GUERRA DI SPIE, GUERRA FREDDA, GUERRA CALDA DI BOMBE. DA CHE PARTE STARE?

DI ALBERTO TAROZZI

Ammontano ormai a 140 le espulsioni di diplomatici russi di stanza nei paesi dell’occidente. Dall’Italia solamente due, percentuale da zero virgola che gli Usa e la May potrebbero prenderla a male. Non sono più i tempi in cui D’Alema guardava i britannici dall’alto del primo della classe sostenendo che, come noi, nessuno aveva bombardato la Jugoslavia.

Segni di decadenza? Forse un ritorno ai tempi democristiani  della guerra fredda, quando gli Usa aggredivano il Vietnam e Aldo Moro parlava di “comprensione” nei loro confronti. Da buon mediatore scontentava ambo le parti. I pacifisti che parlavano di crimine dell’imperialismo e i guerrafondai paladini dell’impero a stelle e a striscie.

Oggi, in questa recente guerra, fin qui solamente di spie, c’è chi sostiene che siamo ai confini del golpe, con un governo e dei ministri di ordinaria amministrazione che non dovrebbero né potrebbero permettersi questi a fondo su tematiche che sanno molto di fuori dall’ordinario; d’altro canto non può sfuggire ad alcuno che il nostro allineamento ai dettati anglosassoni appare riluttante e quindi biasimevole per chi considera un merito l’acquisizione di punti a favore presso la superpotenza che ci fa da ombrello.

Se ne potrebbe sorridere se non risalisse a poche settimane fa la dichiarazione di un servizio di Intelligence che classificava come mai così vicino il rischio di una guerra mondiale. Si comincia con la guerra di spie e si passa alla guerra fredda. Una guerra che, considerando lo stato di bollitura delle teste pensanti chiamate a decidere la sopravvivenza dell’umanità, potrebbe metterci molto poco a scaldarsi.

E se ci torna in mente lo scenario della guerra fredda ci viene naturale il considerarci sulla linea dei fronti: sia di quello est/ovest che di quello nord/sud. E’ possibile non allinearci?

Intricata la vicenda a est. Proprio in questi giorni, nell’assoluto disinteresse della stampa che conta, i Balcani sembrano sul punto di incendiarsi senza che si capisca bene se si tratta di autocombustione o se il fuoco viene appiccato dall’esterno. In Kosovo le milizie albanesi kosovare mandano all’ospedale una trentina di persone e arrestano un politico serbo di prestigio venuto a tenere una conferenza, rispedendolo a casa per una questione di permessi non richiesti. Un po’ come se ti manganellassero per un divieto di sosta. Particolare curioso: tra i feriti un ministro serbo-kosovaro entrato nella coalizione di un governo che avrebbe dovuto testimoniare come la pace etnica fosse a portata di mano. Salta quel governo a Pristina e Vucic da Belgrado chiama Putin. Solo beghe interne che hanno di mira chi tra gli ex guerriglieri dell’Uck ha cominciato a fare un po’ di pompieraggio per compiacere la Ue? O invece svolta eterodiretta a stabilire che anche nei Balcani se cerchi l’equidistanza sei considerato un nemico e un sevo di Putin? In questo secondo caso ci sarebbe da stare all’erta perché il messaggio alla nuora serba parrebbe suonare da avvertimento alla suocera italiana, dall’altra parte di una cortina da ripristinare.

A sud è chiaro che la guerra, non solo fredda, è già in corso, ma non è ben chiaro da che parte sia giusto o ci convenga stare. La Libia è sede dei nostri interessi, ma più che con quello di Tripoli o di Bengasi il nostro tornaconto confligge con quello di Parigi. Ce lo spiegò Sarkozy, minacciando di bombardarci l’Eni. Pare non gli abbia portato fortuna, ma uno scontro diretto tra Italia e Francia non porterebbe fotyuna a nessuno. Meglio soprassedere e limitarci ai consiglieri militari in Niger che, forse, non fanno male a nessuno.

Come se non bastasse, un poco al di là dei confini, ma si sa che con la globalizzazione è questione di qualche ora per gli aerei, bombardieri compresi, c’è un sud che è anche est, vale a dire il medio oriente. Lì dove si sta consumando la tragedia del popolo siriano. Ma anche in quei luoghi, trovare stabilmente un nemico parrebbe un compito impossibile. Turchi che da filoamericani diventano filorussi. Assad che da nemico giurato dei curdi sembra disposto ad aiutarli per fare un dispetto a Erdogan. Usa che scaricano i curdi medesimi nel momento in cui avrebbero bisogno di aiuto, dopo essersi fatti aiutare contro l’Isis. L’Isis medesimo che da super sconfitto riaffiora per ogni dove. Iraniani che, da buoni alleati di Assad, odiano gli amici del loro amico e cioè la Turchia. Lasciamo perdere i sunniti stabilmente vicini alle componenti più torbide dell’opposizione ad Assad e nemici dell’Iran, ma anche tra loro fare attenzione perché tra quelli del Qatar potresti imbatterti in qualche frangia che non disdegna accordi con gli sciiti. Recentemente pare inoltre decisa ad entrare decisamente in campo in prima persona Israele, con la preoccupazione che qualcuno di poco gradito si affacci strategicamente dalle parti delle alture del Golan. Guerra calda sì, ma di tutti contro tutti, dove a volercisi raccapezzare c’è da uscirne matti.

Solo uno, in Italia, ha le idee chiare. E’ Roberto Saviano che dalla passerella di Fabio Fazio, su Rai1, ci dispensa pillole di saggezza. Pure concedendoci, in principio ed in coda, che qualche colpa potrebbero avercela in parecchi, Usa compresi, destina una quindicina di minuti a filmati di bambini moribondi, dal volto appena sfumato, che vomitano liquidi causati dal gas nervino, con qualche dubbio che ci si possa trovare ai limiti di una violazione della privacy dovuta all’infanzia. Qui il rsponsabile appare essere Assad e le sue azioni nella Ghouta. Accusa credibile, per carità, ma visto che da quelle parti le formazioni Jahdiste mostrano segni di resistenza, non sarà che anche altrove (Mosul, per dirne una) siano state sconfitte regalando caramelle ai bambini. Per Saviano ogni cosa va messa nel posto giusto. Le condanne a quanto si sta compiendo ad Afrin, anche per colpa degli Usa, o si è svolto altrove, confinate in pochi secondi, che così nessuno lo può accusare di parzialità. Per il resto, orrore targato Assad.

E per finire i russi. Hanno smentito di avere compiuto stragi? Fanno così, dice lui, prima fanno le stragi e poi le smentiscono. Possibile.  Però fatemi capire, se le confermano vuol dire che le hanno compiute; se le smentiscono vuol dire che le hanno fatte. Una logica stringente che ci dice, in questa confusione di macelleria bellica, da che parte ci tocca stare.

Lo cantava già Bob Dylan, più di mezzo secolo fa, per concludere, Dylan, che, se Dio è veramente dalla nostra parte, fermerà la prossima guerra.

I’ve learned to hate the Russians [mi hanno insegnato a odiare i russi]

All through my whole life {per tutta la mia vita]