TI RICORDO COSI’

DI RENATA BUONAIUTO

Erano le sei circa quando una collega ha urlato “Frizzi è morto”, il corridoio è diventato infinito, non riuscivo ad arrivare alla sua stanza o forse non volevo arrivarci, perché in quel tempo sospeso potevo ancora immaginarti qui, con noi.
Il cambio repentino della scaletta, la ricerca delle foto, delle immagini, ascoltavo tutto ma continuavo a non volerci credere. Davanti ai miei occhi si ripresentava sempre la stessa immagine, quella di alcuni anni fa.
Era Febbraio faceva un gran freddo, come oggi, ma era lieve, non come adesso che ferisce con violenza anche l’anima. Tu scendevi dal treno, era stato facile per me vederti, il cow boy buono, alto e sorridente, si faceva largo fra i commenti dei passanti, che bisbigliavano emozionati è Frizzi, è Frizzi. Io restavo ferma alla fine del binario, quando mi hai vista il tuo sorriso è diventato grande ed io confesso ne sono stata felice. Eri venuto per aiutarmi a realizzare una sorpresa ai miei genitori, per il loro 50mo anniversario di Matrimonio. Non era un momento facile per te, la tua Mamma non stava bene, di lì a poco ti avrebbe lasciato ma, quella mattina, dopo averle fatto visita mi avevi chiamata: “Sta arrivando mio fratello e Mamma sta benino. Vengo”.
Non eri riuscito nemmeno a pranzare per fare in fretta, ti abbiamo nutrito a “caramelle”, come dicevi tu nel teatro, dove si sarebbe realizzata la sorpresa finale. Ricordo che per strada mio papà, già sofferente di cuore, ad un certo punto per l’emozione si portò la mano sul petto. Tu mi chiedesti se non fosse più prudente, avvisarlo sul prosieguo della serata per non farlo trovare impreparato. Ti preoccupavi per lui.
Le decine di persone fuori al teatro, continuavano a chiederti autografi, foto, e strette di mano. La maschera all’interno, ti chiese se volessi entrare prima per sottrarti a quell’assalto ma, tu con il solito garbo, declinasti l’invito, ti sembrava giusto fare la fila come tutti, ti sembrava doveroso regalare sorrisi, parole, abbracci.
Ed io ti ricordo così, sempre disponibile ad ascoltare gli altri, a fare un passo indietro per regalare la scena ai tuoi ospiti, un padrone di casa accogliente, che non usava la televisione ma, si faceva usare da lei, perché il tuo desiderio era rendere felici, far sorridere. Ed a fare il “pagliaccio” eri bravissimo, come quando ci ritrovammo a bere dallo stesso bicchiere e tu fingesti di voler cercare il punto esatto in cui avevo appoggiato le labbra, poi dicesti: “è un po’ come se ci fossimo baciati!!”.
L’ultima volta che ci siamo visti è stato alla Dear. Stavi registrando un programma sui Beatles, mi chiedesti se volevo venirci. Sono arrivata lì con mia figlia Francesca, che ti subissò di domande. Voleva sapere come fare a diventare giornalista. Tu le desti qualche dritta, le raccontasti di Carlotta, tua moglie, del suo lavoro a Sky. Avevi sempre tempo, anche se nei tuoi occhi traspariva la stanchezza, la tensione, facevi di tutto per nasconderla, per rendere anche quella gioiosa.
Per i miei quarant’anni, mi chiamasti pochi minuti prima di una tua diretta. Ricordo che ne rimasi sorpresa. Ma tu eri così generoso anche in quel tempo che t’inventavi. Mi dicesti “Quarant’anni sono una data importante, non potevo mandarti solo un messaggio”.
E poi le tue parole, quando papà mi ha lasciato. Quanto affetto viaggiava attraverso quella telefonata che, non volevi lasciar finire, perché potessi trovare conforto ed ancora un tempo solo per lui.
Grazie Fabrizio per aver accarezzato la mia vita e quella dei miei genitori. Le tue parole di auguri per loro sono da anni incorniciate ed in bella mostra nel soggiorno di casa, da oggi saranno il regalo più dolce potessi lasciarci.
Adesso sarà il mio Marco a prendersi cura di te, come tu hai fatto con tutti noi in questi anni ed è Lui che guiderà il tuo viaggio, perché adesso ma, solo adesso, vedo il treno andare via…