LA CRISI DIPLOMATICA DI BARDONECCHIA: MACRON SI DIMETTA

DI LUCIO GIORDANO

 

Quanti altri disastri dovrà combinare Emmanuel Macron prima che la sua stella si offuschi definitivamente? A  quanti altri arbitri , a quanti altri casi  di ordinaria ed arrogante disumanità dovremo assistere prima che la parte buona del popolo francese gli gridi :  ‘s’il te plaît arrête!’ , ti prego, basta, fermati? 

Uno-due- tre episodi da far accapponare la pelle, e tutto in pochi giorni. Prima il fermo di Benoit Ducos, l’eroica  guida alpina francese  che ora rischia cinque anni di carcere per aver tratto in salvo, e accompagnato all’ospedale, una migrante nigeriana incinta. Poi l’altra nigeriana morta e portata dai gendarmi francesi a Bardonecchia in condizioni disperate e scaricata come un pacco postale. Quindi l’episodio di venerdì scorso, sempre a Bardonecchia: un migrante costretto da quattro doganieri d’oltralpe a sottoporsi a forza alle analisi delle urine per capire se fosse o meno positivo al test antidroga: era negativo, naturalmente. Il tutto davanti agli occhi giustamente sbigottiti dei volontari della Ong Rainbow 4 Africa, che hanno visto  quel ragazzo tremare dalla paura. Chissà quali violenze fisiche e verbali deve aver subito in quel breve periodo di tempo. Tutto drammaticamente molesto, tutto cinicamente arrogante, tutto che sembra sordidamente pianificato nei minimi dettagli, acque territoriali incluse,  per creare questa frattura con L’Italia. Per rivendicare diritti non scritti sul nostro Paese e considerarlo quasi una colonia di Parigi.

Per una volta però la risposta dell’Italia è stata forte e compatta. Il ministero degli Esteri, infatti, ha convocato l’ambasciatore francese a Roma, Christian Masset.   Per chiarimenti che probabilmente non ci saranno. Invece di andare a Canossa, i francesi, per bocca del ministro Gerard Darmanin, hanno deciso che   “La Francia sospende i controlli al confine di Bardonecchia in attesa della visita del ministro competente in Italia”.  La toppa peggiore del buco. Perchè l’autogol di Parigi è evidente.  La Francia venerdì si è dunque infilata in un cul de sac. Per uscirne, servirebbero  scuse ufficiali, che Macron non può permettersi di esprimere per non perdere prestigio in patria.

I  transalpini, in queste ore, hanno quindi   insistito sulle loro posizioni indifendibili. La ricostruzione ufficiale di Darmanin è  stata infatti ritenuta non soddisfacente e inesatta sia dalla Farnesina che dal Viminale. E qui non è solo in ballo il discorso dello sconfinamento, di per sè inaccettabile nei confronti di  uno Stato sovrano. Ma se anche accettassimo la logica, del tutto condivisibile, di un’Europa senza frontiere, è proprio questo approccio menefreghistico tipicamente francese ad infastidire. Non a caso, me ne fotto è una delle loro frasi preferite . Però qui, purtroppo,  in un continente che i muri li alza invece di abbatterli, i cugini d’oltralpe pretendono di fare il bello e il cattivo tempo, senza chiedere permesso. LA vicenda di Bardonecchia? Praticamente ignorata dai giornali francesi. Scandaloso è dire poco.

E dunque, no, noi non siamo lo zerbino di Macron, di questo ex  dipendente della banca Rotschild finito all’Eliseo. Ed è giusto che i francesi  capiscano bene che non siamo il loro water o una loro colonia. Paraltro, stando alle proteste di questi mesi, agli scioperi sindacali che hanno messo in ginocchio il governo di Parigi, anche molti francesi  hanno capito che la Francia pensata da Macron, non funziona.Tornerebbero volentieri indietro, oggi, se potessero.  Si sono infatti trovati di fronte ad un vicolo cieco, nel ballottaggio di quasi un anno fa: votare la destra liberista di Macron o la destra reazionaria e fascista di Marine Le Pen. Hanno scelto, a loro parere, la meno peggio, senza immaginare che, con l’uno o con l’altra, a vincere sarebbero state in ogni caso le multinazionali, la finanza, il mondo delle banche. Macron e la Le Pen: in effetti, due lati della stessa, oscura medaglia.

