni concilianti e che, senza segnali di pace, da oggi in poi si candida all’irrilevanza politica. Quella di ieri,   inattesa e ingenua, è stata a conti fatti per Salvini  una mossa sciagurata, da kamikaze. Di tutte le mosse politiche, indubbiamente la più sbagliata, da dilettante allo sbaraglio. Il che avvalora la tesi di molti, secondo i quali  il segretario del carroccio è  un prodotto mediatico costruito a tavolino e nei minimi dettagli, per convogliare la protesta di piccoli imprenditori del nord est, all’interno di un partito xenofobo e razzista.

Ma adesso che   lo schema ungherese ( un ricco imprenditore come Orban alla guida del paese con l’appoggio della destra nazista di Jobbik), in Italia è saltato o rischia di saltare, i 5 stelle non cantino vittoria. Di Maio è stato bravo a stanare  contraddizioni, finte alleanze e prove di forza interne alla destra radicale. Ma non pensi nemmeno lontanamente di formare un governo con la Lega nord,  cosa che in molti danno invece per sicura. Se infatti  vuole arrivare indenne e senza pesanti perdite elettorali alla prossima legislatura, prevista a breve, eviti dunque di strizzare l’occhio al carroccio.

Meglio insomma tornare al voto con una nuova legge elettorale che tentare la strada di un fragile  esecutivo con  la Lega. Allearsi con Salvini, per il M5s vorrebbe infatti dire  perdere almeno il 70 per cento  di voti. E a quel punto anche il giovane Giggino finirebbe per schiantarsi contro un muro. Pensateci: dopo Berlusconi, Renzi e Salvini, Di Maio sarebbe il quarto capo di partito ad esser travolto dagli eventi nel giro di pochi mesi. Bruciati tutti. Ma del resto nessuno di loro si può definire una statista. Nessuno di loro arriva nemmeno al mignolo della grandezza di un Moro o di un Berlinguer. Ed è forse questo uno dei più gravi problemi nell’Italia  di oggi.