IL VENEZUELA PIANGE JOSE ANTONIO ABREU: L’ULTIMO RIVOLUZIONARIO DOPO SIMON BOLIVAR

DI ANTONIO NAZZARO

 

 

Quando vedi i barrios di questo Paese aggrappati alla terra con le unghie e con i denti, dove la speranza sembra solo sopravvivenza e di colpo da una finestra dai vetri di cellophane senti uscire un suono di violino e da una casa mai finita risponde un corno inglese e vedi le strade-sentieri muoversi al ritmo di un metronomo che sono i piedi di ragazzini a tenere il tempo, in quel momento capisci la rivoluzione che nel lontano 1974 in una cantina di Caracas Jose Antonio Abreu insieme ad altri otto musicisti aveva dato vita.
Il vedere queste mani aggrappate ad una terra che sembra sgretolarsi sotto i piedi e l’ansimare delle bocche per raggiungere case sempre troppo in salita trasformarsi in dita che scorrono veloci su violini chitarre viole e l’ansimare trasformarsi nel suono di oboe e tromboni, sai che la rivoluzione della musica venezuelana non morirà mai e che le case sono diventate tastiere infinite di un canto alla libertà, al riscatto dell’anima che trova nella musica la sua armonia interiore parafrasando una frase del grande maestro e compositore.
Nel 1975 José Antonio Abreu musicista compositore economista e politico diede vita alla Orchestra Sinfonica Nacionale Giovanile e la Fondazione dello Stato per il Sistema Nazionale delle Orchestre giovanili e infantili del Venezuela. Oggi é una rete di orchestre e cori che hanno come protagonisti 500 000 giovani musicisti. Sono trascorsi 35 anni da quel primo incontro di giovani musicisti con la partecipazione di soli 11 ragazzi, e in quel momento il maestro promise ai ragazzi che quella sarebbe diventata una delle orchestre più famose del mondo. Il giorno che gli venne consegnato il premio TED così descrisse la sua rivoluzione: “L’arte ha smesso di essere un monopolio della élite in America Latina ed è diventata un diritto sociale, del popolo e di tutto il popolo”.
Si tratta di un metodo d’educazione giovanile innovatore dove la musica è la via principale per raggiungere il miglioramento sociale ed intellettuale. Un modello così rivoluzionario che è stato adottato in diversi Paesi di tutto il mondo. La massima espressione di quest’idea della musica trova la sua espressione più alta nella Orchestra Sinfonica della Gioventù Venezuelana Simon Bolivar fondata nel 1979 e che esordì sotto la sua direzione.
Cosí racconta la sua esperienza una giovane appartenente all’orchestra:” Qui non c’è distinzione di classe, nessuno bada o importa se sei nero o bianco o se hai soldi o non li hai. Se hai talento vocazione e voglia di esserci semplicemente ne entri a far parte, si condivide e si fa musica in qualsiasi modo”. Ma il segreto del metodo Abreu è nell’aver trasmesso la gioia di suonare. Infatti é raro nei concerti delle orchestre vedere i musicisti scambiarsi sorrisi e sguardi che fanno della musica poesia ovvero territorio d’incontro per stare bene per essere felici per dire all’altro che sei tu, sono io, siamo noi siamo diventati musica per questo i nostri strumenti non solo suonano ma ballano con noi.
E quasi a confermare questa visione Jose Antonio Abreu diceva: ”Abbiamo potuto vedere nella nostra tournée come la nostra musica commuoveva nel profondo dell’anima il nostro pubblico giovane.(…) Questo indicava non solo un successo artistico ma una sintonia emozionale tra il pubblico delle nazioni più avanzate del mondo e la gioventù latino americana espressa dal Venezuela portando a questi popoli un messaggio di musica, energia, vitalità, entusiasmo e di forza. Nella sua stessa essenza l’orchestra e il coro sono molto di più di una struttura artistica ma modello e scuola di vita sociale perché cantare e suonare insieme significa convivere in modo affettuoso con l’animo alla ricerca della perfezione e l’affanno dell’eccellenza.(…) Così si forma tra loro uno spirito solidario e fraterno si sviluppa la loro auto stima e si trasmettono i valori etici ed estetici che sono vincolati alla musica.”(…)
Una rivoluzione della musica vera che ha dato voce al popolo e non armi e fame come quella che gestisce il Paese in questo momento e che per vendetta nei confronti delle critiche mosse al potere da parte di alcuni musicisti ne ha bloccato i concerti per il mondo. Ma come aveva scritto sulla sua chitarra Woody Guthrie: ”questo strumento uccide i fascisti” e così farà la musica delle orchestre giovanili del Venezuela.
Il Maestro del concerto della vita e del riscatto ci ha lasciati due giorni fa all’età di 78 anni ma la sua visione della musica e del mondo durerà per sempre. Grazie maestro Abreu per averci insegnato a lottare con strumenti di pace per essere liberi.