L’ABBRACCIO DI PAOLA TAVERNA A CALDEROLI

DI RAFFAELE VESCERA

Paola Taverna del M5s nuova vicepresidente del Senato per buona creanza istituzionale ha dovuto festeggiare l’elezione con un abbraccio con l’altro eletto, Roberto Calderoli, della Lega (sempre Nord). Immaginando che per una romana non fosse uno dei desideri espressi nella notte delle stelle cadenti, le giunga la nostra solidarietà per il contatto con un signore padano famoso per le sue performance razziste contro i “romani ladroni”, i “napoletani topi di fogna” e gli “africani orango”. Ché questo è il linguaggio da osteria preferito da Calderoli; eccone un campionario tratto dai giornali:

“2006. La fogna va bonificata e visto che Napoli oggi è diventata una fogna bisogna eliminare tutti i topi, con qualsiasi strumento, e non solo fingere di farlo perché magari anche i topi votano…”.

“2012. Calderoli, da Roma ladrona a Lega pappona, appartamento con supervista su Roma. Pagato coi fondi pubblici dalla Lega. Dalle carte dei carabinieri del Noe spunta un appartamento da 2.200 euro al mese sul colle del Gianicolo, con terrazza e panorama mozzafiato. Affittato dal Carroccio con i “rimborsi elettorali” gestiti da Belsito e occupato dall’ex ministro.”

“Nel 2013 il senatore leghista Roberto Calderoli, appena rieletto nelle fila del Carroccio, insultò l’allora ministro dell’integrazione Cecile Kyenge chiamandola “orango”. Due anni dopo il Senato deliberò che le opinioni del senatore erano “espresse da un membro del Parlamento nell’esercizio delle sue funzioni” e, dunque, “insindacabili”.

Quando un politico si lascia andare a tali bassezze, è giusto che sia emarginato e processato, specie se neanche chiede scusa agli offesi. Nei paesi civili l’insulto razzista è punito con la galera, nell’Italia nordcentrica in galera non vanno neanche i corrotti, figuriamoci i razzisti. In Italia, uno così, che porrebbe in imbarazzo, se non nella vergogna, ogni Parlamento, è rieletto vicepresidente del Senato. Il che non fa onore al Senato.

La morte delle ideologie del Novecento è un conto, quella dei valori eterni dell’uomo è un altro. L’insulto razziale è il più ignobile dei disvalori umani, proprio non solo alle ideologie nazifasciste del Novecento. Una depravazione che ben s’attaglia a chi, come la Lega, ha voluto dare di sé un’immagine barbarica elmocornuta con scolapasta d’alluminio e vere corna taurine. Ogni forma di tolleranza e di considerazione nei riguardi della Lega è un insulto a venti milioni di meridionali e al buon senso dell’intera umanità, oltre che un suicidio politico.