FRIZZI CHE A MIO FIGLIO HA REGALATO IL PUPAZZETTO DI WOODY

DI ELISABETTA VILLAGGIO

Se ne va una persona per bene, un uomo gentile, un professionista nel suo lavoro. Fabrizio Frizzi ci ha lasciato questa notte. Sessant’anni compiuti da poco, era nato il 5 febbraio del ’58 a Roma. Suo padre, Fulvio, era un distributore cinematografico della Cineriz. Frizzi era una persona per bene, come lo era suo padre del quale me ne aveva parlato tante volte il mio che era uno parco di complimenti. Fabrizio gli piaceva perché era una persona vera, simpatica naturalmente e sempre allegra.
Fabrizio entra nella televisione da giovanissimo e con la Rai comincia con un programma per bambini. Era il volto garbato della televisione, quella educata, quella non urlata. Lo scorso ottobre ha un malore mentre registra L’eredità e viene ricoverato. Fabrizio va avanti, torna in tv, continua a sorridere ma questa notte non ce l’ha fatta. Lascia la moglie Carlotta Mantovan, conosciuta durante un programma di Miss Italia da lui presentato e dove lei arrivò seconda, e Stella la figlia di soli quattro anni e mezzo. E proprio sua figlia è stato il suo pensiero più preoccupato quando si è ammalato lui che ha sempre lavorato come un matto senza sentire la fatica addosso.
Quando questa mattina ho appreso la notizia mi è dispiaciuto davvero tanto. Fabrizio lo conoscevo da molto tempo. Il suo sorriso non forzato, la sua naturale allegria, il suo modo di mettere tutti a proprio agio erano doti naturali e lui era proprio così come appariva. Era uno che sapeva mettersi da parte, che ascoltava le persone, che riusciva a meravigliarsi come un bambino e che comunicava questa sua positività.
Anni fa aveva anche doppiato un film: era la voce italiana Woody, il personaggio principale di Toy story. Una sera, in quell’epoca, venne a cena da me. Mio figlio, che allora era piccolo, era già a letto. Fabrizio arrivò con il pupazzetto di Woody ed entrò in camera di mio figlio per dargli la buonanotte con Woody in mano e lo salutò facendogli la sua voce. Me lo ricordo così, con grande tenerezza, con dispiacere e anche tristezza. Perché in questi casi è inevitabile pensare che non è giusto, che una persona buona e per bene non se ne vada così quando è ancora troppo giovane per morire. Ciao Fabrizio, a noi quaggiù mancherai e ancora sento la tua risata piena di vita e di simpatia.