FABRIZIO ADESSO RIPOSA A BASSANO ROMANO MA IL SUO SORRISO RESTA CON TUTTI NOI

DI RENATA BUONAIUTO

Fabrizio aveva un modo tutto suo in ogni cosa, anche per firmare i suoi messaggi. L’ultimo che mi aveva inviato porta la data 12 febbraio, si era firmato “Fab60” e poi la faccina che rideva, come sempre…
Lui regalava sorrisi, ma anche “Tempo”, il suo. Riusciva a fermarlo, a dilatarlo, tenerlo fermo lì, sospeso. Forse ci aveva giocato troppo, forse aveva sperato di poterlo congelare per poi ridonarlo a quanti avevano bisogno ancora di lui, dei suoi abbracci, quelli avvolgenti e rassicuranti che seppure per pochi istanti, ti facevano sentire al centro dell’ universo, voluti bene.
Perché in fondo è questo quello che tutti vogliamo. Lottiamo, litighiamo, sogniamo, soffriamo, per conquistare l’affetto, l’amore degli altri. Fabrizio riusciva a rassicurare ognuno di noi. Riusciva a frammentarsi in tanti piccoli “Fab60” , regalandoci se stesso.

Senza mai chiedere nulla in cambio, senza “interessi”.

La sua generosità che tanti in questi giorni stanno testimoniando sono la conferma che il suo cammino, sia stato il più giusto potesse compiersi. Le lacrime versate dall’anziana signora che viveva sola e che aspettava “L’Eredità”, per far entrare in casa sua l’amico fidato. Il giovane che raccontava di esser cresciuto a “pane e Frizzi”. Le migliaia di persone che hanno affollato viale Mazzini per poter sfiorare, anche solo con lo sguardo, quella bara. Quei milioni e milioni di televisori accesi per ore ed ore, dietro i quali si sono versate lacrime silenziose. Quelle tante, ma proprio tante persone che hanno continuato a fare il “proprio dovere”, a lavoro, in casa, con i figli, con i problemi quotidiani ma, si accorgevano di una malinconia insolita che accompagnava i loro movimenti, le loro parole, i loro gesti, rendendoli privi di emozioni, rendendoli “automatici”, senza vibrazioni.
Oggi a piazza del Popolo, una folla composta, silenziosa, affranta ha accompagnato Fabrizio nel suo ultimo viaggio. L’ha fatto con la compostezza che sarebbe piaciuta a lui, ma anche con la malinconia di chi sa di aver perso una persona cara, un amico sincero, vero.
Le lacrime della Carlucci sull’altare, la voce vibrante di Carlo Conti, la tenerezza di Antonella Clerici. L’emozione faticosamente trattenuta da Flavio Insinna, che subito dopo aver terminato la lettura della poesia, ha lasciato scivolare via, ed una telecamera inclemente ha permesso a tutti di poterla sentire, percepire, respirare.
Lo sguardo di Carlotta, fisso su quell’immagine di Fabrizio incorniciata e dolcemente poggiata sulla bara. I loro sguardi fusi in un amore, che supererà la morte, che supererà la distanza, la non presenza.
Perché l’amore è proprio questo, l’unica arma che supera la morte, l’unica forza che rende dolce, un dolore altrimenti insostenibile, inaccettabile, ingiusto.
Da oggi Fabrizio, riposerà a Bassano Romano, accanto ai suoi cari. La sua dolce Mamma che ho avuto il privilegio di conoscere, anche se solo per pochi minuti, il suo Papà, i Nonni.
E’ tornato al paese della sua infanzia, quella dei sogni ancora confusi, nebbiosi ma della simpatia già matura che gli permetteva di trattenersi con un’anziana signora a chiacchierare affabilmente, seppur portasse ancora i calzoncini corti.
Bassano Romano, dove trascorreva ancora oggi, i suoi brevi momenti di riposo. Una cittadina del Viterbese, dallo stile medioevale, con tante chiese e tanto, tanto verde.
Ma Fabrizio siamo certi non resterà solo lì, troverà ancora il modo di farci compagnia. Il ricordo della sua risata, dei suoi sorrisi, dei suoi occhi buoni continuerà a viaggiare nei nostri cuori ma, adesso abbiamo anche un dovere verso di lui.

Dobbiamo restituirgli il “Tempo” che generosamente ci ha donato. L’unico modo perché non vada perduto, dimenticato, lasciato nel cassetto della memoria più remoto, è quello di trasformarlo ancora in amore,  sensibilità,  disponibilità, con gesti simili ai suoi.
Non abbiamo la presunzione di poter raggiungere la sua dolcezza ma almeno provarci, credo sia il regalo più bello gli si possa fare.