IL GIUDICE CHE IMPONEVA LE MINIGONNE, A PROCESSO PER STALKING E LESIONI

DI CLAUDIA SABA

Stalking e lesioni personali gravi sono le accuse rivolte dalla Procura di Piacenza a Francesco Bellomo per cui è stato chiesto il rinvio
a giudizio.
La richiesta dei pm Roberto Fontana e Emilio Pisante è giunta al termine delle indagini per la vicenda di una 32enne piacentina che si era rivolta alla magistratura, dopo un esposto del padre.
La denuncia riguarderebbe alcuni comportamenti tenuti dal Bellomo, durante la partecipazione alla scuola di formazione “Diritto e Scienza” e viene supportata dalle testimonianze di altre ragazze, ascoltate dalla squadra mobile di Piacenza.
Dalle indagini sono emersi presunti atteggiamenti tenuti dal Bellomo, in particolare nei confronti delle ragazze che, per ottenere una borsa di studio, avrebbero dovuto sottostare a forti pressioni di natura personale, come il divieto di sposarsi e l’obbligo di indossare minigonne con tacchi alti.
In caso contrario sarebbero state espulse dal corso di magistrato. Un controllo vero e proprio, sulla vita privata e sentimentale, con ricatti e regole che, secondo i magistrati piacentini, erano dirette a soddisfare ogni pretesa del Bellomo.
Le forti pressioni avrebbero portato la studentessa piacentina ad ammalarsi, proprio a causa di gravi stati di stress e ansia.
La ragazza, sempre secondo i
magistrati, sarebbe stata sottoposta a interrogatori sulla precedente vita sessuale con la richiesta di compilare persino una tabella con indicazione di luoghi, frequenza e modalità.
Nel maggio 2016, venne anche insultata per il “basso punteggio algoritmico” registrato dagli ex fidanzati.
“Se non confessi, tutta la nostra ricostruzione verrà messa nella rivista e domani tutta Italia saprà che sei una t…”, così l’avrebbe minacciata Bellomo.
Nella richiesta di rinvio a giudizio i Pm Roberto Fontana e Emilio Pisante hanno ricostruito l’attività di “addestramento” cui doveva sottostare la vittima “in modo totalizzante e caratterizzata da rigide regole», tra cui «l’obbligo di svolgere attività sessuale ogni volta che Bellomo lo richiedesse». Quando alla ragazza venivano richiesti particolari sulla sua vita sessuale, “era sollecitata a confessare la verità”, ricostruita da Bellomo sotto minaccia di pubblicare sulla rivista scientifica del corso ‘Diritto e scienza’ le sue performance sessuali.
Bellomo minacciò anche di querelarla per lesioni riportate dopo che lei lo aveva urtato accidentalmente.
Quando lei tentò di interrompere la relazione, spegnendo il telefono e disattivando facebook, ricevette la notifica da parte dei carabinieri per la richiesta di un tentativo di conciliazione circa le lesioni «prospettate come di natura dolosa».