AL GOVERNO CON SALVINI? IMPOSSIBILE: QUESTA LEGA E’ UNA VERGOGNA

DI RAFFAELE VESCERA

Dalla Sicilia alla Calabria, negli ultimi giorni è successo di tutto e di più. Arrestato il coordinatore palermitano della Lega Salvino Caputo, già sindaco di Monreale e consigliere regionale di FI, condannato e decaduto, e con lui il fratello Mario, accusati di un farsesco scambio di persona: Salvino incandidabile si è fatto sostituire dal fratello Mario, presentandolo come “detto Salvino”, per acciuffare i voti del suo elettorato. In questo istigati, secondo i giudici, dai due rais siciliani di Noi con Salvini, Alessandro Pagano e Angelo Attaguile, ex deputati berlusconiani ricandidati dalla Lega. Nell’indagine della Magistratura palermitana, i leghisti coinvolti nello scandalo sarebbero una ventina.

Al di là del facile gioco di parole “da noi con Salvini a noi con Salvino”, restano le macerie e le vergogne di una Lega calata al Sud con le peggiori intenzioni, accaparrare uomini e candidati portatori di voti, purché siano. Il che spiega le ripetute disavventure giudiziarie dei salviniani al Sud. Dal consigliere regionale siciliano, l’unico eletto da Salvini, indagato per appropriazione indebita, ai calabresi con pesanti storie familiari e personali ruotanti nell’area leghista, fino al caso Scopelliti, a quelli pugliesi e campani, tutto ci parla di inchieste giudiziarie e arresti. Storie già viste nelle nordiche calate al Sud, da Garibaldi in poi: utilizzare i peggiori per fermare i migliori.

E storie già viste, ancora peggiori, nelle regioni del Nord dove la Lega gestisce enormi poteri. Dalle condanne della famiglia Bossi per l’indebita appropriazione di una cinquantina di milioni di euro di soldi pubblici, a quelle varie della Giunta regionale lombarda, fino a quelle per razzismo di vari esponenti leghisti. Ed è proprio il razzismo, prima smaccatamente antimeridionale, ora diretto contro gli immigrati, il collante che unisce certi ambienti dell’estrema destra alla Lega. Da questa corrispondenza di odiosi sensi e dalla crisi del Berlusca, si capisce come è venuto fuori quel 5% di voti leghisti al Sud, sbandierati a destra e manca come una vittoria di Salvini, in realtà un semplice riposizionamento politico dei soliti nemici interni del Mezzogiorno.

Presunto trionfo della Lega che non giustifica in alcun modo un accordo di governo con Salvini, sia dal punto di vista morale che da quello politico. Come giustificare il rifiuto dei 5Stelle a trattare con Forza Italia, perché diretto dal condannato ex cavaliere, quando la Lega non è da meno in questione morale, con l’aggravante del razzismo? Non regge la giustificazione elettorale, del Salvini voluto dal voto popolare, comunque fermo al 17%, il popolo non votò forse in maggioranza per Barabba? La democrazia va oltre il confine della decenza? E non regge la motivazione politica, troppo distanti i loro programmi di governo. Quello della Lega rivolto come sempre a garantire cumenda e occupati del Nord a danno del Sud, quello del M5s di respiro più nazionale, con un’attenzione per poveri e disoccupati, concentrati in gran parte al Sud. La Lega del Prima e sempre il Nord vuole la flat tax, più utile ai ricchi delle regioni settentrionali, e non accetterà mai la proposta di distogliere soldi dando al Sud più lavoro, realizzabile con quel 34% di investimenti pubblici che gli spetta per diritto costituzionale e naturale, residendovi il 34% dei cittadini italiani, diritto disatteso da 157 anni in quest’Italia leghista ante Lega Nord, come non accetterà mai il reddito di cittadinanza per i “terroni”.

E men che mai reggerebbero i numeri di un’eventuale maggioranza parlamentare di un governo M5s-Lega. Dai numeri eccessivamente risicati, più di tutto al Senato, dove l’apporto dei senatori leghisti farebbe raggiungere a malapena la maggioranza necessaria, alla vera questione del centrodestra: la questione Berlusconi. Per chi non l’avesse compreso, nonno Silvio detiene ancora un potere enorme sul partito di Salvini: come spiegare la ricandidatura “forzata” del pluricondannato e impresentabile Bossi se non con i legami risalenti agli anni degli affari bui della Lega? Secondo le rivelazioni de l’Espresso, i magistrati indagherebbero su alcuni milioni di euro stornati dai fondi pubblici e versati da Bossi su conti segreti riconducibili a Salvini. E se Berlusconi fosse a conoscenza di tali faccende, visti i suoi solidi passati legami con Bossi? Ciò spiegherebbe il suo aut aut a Salvini e il cerchio si chiuderebbe con la minacciata scissione dei maroniani.

Altro affare si pone con il Pd, la richiesta del M5s di una sua “derenzizzazione” pare di difficile realizzazione, non solo per via del numero di parlamentari ancora fedeli al toscano, ma per la stessa situazione di sbando del Pd, affidato “per conto Renzi” a improbabili nuovi timonieri che intanto spingono Di Maio verso il suicidio di un’alleanza con Salvini, ben sapendo che gran parte dell’elettorato del M5s è di sinistra e meridionale. A conti fatti, al M5s, se non vuole tradire il gran voto dei Meridionali alleandosi con la Lega, nemico numero uno del Sud, in tal caso suicidandosi, non resta altra soluzione che andare verso nuove elezioni, puntando sul possibile raggiungimento del 40%. Forse, anche Salvini aumenterà i suoi voti, togliendone altri a Forza Italia, ma un M5s a lui alternativo raccoglierebbe i consensi dei molti cittadini che chiedono un vero cambiamento di questo paese sul quale pesano due secolari macigni, la corruzione, tra le più alte al mondo, e la Questione meridionale che vede il 34% degli abitanti ridotti a essere cittadini di serie B.