FABRIZIO FRIZZI: “QUEL GIORNO IN CUI MI SOSTITUIRONO SENZA AVVERTIRMI”

Lucio

DI LUCIO GIORDANO

” Un giorno accesi la tv e, per caso, scoprii che mi avevano sostituito. Cosi, senza dirmi niente”. Mastica ancora amaro Fabrizio Frizzi, ricordando quell’episodio. Esser fatti fuori senza nemmeno una telefonata è duro per qualsiasi conduttore televisivo, di qualsiasi età. Figuriamoci se la botta la prendi a 23 anni , e con una carriera ancora tutta da costruire.

E dire che per quel programma, un contenitore per ragazzi intitolato Il Barattolo, in onda su Rai due, Frizzi si era speso per un anno intero. Ricorda: “Venni scelto dopo aver sostenuto un provino, al quale mi presentai in ritardo e con la barba lunga di tre giorni. Era il 1980 e io da sempre sognavo di lavorare nel mondo dello spettacolo. In famiglia , del resto, quell’aria si respirava da sempre. Papà era un noto distributore cinematografico e aveva istillato l’amore per il cinema , la musica e il teatro sia a me che a mio fratello Fabio, oggi apprezzato musicista. Insomma, dopo tanta gavetta,  con Il Barattolo pensavo di esser finalmente in rampa di lancio. Sapevo  solo che dovevo impegnarmi al massimo, tutto il resto sarebbe arrivato da sè.

Che ruolo aveva?

Dovevo presentare insieme con Roberta , la figlia del grande attore Nino Manfredi, dei collegamenti in esterna. Macinavo chilometri su chilometri con la mia fiat 127, ogni giorno, tutti i giorni. Da una cittadina all’altra, dal nord al sud Italia. Senza riposarmi mai. I ritmi infatti erano infernali, perchè prima di andare in onda dovevo organizzare i set della puntata, contattare  le scolaresche  e le cittadine che ci ospitavano. Poi , finita la diretta, di nuovo in viaggio. Dormivo poche ore per notte in alberghi prenotati dalla produzione e  i rientri a casa erano rari. Tanto che le volte che vedevo il letto di casa mi commuovevo di gioia. Una vita da zingaro e piena di adrenalina, dunque. Se la facessi alla mia età sono sicuro mi verrebbe un infarto. Ma all’epoca ero consapevole che quella era la mia grande occasione. Non potevo risparmiarmi. E non mi risparmiai . Volevo ottenere a tutti i costi  la conferma per l’anno successivo.

Ma non ci riuscì.

No. Alla fine di quella edizione chiesi ai dirigenti di Rai due se potessi andare in vacanza tranquillo  e la risposta fu quella di sempre: le faremo sapere. Ma non seppi niente. Trascorsi un’estate di grande attesa, di dubbi e di ansia. Poi, quando vidi Gianni Ippoliti fare le mie stesse cose capii. E il mondo mi crollò addosso.” Ce l’ho messa tutta , mi ripetevo, e non è servito a niente. Adesso devo ricominciare da zero. Paradossalmente erano stati molto più  semplici i miei esordi in radio. Anzi, arrivare così facilmente alla conduzione di una radio privata di Roma, Ram 102, mi aveva illuso. Come in una favola le porte mi si aprirono senza alcuno sforzo.

Come arrivo alla conduzione?

Per caso. Il giorno del mio debutto, la notte del 23 maggio 1976 stavo tornando a casa. Ma a causa di un torrente in piena ebbi un testacoda con la mia auto. L’acqua aveva invaso la strada, scivolai e da neo patentato non fui in grado di tenere saldo il volante della macchina. Mi presi uno spavento terribile e sotto shock, quasi come un automa, feci inversione di marcia dirigendomi in quella radio in cui lavorava mio fratello Fabio.  Bussai e venne ad aprirmi un conduttore, Beppe Videtti, oggi affermato giornalista musicale. ‘Ciao, sono il fratello di Fabio, posso entrare?’, gli dissi. Entrai. Senza dire una parola guardai Beppe mentre conduceva il suo programma. Nel silenzio di quella notte romana pensai che sarebbe stato bello lavorare in radio. Ad un certo punto lui si alzò e mi disse: ‘Beh,il mio turno è finito. E’ tardi, vado a dormire. Se vuoi restare, puoi farlo. Tanto ci sono i nastri registrati, la radio va avanti lo stesso”.

