USCIRE DALL’EURO? SCELTA NON SAGGIA CHE PORTEREBBE CRISI FINANZIARIA

DI STEFANO SYLOS LABINI

In una fase di crisi economica con una disoccupazione reale del 25% l’immigrazione può essere strumentalizzata come arma di lotta politica. L’andamento dell’economia influenza il corso della politica come accadde in Germania negli anni ’30. E’ improbabile che il Partito nazionalsocialista avrebbe mai raggiunto il potere se non fosse stato per la Grande depressione, iniziata con il crollo della borsa di Wall Street nell’ottobre 1929. Nel 1930 la situazione era precipitata con livelli di disoccupazione in costante ascesa e un diffuso fallimento di attività commerciali. Nel corso delle elezioni per il Reichstag del settembre 1930, il partito nazista ottenne il 18,3% dei voti e divenne il secondo partito più grande della Germania, subito dopo l’SPD, mentre nelle elezioni del 1928 il risultato era stato del 2,6%, pressoché insignificante.
EURO Pensare alla fine dell’euro e della UE è come pensare alla fuoriuscita dal capitalismo e al ritorno del comunismo: ipotesi fuori dal mondo in questo momento e per parecchi anni a venire. Oltre al fatto che l’euro potrebbe far comodo per gli scambi internazionali accanto ad una moneta a circolazione interna. Certamente ci sarebbero enormi resistenze in Europa e per questo serve un ampio consenso interno per realizzarla: in tal caso se cercassero di bloccarla il rischio sarebbe quello di buttare l’Italia fuori dall’euro. Ma se l’Italia esce dall’euro, l’euro si disintegra e scoppia una crisi finanziaria di proporzioni gigantesche non paragonabile a quella del 2008. Per questo sono convinto che il sistema finanziario mondiale impedirà con tutti i mezzi l’exit dell’Italia dall’euro e la disintegrazione della moneta unica.