I PALESTINESI VOGLIONO TORNARE A CASA, GLI ISRAELIANI NE AMMAZZANO 14

DI GIORGIO DELL’ARTI

I morti di Gaza sono tredici o quattordici, i feriti mille e cinquecento, tra i morti ci sarebbe una ragazzina di 16 anni, un’altra ragazzina di 7 anni, mandata in avanscoperta da quelli di Hamas, sarebbe viva per miracolo, i soldati israeliani si sarebbero fidati che non fosse stata imbottita di tritolo, l’avrebbero aspettata senza sparare, poi l’avrebbero riconsegnata ai genitori.

Beh, dell’esistenza della questione palestinese mi ero quasi dimenticato.
Tra gli effetti dell’azione del Califfo al-Baghdadi e della terribile (e incredibile) avventura dell’Isis, o Stato islamico, c’è anche la retrocessione della questione palestinese a diatriba locale di cui, a fronte dell’immane spettacolo delle molte guerre che s’intrecciano in quello scacchiere, non vale forse neppure la pena occuparsi. E però, nello scontro con il diavolo occidentale, la faccenda israeliana resta centrale, come ci ricordano la manifestazione-invasione organizzata da Hamas e il cecchinaggio in corso da parte degli israeliani. I tredici o quattordici morti di cui sopra sono tutti palestinesi. Abu Mazen, dalla Cisgiordania, ha indetto per oggi una giornata di lutto nazionale.

Che cosa sta succedendo?
Bisogna fare un po’ di storia. Nella primavera del 1976, con la scusa di contribuire allo sviluppo della Galilea, il premier israeliano laburista Ytzhajk Rabin decise la confisca di tutta una serie di proprietà che appartenevano agli arabi e che passarono d’autorità in mano israeliana. Vi furono scontri, sei morti tra i musulmani, un centinaio di feriti. Proteste dei comunisti in Parlamento e polemiche a non finire e una nuova ferita, profonda, nel sentimento palestinese. Quel giorno – il 30 marzo 1976 -, cioè il giorno delle confische, viene ricordato di regola ogni anno. I palestinesi lo chiamano Yom al-Ard, Giorno della Terra, lo celebrano gli arabi di Israele, i palestinesi di Palestina, i palestinesi del resto del mondo. Quest’anno, avendo il Califfo smesso di occupare la ribalta delle questioni mediorientali, quelli di Hamas hanno deciso per una commemorazione in grande stile, proclamano il «grande ritorno a casa» di coloro a cui nel 1976 furono confiscati i campi. Per organizzare questo ritorno a casa hanno organizzato sei punti di raccolta lungo una cinquantina di chilometri, grandi accampamenti in cui hanno radunato intere famiglie e una quantità impressionante di bambini. L’ordine è di avvicinarsi alla rete che separa Israele dalla Striscia di Gaza, tagliarla o comunque romperla, passare dall’altra parte, invadere Israele, magari per un lembo di terra piccolo, ma significativo. Nei sei campi sono radunati al momento 17 mila palestinesi. L’ordine è di tentare l’invasione fino al prossimo 15 maggio, anniversario della Guerra dei Sei giorni del 1948 e data stabilita per lo spostamento a Gerusalemmte dell’ambasciata americana.

Gli israeliani gli sparano addosso.
Sì, gli israeliani hanno sistemato cento tiratori scelti lungo l’altura che domina la recinzione. L’ordine è di sparare a chiunque si avvicini al reticolato. I palestinesi lanciano sassi, fanno rotolare pneumatici a cui hanno dato fuoco, tirano molotov. Primo morto, Omar Samour, un contadino di 27 anni, era entrato nella fascia di sicurezza, secondo il comunicato israeliano, lui e un altro che stava con lui «si comportavano in modo strano», gli hanno tirato da un carro armato. Un secondo morto, di cui non abbiamo il nome ma di cui sappiamo che aveva 25 anni, è stato freddato con un proiettile allo stomaco a est di Jabaliya, nel nord del territorio costiero. Bisogna ricordare che le notizie ci arrivano o da fonte israeliana o da fonte palestinese. Fonti inquinate tutt’e due, che fanno propaganda e dicono quello che gli interessa far sapere. Che quelli di Hamas, quando gli israeliani bombardano, mettano bambini sui tetti delle case perche l’azione del nemico risulti ancora più orrenda di quello che è, è vero. Ma l’episodio della sedicenne riferito ieri da fonte plaestinese sarà vero? E quello della bambina di 7 anni, raccontato dal fonte israeliana, e che vorrebbe farci credere a una certa delicatezza del militare ebreo, sarà altrettanto vero? La malvagità umana non ha limiti.

Perché non gli lasciano occupare un pezzetto di territorio, senza ammazzare nessuno? Queste confische del 1976 mi sembrano delle porcate.
Rabin. che pagò con la vita per gli accordi di Oslo, che stabilivano i due stati e un riconosciemento reciproco, ebbe anche il Nobel per la Pace, nel 1994, quando forse delle confische s’era persa memoria. Gli israeliani adesso dicono che in mezzo a quelli che manifestano per il ritorno ci sono dei terroristi. La stessa Hamas è considerata un movimento terroristico, e del resto, benché governi la Striscia grazie a una regolare elezione, ha un unico obiettivo dichiarato, la distruzione di Israele. Le condizioni di vita del popolo palestinese si direbbero l’ultimo dei suoi pensieri. Gli israeliani, per frenare il grande ritorno, hanno imposto una zona militare chiusa attorno alla Striscia di Gaza, una zona dove non si può far nulla senza autorizzazione.

Sono di più gli arabi o gli israeliani?
È il vero problema che sta sotto a tutto. La popolazione araba, all’interno di Israele, della Striscia e della Cisgiordania, cresce più in fretta di quella ebrea. Nessuna invasione di nessun tipo è possibile. La guerra che gli arabi perdono in genere sul terreno potrebbe essere vinta dal ventre delle donne palestinesi e da quello che sono capaci di generare.