Ma torniamo al fattaccio di venerdì. Il governo italiano,  in una nota ufficiale, attraverso  il direttore generale per l’Unione Europea, Giuseppe Buccino Grimaldi, ha manifestato sdegno per l’inaccettabile, vergognoso comportamento dei gendarmi francesi. “Quanto avvenuto, mette oggettivamente in discussione, con conseguenti e immediati effetti operativi, il concreto funzionamento della sinora eccellente collaborazione frontaliera. Il Direttore Generale Buccino – continua la nota del ministero – ha  mostrato all’ambasciatore Masset lo scambio di comunicazioni intervenuto nel corrente mese tra Ferrovie dello Stato italiane e Dogane francesi, da cui emerge chiaramente come queste ultime fossero al corrente che i locali della stazione di Bardonecchia, precedentemente accessibili ai loro agenti, non lo siano più, essendo adesso occupati da una organizzazione non governativa a scopo umanitario. Peraltro, proprio per discutere insieme della questione, i due Paesi avevano deciso di incontrarsi presso la Prefettura di Torino il prossimo 16 aprile a livello tecnico”.”. Dunque bugie dalle gambe corte che l’Italia stavolta ha stoppato con fermezza.

Una risposta forte e chiara, appunto, quella del governo del Nostro Paese,  capace di sbugiardare anche il più incallito giocatore di poker. E però l’assist francese, per i nazionalisti, per  i sovranisti italiani, stavolta è stato ugualmente  gigantesco. Gode come un riccio Matteo Salvini: “Altro che espellere i diplomatici russi, qui bisogna allontanare i diplomatici francesi! Con noi al governo l’Italia rialzerà la testa in Europa, da Macron e Merkel non abbiamo lezioni da prendere, e i nostri confini ce li controlleremo noi”. Le parole  di Maurizio Gasparri gli fanno eco. L’ex Ministro delle telecomunicazioni mette  come al solito all’indice la sinistra, come colpevole di tutti i mali di casa nostra,  anche quelli dei rapporti Italia- Francia. Dimentica, Gasparri,  che la famosa sinistra renziana da lui  citata  è una destra liberista alla Macron e, soprattutto, che i guai con i francesi cominciarono nel 2011 con la guerra in Libia, quando, già all’ epoca,  diventammo gli zerbini di Sarkozy.  Peccato che, al governo, ci fossero  Berlusconi e i sodali della Lega nord. Tanto per ristabilire la verità oggettiva.

La realtà, comunque,  è che senza per forza avvalorare le tesi complottiste di molti, l’Europa si sta disgregando e questo a causa della ingiustificabile  prepotenza franco – tedesca. La Grecia, ad esempio,  grida ancora vendetta per il trattamento riservatole dalla Merkel nel 2015, ai tempi del referendum.  E la Francia, in questo asse a due da  comando  dell’orrore,  in cui emergono distintamente la puzza dei  soldi, il cinismo e la disumanità, si è perfettamente allineata all’arroganza della Germania.

Altro che Europa dei popoli, dunque. Altro che benessere diffuso, pace e prosperità per tutti. L’Europa di  Altiero Spinelli, l’Europa del manifesto di Ventotene, ha perso la bussola. In verità, quella nobile idea d’Europa non è mai decollata veramente ed è diventata in breve un impero: delle banche,  della Francia e della Germania, appunto. Insomma: o si è Stati satelliti, come la Finlandia, il Belgio, L’Olanda, che si riflettono nella luce  sghemba  della grandeur franco- tedesca. O si viene spazzati via. E per soffocare la protesta vengono insediati governi complici della destra liberista, come quello di Rajoy in Spagna.

E questo mentre in un sussulto di squallida ipocrisia, non più tardi di qualche settimana fa, Macron si dichiarava preoccupato per l’onda populista montata anche in Italia con il voto. Falso, naturalmente. Da come difende i propri confini per arginare il populismo di casa propria a Macron, del vecchio Continente, non frega nulla. Non c’ è nessuna volontà di far nascere l’Europa solidale. E sarà cosi fino a quando la destra liberista di Macron o della Merkel, o quella populista e fascista dei vari Orban. e dunque dell’ Ungheria e della Polonia,continueranno a governare restando pervicacemente attaccate al potere. Cioè lì dove le hanno messe Wall street e la City di Londra. Perchè solo i più distratti fanno finta di non accorgersi che  destra liberista e destra fascista  sono esattamente  due facce della stessa medaglia. Facce dannosissime per la civile e serena convivenza dei popoli europei.  Facce da spazzare via il primo possibile.

A conti fatti,  la reazione più spontanea ed immediata  del governo italiano, dopo l’ennesimo episodio violento e disumano della gendarmeria francese, sarebbe quella di chiedere  le dimissioni immediate di Macron. Una provocazione, certo. Ma in fondo anche  quella di Bardonecchia, non è stata una provocazione, l’ennesima di un potere cialtrone e senza cuore?