E cosa accadde dopo?

Presi il posto  di Beppe, alla consolle, e iniziai a mettere un brano dei Beatles dietro l’altro. Ero talmente eccitato , che non mi accorsi del passare delle ore. Ad un certo punto venni distratto dal rumore delle chiavi alla porta. Era il proprietario della radio. E tu cosa ci fai, qui? mi disse. Sono il fratello di Fabio Frizzi, ho chiesto di restare a Beppe Videtti, ma se vuole vado via subito”. Lui mi trattenne e  Iniziammo a parlare. Mi domandò se volessi fare un provino per Ram 102. ‘Certo che mi va’. Lo feci e nei mesi seguenti trascorsi tutto il mio tempo libero in radio. Ci andavo la mattina prima della scuola, poi nel pomeriggio e infine la sera, dopo cena. Turni di due ore , con programmi diversi, presentandomi con nomi diversi. A volte, per non farmi riconoscere ,alteravo anche la voce.

La pagavano?

Si,   mi davano 50 mila lire al mese, quando pareva a loro. Ma  a me andava già bene cosi, in fondo stavo finendo  scuola, abitavo ancora con i miei genitori e sapevo che la gavetta sarebbe stata dura. Per arrotondare lavoravo anche nel doppiaggio :ovunque mi chiamassero  e ci fosse  modo di guadagnare.

Torniamo a quando scoprì che le avevano soffiato il posto in Rai. Cosa accadde dopo?

Beh, all’epoca de Il barattolo guardai la mia vita professionale  da un  un buco nero. Diamine, mi ripetevo: ho dato il massimo e non mi hanno riconfermato. A cosa è valso impegnarsi cosi tanto?

Pensò di rinunciare?

No, questo mai. Ero giovane e sapevo che avrei avuto altre possibilità.Assorbito il colpo per quella che considero ancora oggi la più grossa delusione della mia carriera professionale, ripresi a fare provini in Rai. Ma rientrare nel giro non era cosi facile perciò finii per accettare la proposta di una televisione siciliana, Tele Etna.

Dalla Rai ad una tv locale. Una bella capriola all’indietro, Fabrizio.

Diciamo che agli esordi di chi fa il mio mestiere ci sta anche una battuta d’arresto. Del resto, pur di tornare in tv, avrei accettato senza problemi . Il fatto è che i proprietari di teleetna  mi fecero una richiesta che rischiò di far saltare il nostro accordo. Come sigla iniziale, avrei dovuto fare uno spogliarello. Adesso, lei mi ci vede a mostrarmi nudo davanti alle telecamere? Poi, li convinsi dell’assurdità della cosa. Loro non insistettero e per  qualche mese condussi quella trasmissione in prima serata”.

Quindi nel 1982 Frizzi tornò in Rai per condurre Tandem , grazie ad una telefonata arrivata il 16 agosto, quando Fabrizio aveva le valige in mano per partire per le vacanze. ” All’epoca, ricorda il conduttore, i telefonini non esistevano e se fossi uscito di casa mezz’ora prima magari oggi racconterei un’altra storia. Fatto sta che posai i bagagli e il giorno dopo mi presentai agli autori di Tandem per il provino. Addio vacanze e via alle riunioni fiume con quella maestra della tv chiamata Enza Sampo’ che quel programma lo avrebbe condotto. Eppure, considerata l’esperienza precedente a Il Barattolo,  anche allora non considerai conclusa la mia gavetta. A conti fatti pero’ quel sentirmi sempre  precario mi servi ad affrontare meglio i problemi vissuti nel 2002″.

Si riferisce alla sua ultima edizione nella conduzione di Miss Italia?

Si, di punto in bianco , dopo quasi 20 anni,   mi dissero stop. Per mesi il mio telefonò smise di squillare. Nessuna chiamata dei colleghi, nessuna proposta di lavoro. Le assicuro che è una sensazione terribile. Poi sono tornato in pista ma da allora ho fatto mia la frase del grande Eduardo De Filippo: nella vita, gli esami non finiscono mai. Anzi, le diro di più: nel mondo della tv sono addirittura la regola quotidiana.