IL SECONDO ADDIO DI BUFFON. UNA CARRIERA CHE SI CHIUDE SENZA APPELLO

DI GIOVANNI BOGANI

Il secondo addio di Buffon mi commuove ancora più del primo. Il primo lo aveva dato dopo la sconfitta con la Svezia in nazionale, e poco conta che abbia giocato ancora una partita con la maglia azzurra, è finita li’.

Per me sportivita’ è anche riconoscere che nelle squadre più odiate ci sono persone che meritano. E nella Juve, la squadra che meno amo al mondo, ci sono persone che valgono. Come lui, e come quel nasotorto di Chiellini. E non stiamo a ritirare in ballo la storia delle scommesse, è una cosa brutta e siamo tutti d’accordo.

Ma ora c’è un campione di 40 anni che ha dato tanto allo sport mondiale, e che adesso vede finire la propria carriera, chiudersi in maniera cosi’ inequivocabile una parte della propria vita che fino a 90 minuti prima era aperta e gloriosa. Vede chiudersi la sua carriera, probabilmente senza appello.

Ed è come quando vedi arrivare addosso l’inevitabile. Non deve essere bello.

Probabilmente sognava un finale di partita migliore, Buffon: Mondiali e Champions, e poi fare un grande inchino e salutare; e in fondo non sarebbe stato impossibile. Probabilmente ci si era preparato da tempo, aveva tenuto duro, aveva cercato di non perdere la forma per arrivare pronto all’appuntamento. E poi ha perduto, tutte e due le volte. Io credo di capirla la sua amarezza. Anche se ho sempre giocato la mia vita in C2 e non in Champions League.