DA QUANDO LA CHIESA E’ DIVENTATA CLASSISTA?

DI SUSANNA SCHIMPERNA

Naturalmente non mancano, come sempre, quelli che credendosi tanto furbi-realisti-intelligenti parlano di Frizzi come di una specie di tontolone senza qualità, degli elogi dei suoi colleghi come finti, del dolore del suo pubblico come dell’esaltazione di massa di tanti beoti.
Andiamo al cuore della questione.
Fa male a qualcuno versare lacrime per una persona morta? Ricordare un personaggio che abbiamo tutti conosciuto attraverso la televisione e visto diventare da ragazzino uomo?
Chi si sente disturbato dalla commozione è un poveraccio morale e intellettuale.
E non vale lo stupido refrain “ma tanti muoiono ogni giorno e sono persone perbene”, perché non è che non parlando di Frizzi si ridarebbe la vita a qualcuno.
Usate il cinismo per qualche causa più sensata.
IN CHIESA Nella chiesa di piazza del Popolo alla cerimonia per Frizzi non sono entrate le persone che erano lì fuori dalle 6 del mattino, rimaste bloccate dietro le transenne. No: c’era una lista di chi poteva accedere, degli “invitati”. Familiari e parenti, e papaveri e papere. I “Vip”. I volti noti.
Che i dirigenti della Rai dove Frizzi ha a lungo lavorato non dovessero rimanere fuori, posso anche capirlo. Ma il resto?
Da quando la Chiesa è tornata classista?