L’APARTHEID ISRAELIANA COLPISCE ANCHE LE DONNE EBREE

DI PAOLO DI MIZIO

Israele, “l’unica democrazia in medio Oriente”, come dicono i sionisti, è invece un luogo di discriminazione e apartheid. Non solo a danno dei palestinesi e dei musulmani, anche a danno delle donne ebree.
In un volo di linea, se un uomo capita a sedere vicino a una donna e non vuole tale vicinanza “per motivi religiosi” (perché la donna è impura, come diceva Savonarola), è la donna che deve cambiare posto, non l’uomo. C’è una legge, ma non è rispettata, e i diritti dell’uomo abitualmente vengono sostenuti anche dagli altri passeggeri, che invitano la donna ad alzare i tacchi e togliersi di torno.
È la vecchia fobia sessuale ebraica che si esprime in tutta la cultura ebraica. La Torah parla chiaro. Se al rito del sabato in sinagoga sono presenti solo donne, non si tiene il rito. Se la donna è mestruata, non può toccare vivande, bevande, piatti e posate per 10 giorni. Se la donna partorisce, dopo deve purificarsi (mi pare per 40 giorni) con abluzioni e riti religiosi perché è impura. La testimonianza della donna in tribunale ai tempi di Gesù non era ammessa (le donne erano esseri inferiori e non potevano testimoniare: infatti è singolare nei Vangeli che la resurrezione di Gesù sia testimoniata solo da donne che vanno a visitare la sua tomba e la trovano vuota). E via dicendo.
Basti pensare che l’Antico Testamento (che per gli ebrei è la Torah, il libro sacro), nel capitolo I NUMERI elenca tutte le tribù di Israele, di ognuna riferisce meticolosamente quanti uomini possiede, quanti cammelli, quanti bovini, quanti ovini. Delle donne non si fa neppure menzione, perché sono meno importanti anche del bestiame.