CIAO FABRIZIO, TI HO VOLUTO BENE

DI LOREDANA LIPPERINI

Doveva essere il 1982, grosso modo. Ci incrociavamo in quei pochi metri che i giovani precari della radio e della televisione percorrevano ogni giorno. Da viale Mazzini a via Asiago, allora il caffè si prendeva da Pontisso, perché da Vanni le sedie erano sempre tutte occupate da produttori e agenti ben più importanti dei ragazzi che eravamo, e che avevano da poco superato un provino e iniziato a lavorare (sì, erano altri tempi, si cercavano disperatamente volti e voci nuovi, e avevamo infatti cominciato così, noi che si veniva dalle radio e dalle televisioni private, che erano una realtà fresca in cui si faceva un po’ tutto, la conduzione e il mixer, la rassegna stampa e la scelta dei vinili). Fatto sta che lui faceva Tandem in televisione e io una trasmissione su Radio2, e ci incrociavamo appunto facendoci un sacco di risate, perché eravamo allegrissimi e pieni di sogni, com’è giusto. Fatto sta che io ero nel mio pieno innamoramento per il teatro, che allora si guardava e si faceva tanto, e ogni santa sera c’era uno spettacolo nuovo da vedere, e mi era venuta quest’idea buffa di mettere su un collage su Don Giovanni, fatto di frammenti, da Tirso de Molina a Max Frisch, passando per Uomo e Superuomo di Shaw.
“Devi partecipare”, gli dicevo. “Non abbiamo un soldo, ma ci divertiremo”.
“Certo che partecipo”, rispondeva lui. “Faccio Don Giovanni, giusto?”.
“No. Tu sei il Commendatore”.
“Ah”.
Il Commendatore di Shaw, naturalmente, che è ben altro personaggio rispetto al cupo guardiano della giustizia con tromboni celesti inclusi. Lo fece.
O meglio, facemmo solo due letture, sganasciandoci a ogni sua battuta, perché poi lo spettacolo non si riuscì ad allestire, e io, nella confusione, persi anche il suo cedolino dell’Enpals. Negli anni, ogni volta che ci siamo di nuovo incontrati, il cedolino era diventato un tormentone (“Il mio cedolino!”), anche se non ne aveva certo più bisogno.
Funziona così, poi, con le persone con cui abbiamo percorso qualche metro per una parte della nostra vita, e con cui abbiamo condiviso quell’irrecuperabile onnipotenza che ti fa mangiare patatine fritte alle tre del mattino senza pensarci su, e immaginare che nessuna esistenza abbia davvero un termine, e chi mai l’avrà raccontata questa fiaba nera, visto che noi siamo qui, e abbiamo ancora tutto da imparare, e possiamo attraversare danzando ogni strada, beffando i demoni che si appostano nei crocicchi? Funziona che continui a incrociarti, anche al di fuori delle strade che percorrevi, e ti saluti da lontano, e magari gridi ancora: “ehi, il cedolino”, e sei contento di rivedere quel pezzettino del tuo passato che nel frattempo fa un lavoro che ama, ed è molto amato di rimando.
Poi apri internet e scopri che adesso scriverai uno di quei necro-post che detesti (l’avevo conosciuto, gli ho stretto una mano, eccetera). Però lo scrivi lo stesso, perché Fabrizio Frizzi era una persona d’oro e tu, a modo tuo, nel modo in cui si riesce quando le vite vanno avanti e si complicano, e si affollano, gli volevi bene.